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Il crollo degli investimenti frena la Cina


Una rapida analisi di Bofit mette in evidenza la sostanza complicata dell’economia cinese in questo scorcio d’anno. Com’è noto, gli ultimi dati sulla crescita di Pechino mostrano una crescita del 4,9% su base annua nel terzo trimestre, che però segna un risicato +0,2% rispetto al trimestre precedente.

Il rallentamento raffredda il notevole rimbalzo che si osserva cumulando i primi nove mesi dell’anno. Rispetto ai primi nove mesi del 2020, quando il paese era sconvolto dalla tormenta del Covid, il pil segna un robusto +9,8%. A livello tendenziale, quindi, l’obiettivo di chiudere il 2021 con un +6% di crescita, come previsto dal governo, è ancora a portata di mano.

Ma il punto interessante è quello che il dato aggregato cela, ossia la sua composizione. Come premessa vale la pena sottolineare che il metodo di calcolo del pil usato dalla Banca di Finlandia stima un dato di pil per il terzo trimestre ancora più basso di quello diffuso dall’istituto cinese, mentre nei primi due quarti questa discordanza non si è rilevata. C’è il sospetto insomma, che l’economia stia ancora peggio di quanto si dica.

Detto ciò, se guardiamo alle componenti, si osserva un forte rallentamento degli investimenti fissi. A tirare su l’indicatore sono stati soprattutto il consumo interno e l’export.

Anche la produzione industriale ha rallentato significativamente, segnando un +3% su base annua, mentre la produzione di acciaio, cemento e automobili è diminuita bruscamente.

Peggio ancora, le prospettive dell’ultimo quarto dell’anno non sono buone. La spesa per vacanze è in calo, ma soprattutto il paese sembra ancora alle prese con problemi di carenza di energia elettrica. Dulcis in fundo, permangono i torbidi nel settore della costruzioni. Ci si aspetta che il governo intervenga. Ma forse è anche questo il problema.