Cronicario: Trump+Superciuk=SuperTramp


Proverbio del 14 dicembre L’uomo senza libri è cieco

Numero del giorno: 10,2 Incremento % vendite al dettaglio in Cina a novembre

Leggo compiaciuto che il governo di Parigi vuole accelerare la creazione di un nuovo regime fiscale per attirare i manager finanziari pagati a sei zeri in fuga da Londra, dopo la Brexit, ed entrare così in competizione con Francoforte, che evidentemente ha già fatto la stessa cosa, forte anche della circostanza che sarà pur vero che sul Meno ci sono le banche, la Bce e la borsa, ma sulla Senna s’insedierà a breve l’Eba, altra vittima illustre della Brexit, che i francesi hanno vinto al sorteggio con l’Irlanda. Finalmente, mi dico, si sta compiendo e soprattutto globalizzando la visione di uno degli eroi preferiti della mia infanzia.

L’etilista che rubava ai poveri che sono brutti per dare ai ricchi che sono belli mi appare lo spirito guida della nostra illuminata contemporaneità, ispirata con tutta evidenza dal principio che guidava gli atti eroici dello spazzino supereroe dalla fiatata alcolica creato dal genio di Max Bunker. E infatti il campione contemporaneo di questa genìa ispiratrice è persona ricchissima e soprattutto bellissima: il nostro beneamato Mister T.

No, non questo. Quest’altro:

Mi domando se Trump conosca Superciuk e mi rispondo che comunque gli sarebbe piaciuto osservando gli effetti stimati della sua riforma fiscale, che dopo l’accordo di ieri fra Camera e Senato si avvia a diventare legge.

Notate che molto abilmente i più poveri vengono tosati, secondo gli economisti dell’EPI, che lo pensano in buona compagnia. Sono tutti odiatori professionisti di Trump? Può darsi. Ma d’altronde ci siamo già passati: le riforme reaganiane degli anni ’80 che tagliarono le tasse ai ricchi non hanno certo migliorato la distribuzione del reddito negli Usa e non è affatto vero che si ripagarono da sole come anche oggi si dice a proposito dei tagli di Mister T. Ho il sospetto invece che la somma di Superciuk e Trump avrà straordinari effetti di crescita per i Super Tramp.

No, non questi. Questi altri.

Sperando che l’aumento dei barboni affretti l’evoluzione della società in Morlock ed Eloi preconizzata da un altro genio, H.G. Wells, decido di infischiarmene della deriva fiscale contemporanea perché nel frattempo è arriva una notizia vera dagli Usa – per i tagli fiscali serviranno ancora un paio di mesi – ossia l’acquisizione che vale oltre 60 miliardi di dollari da parte della Disney di pezzi importanti dell’impero dell’ex squalo Murdoch, Dalla 21th Century Fox a Sky, che come tutti i predatori finì predato.

Che fine farà il vecchio Murdoch al momento non è noto, ma certo non c’è da preoccuparsi, vista la dote. E poi già si dice che lui (o il figlio) punti al posto di Iger, ad Disney. Ma certo è un bel cambio per lo scenario media Usa, dove i colossi tradizionali sembra si siano maritati per dare filo da torcere agli emergenti sgomitanti come Netflix e Amazon. Sempre che l’Antitrust, che già sta facendo penare AT&T che voleva fondersi con Time Warner, non ci metta lo zampino.

Qui da noi, che dei francesi ce ne infischiamo e abbiamo pure dimenticato Superciuk, l’unica cosa che fa cassetta, nel magico mondo del cronicario italiano, è la storia delle pensioni che oggi si arricchisce di un nuovo capitolo: è uscito sulla Gazzetta ufficiale il decreto che fissa a 67 anni e a oltre 43 anni di contributi per gli uomini, poco meno per le donne, la soglia del pensionamento.

Nella speranza (fondata) che una qualche Ape social ci salvi da noi stessi, vi saluto con un’altra speranza che sento risuonare nelle parole di un altro Super:

Nella usuale conferenza stampa del giovedì post meeting Bce, dopo aver lasciato tutto il mondo monetario com’era, Draghi ha ricordato che il QE dimezzato da 30 miliardi al mese continuerà da gennaio a settembre 2018, o anche oltre se necessario. “Condizioni finanziarie molto favorevoli sono ancora necessarie” per l’inflazione, che com’è noto serve ad alleviare il paccone di debiti che abbiamo sulle spalle. Non c’è da preoccuparsi: l’Europa mostra una forte tendenza alla crescita che aiuterà l’inflazione a risalire, conclude speranzoso Draghi.

E chi campa di speranza…

A domani.

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