Il denaro italiano continua a migrare all’estero


L’ultimo bollettino economico di Bankitalia contiene un interessante aggiornamento sulla nostra contabilità che conferma non solo il buono stato di salute dei nostri conti con l’estero, ma anche il trend iniziato nel 2014, quando i capitali italiani hanno iniziato la loro migrazione fuori dai confini nazionali, spinti dalla fame di rendimento e anche dalla crescita del surplus delle partite correnti, ossia del saldo degli scambi con l’estero.

A tal proposito va segnalato che il buon andamento delle esportazioni, cresciute del 5,4% complessivamente nel 2017 a fronte di un +2,4% nel 2016, deve molto alle performance del settore farmaceutico e dei mezzi di trasporto. Purtroppo tale andamento positivo ha iniziato a dimostrare qualche incertezza a inizio di quest’anno, nel corso del quale l’export si è ridotto sia verso Ue che extra Ue. In ogni caso nel 2017 il conto corrente ha registrato un surplus di 47,3 miliardi, pari al 2,8% del pil (era il 2,6% nel 2016).

Il surplus strettamente commerciale si è ridotto, a causa dell’andamento della spesa energetica, ma il calo è stato compensato dall’incremento degli afflussi sui redditi primari, conseguenza fra le altre cose proprio dell’attività di investimento estero dei residenti italiani. Questo andamento è chiaramente visibile da questo grafico.

Nella sua osservazione, Bankitalia nota che “l’ampliamento del disavanzo dei servizi sono stati più che compensati dal miglioramento del saldo dei redditi primari; quest’ultimo ha interessato soprattutto la componente dei redditi da capitale,
in particolare quelli relativi agli investimenti di portafoglio”. Le rendite estere, insomma, compensano il maggior costo che il sistema paese ha dovuto sostenere per beni energetici e servizi. Un settore, quest’ultimo, nel quale l’Italia non riesce a esprimere una capacità soddisfacente malgrado alcuni miglioramenti, registrati per lo più nel settore legato al turismo.

Se i redditi derivanti dall’investimento dei capitali italiani ci hanno aiutato a chiudere bene il 2017, ciò dipende dal fatto che anche l’anno scorso è proseguita la “transumanza” di risorse nazionali all’estero. Prima di guardare i numeri però è interessante osservare che anche l’estero si è dimostrato interessato ai nostri titoli, visto che complessivamente sono stati acquistati dai non residenti 28,7 miliardi di titoli di portafoglio, 3,6 miliardi dei quali sono titoli pubblici.

Dal canto loro, gli italiani hanno continuato ad acquistare titoli esteri. Le attività hanno raggiunto i 127,1 miliardi “proseguendo il processo di diversificazione internazionale del portafoglio in atto dal 2014”. Gli investimenti hanno interessato per lo più quote di fondi comuni (91.5 miliardi). Sono ripresi gli acquisti di azioni mentre sono diminuiti quelli di debito.

Questi andamenti hanno migliorato significativamente la nostra posizione netta sull’estero. Alla fine del quarto trimestre i debiti complessivi verso l’estero sono diminuiti al 6,7% del pil “un valore di quasi 18 punti percentuali inferiore rispetto
al picco registrato a marzo del 2014”. Un elemento di stabilità del nostro quadro macroeconomico “comprato” coi soldi degli italiani portati all’estero. Finché dura.

 

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