Cronicario: Baraonda bancaria, parte seconda


Proverbio del 26 giugno Non c’è miglior specchio di un amico

Numero del giorno: -1,1 Calo percentuale ordini beni durevoli negli Usa a maggio

E allora chi dobbiamo credere per farci un’idea di quest’ennesima baraonda bancaria scoppiata dopo quella di Mps? A persone solitamente bene informate, che vedono la vicenda delle banche venete come il fumo negli occhi, o ai coriferi che ogni volta celebrano con l’applauso le operazioni di sistema, che abbiamo imparato a conoscere?

Dite che sono troppo serio oggi? No il fatto è che ho letto poco fa il vice Dg di Bankitalia Panetta che ha pronunciato le seguenti parole: “E’ sbagliato dire che lo Stato ci perde. Forse ci guadagna, e se ci perde è in maniera ridotta e quindi capace di sopportarlo”.

A chi devo credere perciò? Nel dubbio mi affido alla storia, che come sempre non si ripete, ma ama citarsi, e con l’occasione decido di credere a un libro pubblicato nel 1961 e che si intitola, ma guarda il caso, Baraonda Bancaria. Ne trovo tracce sulla rete, ma vale la lettura integrale, anche solo per questo passo, pronunciato dal Benito Mussolini del novembre 1922: “Esigo, che per ragioni di ordine altissimo economico, nazionale e internazionale, e ovvie del resto, si faccia ogni sforzo per salvare la Banca di Roma”. Oggi non si esige più, perché è fuori moda, al limite si auspica. Ma per il resto a me sembra che sia sempre la solita storia. Qualcuno esige, anzi auspica,

Ah, nel caso foste preoccupati perché moltissimi hanno detto e scritto che la furbizia italiana ha ucciso l’Unione bancaria, sappiate che l’Ue in persona di un portavoce ha detto che l’Italia ha perfettamente applicato le regole.

Detto ciò oggi la borsa italiana sale e domani è un altro giorno. Intesa fa faville (e ti credo) anche perché non capita tutti i giorni di trovare un sostenitore che non vuole dividendi. Anzi non vuole neanche le azioni: ti dà i soldi e basta. E non capita neanche tutti i giorni di spolpare un paio di banche lasciando gli avanzi allo stato e venire pagati per il disturbo.

E quindi, visto che oggi è festa Intesa, ops festa nazionale, godiamoci l’allegria e andiamo a vedere il commercio extra Ue di maggio che Istat ci racconta in grande spolvero. E anche qui occhio. La solita Agenzia Nazionale fa un lancio con le crocette per dire che ++la crescita dell’export extra ue è stata del 13,9% su base annua++ salvo trascurare che, sempre su base annua, sono cresciute del 22,3% le importazioni che, chissà perché, non meritano le crocette.

Per la cronaca (intera) i beni di consumo durevoli importati sono aumentati del 40% e l’energia del 28,9. Dal che deduco, molto modestamente, che la nostra domanda interna sia in ripresa e di conseguenza “il surplus commerciale, pari a 2,658 miliardi, è in calo rispetto allo stesso mese del 2016”, quando era di 3,257 miliardi. Ci dobbiamo preoccupare?

E visto che va tutto bene, infischiamocene anche di questa pregevole ricognizione della Commissione Ue che racconta dell’evoluzione delle barriere protezionistiche erette nel 2016, quando ne sono spuntate 372 segnando un aumento del 10%. Roba radioattiva per chi campa di commercio estero come noi.

Ci dobbiamo preoccupare?

Si, ma domani.

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...