Il Mattone sulla bilancia del riequilibrio

Poiché tutto è cominciato dall’immobiliare, è facile capire che lì bisogna tornare affinché il riequilibrio faccia il suo corso. Senonché a sei anni dall’esplosione della crisi, la situazione internazionale del settore è ancora molto delicata. Alcuni mercati sembrano avviati sulla via del risanamento, ma la gran parte vedono nell’immobiliare la fonte primaria della propria fragilità finanziaria, visto l’alto grado di interdipendenza fra l’andamento dei corsi immobiliari e il settore bancario.

Chiaro che gli organismi internazionali tengano sotto controllo il Mattone.

Ultima in ordine di apparizione è stata l’Ocse, che nell’aggiornamento del suo outlook sull’economa dei paesi dell’area, pubblicato nei giorni scorsi, dedica proprio all’andamento del Mattone un corposo approfondimento che aiuta a capire molte cose. Una in particolare: i paesi più macroeconomicamente sbilanciati sono praticamente gli stessi che hanno un mercato immobiliare sballato, nel bene come nel male. Per una Spagna, che soffre di un corposo deficit della partite correnti, associato a un mercato immobiliare ancora sopravvalutato, c’è una Germania che “soffre” di un surplus delle partite correnti a fronte di un mercato immobiliare in ripresa, ma ancora sottovalutato.

Tutto si tiene, come è ovvio che sia.

Qualora ci fosse bisogno di una conferma, vale la pena studiare un grafico elaborato dall’Ocse che misura proprio l’andamento degli squilibri globali dal 1996 al 2012. Per la cronaca, nel 1996 tali squilibri pesavano circa l’1% del Pil mondiale. Prima della crisi, quindi fra nel 2007, avevano raggiunto il 4,5% del Pil, per declinare bruscamente nel 2009 sotto il 2%, spinti dal calo di domanda globale sofferto specie dai paesi in deficit. Più o meno il livello di adesso.

Ma attenzione: l’Ocse avvisa che se non si  metteranno in campo politiche di riquilibrio stabili ed efficaci, lo squilibrio è destinato a risalire non appena il ciclo economico mostrerà segni di inversione.

Il solito dilemma fra squilibrio e depressione.

Per capire quanto pesi il Mattone sulla bilancia del riequilibrio basta notare che nella simulazione econometrica elaborata da Ocse, l’andamento dell’immobiliare e del commercio spiega circa il 40% dello squilibrio globale, tanto è vero che la curva che monitora l’andamento di tale squilibrio, aggiustata per il ciclo di Mattone e commercio, mostra, già nel 2012 uno squilibrio del 3% del Pil mondiale.

Se poi andiamo a sbirciare nel futuro (prevedibile) uno scenario di boom immobiliare porterebbe lo squilibrio globale al 4,5% del Pil entro il 2020: lo stesso livello pre-crisi, mentre lo scenario base, quindi a bocce ferme, condurrebbe comunque a uno squilibrio di oltre il 3,5% del Pil. Il Mattone, insomma, fa la differenza.

Per capire in quali paesi la correzione dei valori immobiliari è coerente con le necessità di riequilibrio globale l’Ocse divide i paesi dell’area in cinque categorie:

1) quelli in cui il valore delle case appare nel complesso valutato correttamente. A questa categoria appartengono gli Stati Uniti, dove i prezzi sonon in crescita dopo una correzione sostanziale, l’Italia, dove i prezzi sono in rapido declino, l’Austria, prezzi in crescita, e l’Islanda la Corea del Sud e il Lussemburgo, prezzi piatti;

2) paesi dove i prezzi appaiono sottovalutati e ancora calano. A questa categoria appartengono i paesi che più hanno sofferto la crisi: Grecia, Irlanda, Portogallo, Slovenia, Slovacchia e Repubblica Ceca, ma soprattutto il Giappone;

3) paesi dove i prezzi appaiono sottovalutati ma che ora sono in crescita. Qui troviamo solo Germania e Svizzera, dove il notevole incremento di ricchezza di cui hanno goduto i cittadini in questi anni di crisi ha avviato il ciclo positivo per l’immobiliare;

4) paesi dove i prezzi appaiono sopravvalutati, ma dove adesso sono in calo. Qui troviamo innanzitutto la Spagna, la Gran Bretagna, il Belgio, la Danimarca, la Finlandia, l’Olanda e l’Australia. L’Ocse avvisa che una correzione troppo pronunciata potrebbe mettere a repentaglio la ricchezza delle famiglie , di conseguenza, il settore bancario;

5) paesi dove i prezzi appaiono sopravvalutati e che ancora salgono. In tale situazione incresciosa si trovano il Canada, la Norvegia, la Nuova Zelanda e la Svezia. Queste economie sono quelle più esposte al rischio di correzione dei prezzi, specie qualora dovesse salire il costo del credito (vedi exit strategy) o dovesse rallentare la crescita.

Piccoli squilibri crescono.

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