Cronicario: Il pil italiano al ballo del quaquaraquà


Proverbio dell’11 gennaio Quando non si ha l’ago, il filo serve a poco

Numero del giorno: -1,3 Perdita % pil in Sicilia nel periodo 2011-16

Siccome nome omen, come ricordano i nostri nonni, non bisogna stupirsi che uno che fa Sei di cognome sia portato a dare i numeri. Per sua fortuna costui è francese e perciò il signor Sei, che in Italia al massimo avrebbe un futuro da piazzista del Superenalotto, diventa monsieur Six, e per giunta Jean Michel, vincendo il campionato della sciccheria nonché l’incarico di capo economista di S&P, accordandosi perfettamente con la sua vocazione di numerologo.

Orbene, il nostro monsieur Six oggi ha dedicato un numero meraviglioso al nostro paese confermando a un nugolo di scribacchini assisi a bersi le sue previsioni sulle prospettive macroeconomiche francesi che “un’altra buona notizia (la prima era la crescita del Portogallo, ndr) è che gli italiani si sono uniti al ballo con il ritorno della ripresa”.

Poi, con quel filo di perfidia squisitamente parigina non dimentica di sottolineare che comunque “il pil italiano è ancora al di sotto di quello del 2007, ma in ogni caso ci sono segni di ripresa”, regalandomi un’improvvisa voglia di starnazzare di gioia.

L’entusiasmo scema giustappena leggo che monsier Six osserva come anche in Francia l’economia sia ripartita, salvo il fatto che c’è un problema: “Tende già a raggiungere il tetto massimo, che sembra del 2%”. Ciò in virtù del fatto che che “il problema francese è di offerta, non di domanda”.

Quando poi scopro che la Germania in termini di commercio estero è “riuscita a riequilibrare la bilancia commerciale” capisco che l’uomo dei numeri dà i numeri sul serio. Proprio l‘altro giorno la Germania ha comunicato un aumento dell’export a novembre dell’8,2% rispetto al 2016, e questo è il saldo fra export e import:

Se questo è equilibrio commerciale ho evidenti problemi di vista. Infine il capo economista conclude affermando di temere uno shock obbligazionario a causa dei rialzo dei tassi negli Usa e così improvviso capisco: ho sbagliato ballo.

E siccome son stanco di ballare a suon di numeri ballerini mi riposo leggendo le ultime sul commercio al dettaglio in Italia, cresciuto dell’1,4% su base annua e dell’1,1% rispetto a ottobre. Ma il ristoro dura poco perché si fa subito vivo il Codacons a guastare la festa giurando che il dato di novembre è drogato dal Black Friday. Neanche il tempo di digerirla, ‘sta notizia, che arriva Lufthansa che manda a dire al governo che serve una ristrutturazione “significativa” di Alitalia solo per cominciare a parlare di un accordo per l’acquisto. Mai ‘na gioia.

A domani.

 

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