Cronicario: Mister T trasforma il 1 maggio: dalla festa del lavoro a quella del dazio


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Ora che vediamo agire Mister T nella sua forma migliore, che i lettori del Cronicario conoscono da tempi non sospetti, non dovremmo affatto stupirci per la circostanza che l’entrata in vigore dei dazi abbia finito con lo scatenare il caos nelle borse e nel mondo felpato delle relazioni internazionali. A parte la scontata reazione della Cina, che ha promesso dazi per tre miliardi su 128 prodotti made in Usa, è quella dell’Ue la più ardita, visto che senza mezzi termini qualche pezzo grosso (il premier belga Charles Michel) ha parlato di “pistola puntata alla tempia”, a significare l’atteggiamento vagamente gangsteristico dell’inquilino della Casa Bianca. D’altronde si sa che Mister T è un cattivone. E’ cattivo al punto da infischiarsene se la sua politica protezionista rischia di far regredire quel poco di crescita globale che a fatica si fa strada fra i debiti.

Quello che non si sapeva, ma non si finisce mai d’imparare, è che fosse anche subdolo al punto da fissare la scadenza dell’esenzione dall’Ue dai dazi al primo maggio, ossia la nostra amatissima festa del lavoro. Che a pensarci bene è una raffinatissima perfidia.

“Entro il prossimo primo maggio il presidente deciderà se continuare ad esentare questi Paesi dalle tariffe, in base allo stato delle discussioni”, ha fatto sapere la Casa Bianca, facendo marameo alla bella commissaria Ue al commercio Cecilia Malmstroem che aveva sottolineato su Twitter come “queste discussioni tra alleati e partner non devono essere soggette a scadenze artificiali”.

Sicché la scadenza resterà: a partire dalle 17.30 di oggi fino al 1 maggio siamo daziesenti. Dopodiché dipende da quanto saremo bravi. Perché Trump fa Trump, come dicono l’anagrafe e i fini analisti del nostro Paese. E Mister T fa Mister T.

A lunedì.

 

 

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