Etichettato: surplus commerciale tedesco

Cartolina: Il commercio tedesco e gli altri


In coerenza con un tempo che nutre paradossi, a giugno 2018 la Germania ha registrato il suo record storico di importazioni, raggiungendo la cifra di 93,7 miliardi. E’ l’importo più rilevante dal 1950, quando sono iniziate le rilevazioni sul commercio estero tedesco. Il paradosso risiede nel fatto che questo piccolo boom, che dovrebbe invalidare la narrazione della Germania che prende dagli altri e non restituisce, non impedisce al surplus commerciale tedesco di rimanere ben saldo intorno ai 22 miliardi, visto che le esportazioni di giugno sono arrivate a 115,5 miliardi. La qualcosa dovrebbe farci interrogare circa la complessità delle catene di valore che ormai costituiscono il commercio internazionale e sul realismo degli strumenti contabili di cui disponiamo per fotografare i flussi economici. Ma ciò che prevale fra gli osservatori, anche titolati, è lo sguardo superficiale, quando non compiacente, che rivela il vizio comodo del preconcetto. Come quando un importante esponente del Fmi, in un articolo uscito di recente su Welt, accusa la Germania di avere un surplus commerciale sproporzionato e di adottare solo timide misure contro il fenomeno. Con ciò sorvolando sulla circostanza che un surplus commerciale riguarda in gran parte il settore privato, persino in un’economia a socialismo renano. Accusare il governo tedesco dei profitti della Bmw è come parlare a suocera affinché nuora intenda. E la nuora magari, che abita in un altro continente, finisce col daziare le auto. Sicché il paradosso diventa un altro: il record di importazioni tedesco, che tutti auspicano a parole, avviene mentre si prova a strozzare il commercio internazionale nei fatti, con ciò limitando la possibilità di ridurre il famigerato surplus. Fra il dire e il fare non sempre c’è di mezzo il ragionare.

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