Il segreto del successo dell’industria cinematografica UK


Vale la pena spendere qualche riga e raccontare dello straordinario successo dell’industria cinematografica britannica, che in meno di un decennio ha visto crescere il suo valore aggiunto lordo da meno di due miliardi a quasi otto. Non sarà Hollywood, che come sappiamo primeggia indisturbata nell’economia dell’immaginario, ma è comunque un risultato assai lusinghiero.

Non stupisce perciò che l’istituto di statistica britannico abbia dedicato un approfondimento a questo settore dove si concentrano studi prestigiosi e trovano casa film del calibro di Star Wars e Paddington. Lettura istruttiva perché oltre a snocciolare le cifre di questo invidiabile successo, l’istituto tenta anche di comprenderne le ragioni che alla fine hanno a che fare con la politica fiscale.

Vediamo prima i numeri. L’audiovisivo Uk fa scintille, al cinema come in tv. Crescono le produzioni, che hanno superato i 2,5 miliardi di valore nel 2016 quando nel 2008 erano negative per 500 milioni, ma aumenta anche il settore della distribuzione da meno di 1,5 miliardi a oltre 3,5, e migliora, anche se di poco, anche la post produzione, mentre rimane piatto il settore delle proiezioni. I film ormai si vedono sul telefonino. Di conseguenza è cresciuta parecchio anche l’occupazione: gli addetti del settore produzioni sono cresciuti di quasi il 50% fra il 2009 e il 2016 e ormai sfiorano le 22 mila unità.

La scintilla che ha fatto scoppiare questo piccolo incendio benefico sarebbe da individuarsi, secondo l’Ons, nel Creative industries tax reliefs, un programma di incentivi fiscali introdotto nel 2007 per l’industria cinematografica e più tardi esteso anche alla tv, l’industria dei videogames, le animazioni e i programmi per bambini. Queste norme “hanno giocato un ruolo importante nell’attrarre produzioni a grande budget nell’UK”. Il programma consente di avere rimborsi in contanti fino al 25% dei costi sostenuti per i film girati nel paese fino a un massimo dell’80% delle spese principali del film. Per ottenere questa agevolazione il film deve essere considerato come “British” e superare un “cultural test”. Questo consiste nel valutazione su quanto la storia, il setting, la produzione e la crew siano britannici (o almeno provenienti dall’eurozona). In alternativa deve esserci un programma ufficiale di co produzione da un paese con il quale l’Uk ha siglato accordi reciproci.

Il Tax reliefs sembra aver prodotto effetti positivi. Negli ultimi dieci anni quasi 2.000 film sono stati girati sotto la sua egida, fra i quali diversi blockbusters. Dal 2007 il governo ha versato 2,3 miliardi  di rimborsi fiscali a fronte di circa 9 miliardi spesi per fare film in UK, gran parte quindi dei 12,2 miliardi spesi complessivamente. In sostanza l’espediente di spendere denaro per farne arrivare di più sembra abbia funzionato perché, aldilà dei flussi finanziari, è tutta l’industria che si è rianimata. L’intervento pubblico, quando è intelligente e ben gestito, fa solo bene. Specie quando restituisce denaro all’economia.

 

 

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