Cronicario: Se questo è il lavoro, W le pensioni


Proverbio del 21 dicembre L’aceto regalato è più dolce del miele

Numero del giorno: 1.920.000 Produzione Eni di barili di petrolio nel 2017

Poi dice che uno vuole la pensione. E ti credo. E’ un inferno là fuori. Il lavoro intendo. E se non ci credete, date un’occhiata alle cronache che hanno ispirato il vostro Cronicario di oggi.

Nei primi 11 mesi di quest’anno l’ispettorato del lavoro ha effettuato oltre 150 mila controlli in aziende di casa nostra trovando irregolarità nel 65% dei casi, che sembra un tantino esagerato anche in un paese devastato dalla burocrazia come il nostro. Fra questi 150 mila sono stati trovati quasi 44 mila lavoratori in nero, che magari hanno pure i vantaggi statali riservati ai poveracci senza lavoro, oltre a far salire i tassi di  disoccupazione, il numero degli inattivi e tutte quelle mestizie che ci raccontano.

E stendiamo un velo sulle condizioni di lavoro di questi “neri”, ferie, malattia e altre amenità, per la semplice ragione che non le conosciamo. Allora un dice: vabbé il nero è l’eccezione, per fortuna c’è la regola. Nel senso di quelli messi in regola. E come no, fatevi due risate.

L’Osservatorio del precariato Inps ci regala alcune perle di saggezza che vi faranno passare un sereno Natale. Nei primi dieci mesi del 2017 sono stati attivati 1,33 milioni di contratti a tempo indeterminato, in calo del 2,7% rispetto all’anno scorso nello stesso periodo, visto che le cessazioni sono state 1,343 milioni nel frattempo. Complessivamente i posti di lavoro sono aumentati di 729 mila unità, ma solo perché sono cresciuti quelli a termine (+28%)  e dell’apprendistato (+26,3%) che hanno compensato il calo di quelli a tempo indeterminato.

E anche qui stendiamo un velo pietoso sulle condizioni di questo lavoro perché non è abbastanza natalizio raccontare di part time a termine pagati a 400 euro al mese. Meglio quindi tenersi sulle generali e raccontare dell’autentico boom del nostro mercato del lavoro: quello dei contratti a chiamata. Da quando hanno abolito i voucher sono cresciuti del 126%.

Di fronte a questo teatrino vagamente scoraggiante capite bene perché risulti così seducente l’isola felice della pensione pure a vent’anni. Per farvi un’idea di come vadano le cose laggù, leggetevi l’ultima release di Istat dedicata proprio ai nostri cari, nel senso di amati e dispendiosi, pensionati.

Ma non illudetevi, anche il paradiso non è più quello di una volta. Perché è pur vero che in media aumenta il reddito, ma i pensionati diminuiscono e con loro anche la pensione dei nuovi arrivati rispetto a quelli che ce l’hanno già. E’ un paradiso che si avvia a diventare un purgatorio. Meglio godersi il nostro piccolo inferno quotidiano, quindi. Almeno da vecchi e (im)probabili pensionati saremo abituati.

A domani.

 

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  1. Gianni Ercolani

    Scusa Maurizio

    ma sei incoerente: questi contratti in deroga a tutto, compresa la firma di un contratto, rispecchiano la realtà economica e normative del WTO.

    Ovvero della Globalizzazione firmata Wall Street.

    Se vuoi essere competitivo con cinesi, indiani, bangladeshi, nigeriani e quant’altro, compresi immigrati vari, le retribuzioni e le condizioni normative devono allinearsi verso il basso.

    Solo quando l’ultimo dei disperati avrà abbastanza benessere per rifiutare un contratto non conveniente, potranno le retribuzioni salire, ma globalmente non a te perché sei italiano.

    Secondo Wall Street va bene così, nell’interesse complessivo. Se poi i mussulmani continuano a fare sei figli a coppia, non c’è problema. Se avremo sul pianeta 18 Miliardi di abitanti, non c’è problema.

    Se nel frattempo intere popolazioni prendono la via della migrazione di massa, interi popoli decidono di auto-genocidiarsi inebriandosi di “sex and drugs and rock and roll” per dimenticare la mancata assunzione e il precariato… sono i casi della vita, anche i dinosauri si sono estinti.

    Tentare di evitare questi fastidiosi inconvenienti costituisce “attrito” al libero funzionamento del libero mercato.

    Insomma, dovresti decidere da che parte stai.

    Se stai con la finanza dovresti smetterla di lamentarti di queste quisquiglie, bazzecole, pinzellacchere …

    Gianni

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    • Maurizio Sgroi

      salve,
      non sono io a dover decidere da che parte stare, sono le nostre società a doverlo fare. io mi limito ad osservare, a volte più o meno basito e con umore altalenante. Me lo posso concedere perché rappresento solo me stesso. E non è poco.
      grazie per il commento

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    • splendidipensieri

      In riferimento al commento, sull’articolo il Cronicario se questo è lavoro…non vedo il nesso che supporti la critica.
      A mio parere l’autore che seguo, e non solo lui non fa altro che fare una analisi…senza padroni..della situazione di fatto che condivido pienamente.
      Io da libero pensatore, credo che ciò che lei ritiene, come unica scelta opportunamente valida per migliorare l’andamento dell’economia, sia il veder morire le persone di fame e ridurre le nazioni in povertà, perché sancito dalla globalizzazione. Allora io scelgo mi spiace..il ritorno all’artigianato o allo scambio..di merci e lavori…fase dell’economia…che precede la moneta.

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  2. splendidipensieri

    In riferimento al commento, sull’articolo il Cronicario se questo è lavoro…non vedo il nesso che supporti la critica.
    A mio parere l’autore che seguo, e non solo lui non fa altro che fare una analisi…senza padroni..della situazione di fatto che condivido pienamente.
    Io da libero pensatore, credo che ciò che lei ritiene, come unica scelta opportunamente valida per migliorare l’andamento dell’economia, sia il veder morire le persone di fame e ridurre le nazioni in povertà, perché sancito dalla globalizzazione. Allora io scelgo mi spiace..il ritorno all’artigianato o allo scambio..di merci e lavori…fase dell’economia…che precede la moneta.

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