Cronicario: Consigli per gli acquisti di messer Padoan


Proverbio del 9 gennaio Se cadi sette volte, rialzati per l’ottava

Numero del giorno: 11 Tasso % disoccupazione in Italia a novembre

E finalmente è arrivata la pubblicità. Dopo un primo tempo da indigestione di bufale, sotto forma di proposte di politica economica con la consistenza della famosa mozzarella ma assai meno saporite, è arrivato messer Padoan, all’anagrafe ministro dell’economia, che tuttoduntratto ha lanciato un meraviglioso spot indirizzato a tutti gli italiani che, dice il nostro illuminato, “hanno il compito di ricordare a se stessi che non tutte le promesse sono realizzabili”. Gli italiani, capite?

Non bastasse la nostra naturale credulità, specie quando il grande protagonista è il bilancio dello stato che in qualche modo la rinfocola da decenni, nel suo secondo consiglio per gli acquisti elettorali messer Padoan da prova di conoscerci pochino quando c’invita, sempre compunto,  a “diffidare di coloro che dicono che i problemi sono semplici e le soluzioni sono a portata di mano: è vero il contrario”. A noi italiani capite? Che lo sanno tutti che facciamo bene qualunque cosa.

Ma il ministro raggiunge lo zenit quando invita i partiti, ossia la nostra migliore società, a “fare promesse credibili”. Ai partiti italiani, capite? Che hanno 2.300 miliardi di euro di promesse mantenute sotto forma di obbligazioni pubbliche.

Per fortuna si trattava di pubblicità. Erano già lì tutti pronti a cambiar canale, ma è durata poco. L’attenzione del cronicario globale si è subito ripresa quando è arrivata la perla di giornata. Anzi le due perle di giornata, peraltro pescate proprio dal governo e dai suoi derivati. La prima ce l’ha offerta il ministro della giustizia Orlando dicendo che bisogna rendere il licenziamento più costoso, pure senza reintrodurre l’articolo 18. Che in un momento in cui i contratti a termine sono la stragrande maggioranza si commenta da solo.

Poi è arrivato l’ex premier, che comunque non è secondo a nessuno quando si tratta di intrattenere il pubblico votante.

A quel punto è risultato chiaro a tutti che nessuno aveva ascoltato i consigli di messer Padoan, tantomeno i suoi colleghi del governo, ed è partita la riffa. Anche perché nel frattempo erano usciti i dati Istat sulla disoccupazione che hanno mandato in sollucchero i governanti.

Tanto entusiasmo si è contagiato come un rialzo borstico anche nei luoghi più inaspettati. Per una qualche ragione inconfessabile qualcuno ha dato voce a un analista di Ubs Italia secondo il quale il risultato più probabile delle elezioni del 4 marzo  sarà “una grande coalizione”. Mi sono reso subito conto che era stato fatto un refuso dal solito giornalista distratto. Non era coalizione.

Mi sono rassicurato. Era ricominciato il film. Altrove intanto, e segnatamente in Germania dove si è votato a settembre e ancora non c’è un nuovo governo, uscivano i dati del commercio di novembre, che segnavano un +8,2% rispetto a novembre 2016, con un attivo commerciale di oltre 23 miliardi.

Sempre altrove, stavolta nel resto del mondo, ci si riempie con leggerezza di bond corporate Usa il cui valore è destinato a diminuire man mano che crescono i tassi, per la gioia degli acquirenti. Nessuno se ne preoccupa perché così va il mondo. E figuriamoci a casa nostra.

Ma la vera notizia del giorno ce la regala l’Ons britannico. L’istituto di statistica ha calcolato che negli ultimi quindici anni le donne britanniche hanno dovuto rinunciare a un’ora settimanale di tempo libero. Considerate che già era meno di quello che si godevano i maschietti. E poi che in questi quindici anni l’hanno pure aumentato.

Questo in Uk, dove l’authority per i diritti umani ha pure aperto un’inchiesta sulla Bbc accusata di di pagare meno le giornaliste rispetto agli uomini. Forse invece che alla Brexit la patria delle suffragette dovrebbe pensare a una Sexit.

A domani.

 

 

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