Il blog va in vacanza, ci rivediamo a settembre con la sesta stagione: Rebuilding


Anche la quinta stagione del nostro blog è terminata. La consueta pausa estiva, quantomai benvenuta, ci consentirà di ricaricare le batterie alle quali, quest’anno, abbiamo chiesto un sovrappiù di prestazioni col risultato che ormai sono esauste. La quinta stagione era ambiziosa nei propositi – discorrere di globalizzazione – e si è rivelata esserlo ancor più di quanto previsto, vista la quantità di novità che sono intervenute in questi mesi.

Quando abbiamo iniziato la stagione, a settembre 2016, non ci aspettavamo nulla di più di quello che eravamo abituati a fare. E invece, a sorpresa, già un mese dopo è arrivato il Cronicario del pomeriggio, l’economia raccontata con tono semiserio, che si è rivelato essere uno degli appuntamenti più amati dai lettori del blog e che adesso viene ospitato regolarmente su Linkiesta. Poco più tardi sono arrivate le Cartoline, economia in corsivo per chi guarda solo le figure, che adesso viene ospitato sul blog del Foglio Shot Economy. A fine anno il nostro blog ha subito la sua ulteriore innovazione, partecipando la progetto di Crusoe, in collaborazione con gli amici di Slow News, che ormai è un realtà consolidata nel panorama delle newsletter di economia.

Tutto questo attivismo editoriale, ha finito col mutare il senso e il significato dei nostri post. Abbiamo dovuto concentrare l’attenzione sulla regolarità della produzione – in sostanza più che raddoppiata – e abbiamo dovuto sacrificare un po’ di tempo per l’approfondimento. Il prezzo l’hanno pagato le nostre miniserie, che negli anni hanno contribuito ad avvicinare il grande pubblico ad argomenti complessi. Ma contiamo di recuperare l’anno che verrà. La sesta stagione, – Rebuilding – che sarà dedicata alla ricostruzione, partirà da qui e chissà dove ci condurrà. Quello che possiamo dirvi adesso è che ci proponiamo di osservare i tentativi dell’economia globale di rimettersi su un percorso di crescita sostenibile, ammesso che questa espressione abbia senso. Che, vale a dire, sia sensato aspettarsi da un qualunque sistema che cresca all’infinito.

La ricostruzione, i cui tentativi stiamo osservando già da diverso tempo, si basa innanzitutto su una comunicazione diversa della realtà. Molti hanno iniziato a parlare del bicchiere mezzo pieno, anziché di quello vuoto, e così facendo provano ad orientare le aspettative. La consapevolezza che si fa strada è che abbiamo tutte le risorse per avere un’economia sana tranne quella che serve di più: quegli animal spirits che hanno reso celebre Keynes. La voglia di fare, di spendere, di muoversi: questo è quello che serve all’economia per tornare a crescere. Ciò dovendo fare i conti con società che invecchiano e gravate da una quota crescente di indebitamento. La ricostruzione è un sentiero stretto, e sbaglierebbero gli ottimisti  tutti i costi. Serve un sano realismo informato con un pizzico di follia a dar sapore, non il contrario. E anche questo farà parte dello spirito della sesta stagione. Sarà bello come sempre scoprirla insieme.

Ci rivediamo a settembre.

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