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Cartolina. Fonda pensione

In vent’anni il tesoro di asset custodito nei forzieri previdenziali di mezzo mondo, quello dove la previdenza pubblica ha un peso relativamente inferiore, è praticamente raddoppiato, se non di più. Chi lamenta l’aumento crescente dei debiti, mostrando così di trascurare il lato nascosto della luna, di questa grande trasformazione parla poco o nulla, con ciò mostrando di ignorarne il significato. Non solo economico, che è evidente, ma soprattutto sociale. Il fatto, puro e semplice, è che stiamo alimentando una classe di futuri rentier, che andranno ad esigere il loro giusto corrispettivo proprio mentre le economie che dovrebbero garantirlo saranno in ambasce, innanzitutto per questioni demografiche. I fondi sui quali di fonda la loro pensione futura saranno il cappio attorno al quale rischia di strozzarsi la società. Lo sappiamo perfettamente. E francamente, ce ne infischiamo.
Cartolina: Il pensionamento della pensione
Nel mondo coi capelli bianchi che verrà ci saranno, in media, 60 ultra 65enni ogni 100 persone in età lavorativa, con situazioni vagamente surreali, come quella coreana – non era facile far peggio del Giappone – dove le pantere grigie saranno addirittura 90 su 100. Noi italiani saremo poco distanti con 80, insieme con greci e spagnoli, a dimostrazione dello strano destino comune che si prepara per mediterranei e asiatici. Come si possa riuscire a garantire una previdenza dignitosa a quest’esercito è argomento che soltanto la nostra mancanza di prospettiva riesce a relegare ai margini del dibattito pubblico. Salvo pochi specialisti, che suonano da anni allarmi inascoltati, nessuno si preoccupa di quel che sarà fra quarant’anni. Eppure basterebbe osservare la distanza fra il rapporto anziani/lavoratori nel 1980, che sembra ieri, e quello nel 2060, che è dopodomani. Capiremmo che è la stessa differenza che c’è fra la pensione e il pensionamento delle pensione.

