I consigli del Maître: Il boom degli antidepressivi e quello del mattone


Anche questa settimana siamo stati ospiti in radio degli amici di Spazio Economia. Ecco di cosa abbiamo parlato.

Poveri ma sani. La settimana scorsa, in occasione del World Health day, diversi istituti hanno rilasciato alcune informazioni interessanti che servono anche a sfatare alcuni luoghi comuni. Una di queste, rilasciata da Eurostat, dice che Grecia e Cipro sono i paesi con il maggior numero di cittadini che dice di avere una salute buona o molto buona, pari all’85% dei 15-64enni.

Come si vede dal grafico, anche noi italiani siamo messi abbastanza bene, a conferma del fatto che le difficoltà economiche – e la Grecia e Cipro ne hanno viste assai peggiori delle nostre – non sempre – o almeno non subito – hanno impatti sul benessere autentico della popolazione. Sempre la Grecia, ad esempio, si segnala per un numero moto basso, il 4,7%, di persone che soffrono di depressione e sta in coda alla classifica preparata da Ocse per il consumo di antidepressivi. In testa ci stanno gli Islandesi.

Il boom del mattone in Europa. Eurostat ha rilasciato i dati dell’andamento del mercato immobiliare nell’euro area e nell’Ue nell’ultimo quarto del 2016. Su base annuale i prezzi sono cresciuti  del 4,1%, ma come sempre con grandi differenze fra i vari paesi. In Italia, ad esempio, la crescita è stata appena dello 0,1%, il primo dato positivo da diversi e dopo un calo dell’indice dei prezzi di oltre il 14% dal 2010. Ma la vera sorpresa è la Germania, dove i prezzi sono cresciuti del 6,7% su base annua, più dell’UK, con poco del 5% e dell’Olanda, dove i prezzi sono molto tirati (+6,4%) da diverso tempo. Si segnalano prezzi molto caldi anche nella parte orientale dell’Europa. Insomma, la ripresa del mattone sembra essersi avviata sul serio, ma è ancora presto per capire quanto sarà duratura e soprattutto sostenibile.

Si cresce grazie a consumi e investimenti. L’Ocse ha rilasciato una interessante ricognizione che fa il punto sulle varie componenti che hanno contributo alla cresciuta del pil nell’intera area nei vari trimestri dall’ultimo del 2014.

Si osserva chiaramente che, specie nell’ultimo quarto, uno degli impatti più rilevante, dopo il consumo privato, è arrivato dagli investimenti, che hanno contribuito per oltre 0,3 punti alla crescita dello 0,7 registrata rispetto al trimestre precedente. E’ interessante osservare che l’export netto. Al contrario, ha offerto un contributo negativo. Il segnale è interessante perché mette in secondo piano le esportazioni rispetto all’autentico driver della crescita, ossia il consumo privato e poi gli investimenti. Sarà per questo che pochi giorni fa dalla Bce è arrivato l’invito a fare aumentare i salari, la via più facile per fare aumentare i consumi e l’inflazione. Ma non è detto che sia anche la migliore. Chi ha la memoria lunga lo sa bene.

L’età del mattone. Gli andamenti demografici sono i migliori previsori del tasso di investimento nel settore residenziale. Così almeno conclude la Banca di Francia una ricognizione pubbicata la settimana scorsa dove si esamina l’andamento dei tassi di investimento residenziali rispetto al Pil nella zona euro e si mette in correlazione con l’andamento demografico. Come si osserva nella zona considerata il tasso di investimenti residenziali, dall’esplodere della crisi, è stato regolarmente inferiore alla crescita del pil. E secondo gli studiosi la chiave per comprendere questo andamento è il ciclo demografico. Contrariamente a quanto si crede, scrivono, non è la variabile finanziaria a fare la differenza, quindi la disponibilità di credito o il livello dei tassi, ma l’età. In particolare un aumento dell’1% nel numero delle persone di età compresa fra i 20 e i 49 anni è correlato con un aumento dell’1% del tasso di investimento nel settore immobiliare.

Fonte: Banca di Francia

Con i nostri tassi di crescita della popolazione c’è poco da stare allegri. L’immobiliare in futuro rischia di rimanere stagnante a lungo.

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