Cronicario: Fermi tutti, arriva il terrore di Davos


Proverbio del 25 gennaio Due buoni oratori non valgono un buon ascoltatore

Numero del giorno: 6,2 Avanzo commercio extra Ue Italia in miliardi a dicembre

E’ partito e non vedo l’ora che arrivi lassù, in mezzo ai davosiani, che già il suo segretario del Tesoro ha mandato in panico ieri dicendo che il dollaro basso fa bene alla bilancia commerciale Usa. La qualcosa ha provocato un’eurezione ancora più potente di quella che ha suscitato Angela, che si scrive Anghela, il giorno delle nozze con l’Spd.

E partito perciò, e arriva presto. Ma prima che gli sequestrassero lo smartphone come si fa coi figli minorenni in volo, è riuscito a twittare ancora.

Si racconta di scene di panico in alta quota. Pare che le bianchissime nevi di Davos siano arrossite di vergogna, sciogliendosi persino per l’emozione. Anche perché nel frattempo le agenzie di stampa battevano delle perle come questa: “Trump vuole 25 miliardi di dollari per costruire muro Messico”. Anche se la mia preferita è questa: “Trump, piano per infrastrutture da 1700 miliardi dollari. Cifra piu’ alta di quella indicata finora”. Mi spiego meglio. All’epoca della campagna elettorale Trump aveva terremotato il mercato dei metalli (per non parlare del resto) spiegando che avrebbe messo sul tappeto un piano da 1.000 miliardi per le infrastrutture, generando appetiti pantagruelici fra i vari contractor. Oggi specifica che non saranno mille, ma 1.700. Caso più unico che raro di promessa non mantenuta al rialzo. Capirete che stress, per i nostri politici in campagna elettorale, doversi confrontare con un gigante del cazzeggio di tal fatta.

Conoscendoli, ci riusciranno di sicuro. Ma senza i soldi dello zio Sam sarà difficile andare oltre il cazzeggio puro e semplice. Intanto che aspettiamo l’arrivo di Mister T fra i davosiani, razza di sospetta provenienza aliena, non possiamo non notare che i cinesi hanno reagito molto signorilmente ai dazi usati contro i loro pannelli solari, sottolineando che la cooperazione è la direzione corretta nelle relazioni commerciali sino americane. Talmente dialogante, questa affermazione, che il segretario al commercio Wilbur Ross ha risposto al suo omologo cinese che gli Usa non vogliono una guerra commerciale ma solo riequilibrare i rapporti con gli asiatici respingendo il protezionismo cinese. Magari con quello Usa.

Capirete che di fronte a questo spettacolo il resto del Cronicario impallidisca. Dovrei raccontarvi della pallida Bce che tiene fermi i tassi e dice le stesse cose che ripete da settimane sul futuro del QE, magari credendoci pure mentre l’euro supera 1,25 sul dollaro come è successo poco fa? Figuriamoci. Oppure dovrei parlarvi del petrolio che ha superato i 7o dollari per il Brent? Tutta roba noiosa rispetto al Grande Cabarettista statunitense che peraltro, ci dice il nostro amato Supermario, ha suscitato alcuni timori in seno al consiglio direttivo Bce per le politiche della sua amministrazione. Però una cosa ve la voglio raccontare prima di salutarvi. Una bella statistica della Bis ci fa vedere una cosa molto interessante.

I crediti (o debiti se preferite) denominati in dollari fuori dagli Usa sono arrivati a 11 trilioni nel terzo trimestre 2017. La liquidità in valuta estera è sempre più abbondante là fuori e molti debitori hanno scelto il dollaro per nominare le proprie obbligazioni. Cosa succede a questi titoli quando il dollaro cala (per la gioia del segretario del Tesoro Usa)? Se foste creditori di questi debitori lo sapreste già.

A domani.

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