Le rendite (e il QE) aggiustano i conti esteri italiani


Nell’ultimo resoconto di Bankitalia dedicato alla bilancia dei pagamenti si possono osservare due grafici che ci raccontano bene l’evoluzione della nostra contabilità con il resto del mondo, che poi è uno dei motivi per i quali si tiene la bilancia dei pagamenti. Il primo grafico racconta l’evoluzione del saldo di conto corrente, ossia della somma algebrica fra quanti soldi arrivano dall’estero in Italia per scambi di beni e servizi e rendite su investimenti, e quanti soldi escono dall’Italia per la stessa ragione.

Se guardiamo il grafico che mostra il saldo dal 2011, osserviamo la grande cavalcata che abbiamo fatto da un deficit superiore a 60 miliardi a un attivo che a maggio è arrivato a 44,4 miliardi, pari al 2,6% del pil. In sostanza abbiamo capovolto la situazione e il grosso di questo miracolo lo dobbiamo al buon andamento delle vendite delle nostre merci. I servizi, al contrario, pesano ancora negativamente, così come i redditi secondari, che includono alcune partite come le rimesse agli immigrati. In sostanza per queste voci, le nostre uscite superano le entrate.

La cosa interessante da osservare è l’istogramma arancione che si vede spuntare come un fungo già da metà del 2016 e che misura i redditi primari, ossia il saldo degli investimenti esteri degli italiani e dei residenti esteri in Italia. Questo saldo si compone quindi degli incassi che gli italiani realizzano dalle loro rendite estere – sia per investimenti di portafoglio, quindi titoli, sia per investimenti diretti, quindi in aziende estere – e delle spese che il sistema Italia paga all’estero per i soldi che hanno investito su di noi. Una di queste voci, che sicuramente ha un peso, visto la quota rilevante di debito pubblico collocato all’estero, è la spesa per gli interessi passivi che paghiamo a chi all’estero ha comprato questo debito. Spesa che si è ridotta notevolmente grazie al calo dei tassi reso possibile dal QE della Bce.

Ma le politiche monetarie di Francoforte non hanno favorito solo questo. Il crollo dei tassi su tutto il segmento obbligazionario ha spinto molti investitori a cambiare le proprie strategie di investimento, orientandosi sul risparmio gestito e molti italiani hanno finito col portare denaro all’estero di conseguenza. Sicché le rendite che incassano da questi investimenti vanno ad alimentare la voce attiva del saldo dei redditi primari.

Comunque stiano le cose, Bankitalia osserva che è stato proprio il saldo dei redditi primari a garantire, negli ultimi tempi la stabilità del saldo corrente, come peraltro si vede bene dal grafico. Le merci hanno leggermente rallentato e le rendite hanno compensato bene. Tutto ciò ha avuto un effetto positivo sulla posizione netta sull’estero, che misura il saldo fra il valore complessivo dei nostri investimenti all’estero e quello degli investimenti esteri da noi. Il risultato lo potete osservare a questo grafico. La nostra posizione debitoria, che era quasi al 30% del Pil appena pochi anni, è negativa solo per il 13,5% a maggio. E avere una situazione debitoria estera ridotta migliora non poco le condizioni di stabilità di un paese. Anche questo è un effetto del QE? Ci sono tutti i motivi per sospettarlo. E per temere le conseguenze della sua conclusione.

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