L’Olanda a tripla A inguaiata dal mattone e dal debito privato

L’Olanda è un paese a tripla A nell’eurozona, scrive il Fondo monetario nel suo staff report pubblicato pochi giorni fa. Uno dei pochi rimasti, aggiungo io.

Senonché, scrive sempre il Fondo, l’Olanda ha “significativi squilibri nel settore privato” che fanno scricchiolare il suo merito di credito. Tanto che sarebbe più corretto chiamarlo merito di debito.

L’origine di tutti mali olandesi, al pari dei famigerati Pigs, è stato il mattone. O meglio, l’ammontare di credito esagerato concesso dalle banche ai cittadini nell’epoca del boom immobiliare che, oltre a portare i prezzi alle stelle – a un “livello insostenibile”, scrive il Fmi – ha di fatto raddoppiato la quota di debiti sul reddito per i “poveri” olandesi in un decennio.

Questa montagna di debiti privati ha fatto finire sotto stress il sistema bancario, arrivato, a fine 2011, ad avere asset pari a oltre quattro volte il Pil. Tutto ciò in un contesto di crisi conclamata del settore immobiliare ha effetti diretti sul patrimonio degli istituto di credito.

Per capire quanto sia grave la situazione, basta ricordare che non più tardi di due mesi fa lo stato ha dovuto nazionalizzare la Sns, quarta banca del Paese, per evitare che sprofondondasse nel suo debito, facendone pagare il conto a tutti coloro che avevano titoli subordinati della banca, sotto forma di azioni e obbligazioni. Un precedente inquietante che ricorda quelli che abbiamo già visto in Irlanda.

La sindrome dei Pigs, insomma, non risparmia nessuno.

La decisione ha avuto un notevole impatto sulle finanze pubbliche olandesi. Una robetta da quasi dieci miliardi di euro messi sul piatto, che di sicuro non ha giovato al saldo fiscale, già pesantemente in deficit. I numeri parlano chiaro: è dal 2010 almeno che il deficit pubblico è superiore al 3% fissato dai trattati, con una punta del -5,1% proprio nel 2010, arrivato al -4,1% nel 2012, con previsione del -3,4% nel 2013 e -3,7% l’anno prossimo. Ciò a fronte di un debito crescente sul Pil, che dal 63,1% del 2010 si prevede arriverà al 75,8 l’anno prossimo.

E’ proprio la situazione tutto sommato sostenibile del debito pubblico, ma soprattutto l’andamento della posizione netta sull’estero e del saldo del conto corrente della bilancia dei pagamenti che consentono alla piccola Olanda di continuare a fregiarsi dell’invidiabile tripla A. Anche se, la posizione netta positiva si regge in gran parte sugli investimenti diretti dall’estero che, lo vedremo, sono previsti in calo.

Situazione quindi ancora gestibile, ma fino a quando?

Le previsioni del saldo di conto corrente  sono buone (+9,2% e +9,6% quest’anno e il prossimo), al contrario invece della crescita prevista (-0,5% nel 2013 e +1,1% l’anno prossimo) e soprattutto della disoccupazione, che era al 4,5% nel 2010 e si prevede arriverà al 6,5% l’anno prossimo. Una crescita non ancora preouccupante ma allarmante sì, stante l’attuale sistema previdenziale olandese.

L’andamento asfitico del Pil è previsto eroda il margine di sicurezza olandese, rappresentato dalla sua posizione netta. Quello che non sappiamo è questo potrà reggere il sistema economico nazionale se la crisi dovesse peggiorare. Altro campanello d’allarme, il calo previsti degli investimenti diretti, negativi dal 2010, con deflussi che arrivranno al 3,8% del Pil quest’anno, secondo le previsioni, e al 3,15 del Pil il prossimo.

Tutto ciò, scrive il Fondo, fa dell’economia olandese una castello dalle fondamenta poco solide. Addirittura, sottolinea, il paese “si trova di fronte a sfide simili a quelle delle economie periferiche”.

Piccoli Pigs crescono.

A proposito: aggiorniamo il vocablario. Non si chiamano più Pigs. Il Fondo monetario li chiama GIIPS (Grecia, Irlanda, Italia, Portogallo e Spagna).

Il problema che mette il Fondo in allarme è proprio il debito privato. A ben vedere quello che è successo in Olanda è molto simile a quello che è successo in Spagna. Boom immobiliare pompato a credito, con prestiti fino al 90% del costo dell’immobile, che si trasformano in debito insostenibile per il settore privato (aziende e famiglie) e, di conseguenza, in credito sofferente per le stesse banche e crollo dei consumi. La bolla degli anni 2000 che anche noi conosciamo molto bene.

“Un calo delle quotazioni immobiliari eccessivo – avverte il fondo – restringerebbe la capacità di consumo delle famiglie e la capacità di credito delle banche”, con tutte le conseguenze sul Pil che noi italiani stiamo sperimentando da un paio d’anni almeno, “che condurrebbe a un ciclo profondo di ribassi dei prezzi delle case” che facilmente potrebbe generare il caos. Abbiamo già visto in azioni le forze distruttive dei credit crunch. Sarebbe addirittura terrificante vederle terremotare un paese con la tripla A.

Il problema, quindi (come altrove) sta sul settore immobiliare che, qualora avessimo ancora dubbi, si conferma essere come il settore più pericoloso verso il quale indirizzare manovre espansive.

Dal 2008 in poi i prezzi delle case in Olanda sono crollati. Un’analisi prodotta qualche giorno fa da S&P mostra che i prezzi nominali olandesi, fra il 2009 e il 2012 sono diminuiti del 15,7% (il 20% dal 2008) e le previsioni sono di un altro calo del 5,5% quest’anno e dell’1% nel 2014. E lo studio del Fmi mostra con chiarezza che i consumi interni hanno seguito lo stesso andamento: sono crollati insieme alle quotazioni immobiliari.

Tutto ciò ha un chiaro impatto sui bilanci bancari. Un mal comune che non è affatto un mezzo gaudio. Il settore bancario olandese “è pesantemente esposto sul real estate”, scrive il Fondo. E in effetti a guardare i grafici, peggio dell’Olanda, quanto ad asset bancari, ci sta solo la Francia. Asset che nascondono una montagna di debito, per lo più verso le non financial corporation, nell’ordine di oltre il 10% del Pil, un 6% dei quali in sofferenza. Questo mentre le famiglie hanno debiti per un ammontare di quasi il 250% del reddito disponibile.

Che fine farà la piccola Olanda? Se fossi al posto loro mi augurerei che la Bce vari al più presto il suo programma di ABS, magari legati a obbligazioni immobiliari per decongestionare le banche.

E’ vero pure che il ministro delle finanze tedesco ha detto pochi giorni fa che non vuole che la Bce compri Abs. Quelli dei Pigs in particolare (anzi, dei GIIPS), ha specificato.

Dell’Olanda non ha fatto cenno.

  1. resistenzaliberale

    Ci hanno fatto digerire l’introduzione dell’Euro con il credito facile e tutti ci siamo sentiti più ricchi di quanto non lo fossimo in realtà. Non parlo solo delle economie eurodeboli, ma anche di quelle euroforti, Germania compresa, il cui sistema bancario non è certo solido.
    L’Europa ha davanti a se una sfida epocale, sicuramente superabile, non certamente, a mio avviso, stampando moneta ed incoraggiando la propensione all’indebitamento, pubblico e privato, bensì uniformando, integrando e rendendo efficienti i vari sistemi economici e politici, perchè non può esserci un’unica moneta con sistemi economici e sociali tanto diversi e divisi.
    Coloro che auspicano l’uscita dall’Euro di alcuni paesi vorrebbero continuare con la politica di indebitamento pubblico e privato,senza integrare e rendere efficienti i vari sistemi economici, esponendoli alla concorrenza globale, di cui fino ad oggi abbiamo avuto solo l’assaggio, con la quasi certezza che ne verrebbero travolti.
    L’Europa è ad un bivio, o prende la strada della salvezza rendendosi efficiente o della rovina certa, magari non immediata, mantenedo sprechi ed inefficienze.
    Luciano Sturaro
    Resistenza Liberale

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    • Maurizio Sgroi

      Salve,
      concordo sull’affermazione che l’eurpa sia a un bivio. Lei propone l’integrazione dei sistemi socio-economici, la mitica “convergenza” che non si è mai realizzata.
      Io credo invece che il vero bivio sia più filosofico. Quello che l’europa (ma poi esiste un’europa o è solo un’espressione geografica?) deve decidere se proseguire nella concezione del credito che porta avanti da oltre 300 anni o vuole innovare, rivoluzionandola, quella che poi è la radice di tutte le crisi degli ultimi secoli: la concezione della moneta come riserva di valore, e quindi il pensiero stesso della liquidità. Ne riparlerò in futuro.
      Intanto grazie per il commento

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