Cronicario: Fra il dire e il fare c’è di mezzo il nominare


Proverbio del 30 luglio La gentilezza batte la forza

Numero del giorno: 6.200.000 Italiani che hanno ripetuto gli esami di guida

Poi dice che il governo non governa. Eccome se governa: con un paio di post su Facebook il ministro del trasporto amoroso ha silurato e nominato i vertici delle FS, che sta per Ferrovie Sovrane, ne caso vi fosse sfuggito. E quanto ci ha messo? Niente: un battito d’ali. Licenziati via social a metà della settimana scorsa, i nuovi vertici sono stati nominati stamattina, mentre l’Italia boccheggiava sotto il caldo africano.

Lo so, adesso mi direte che è molto più facile cambiare gli amministratori che governare, ma è chiaro che siete prevenuti. Fra il dire e il fare c’è di mezzo il nominare lo sanno tutti. Peraltro ormai è chiaro che usano una tattica sopraffina. Il ministro uno e bino temporeggia, chessò invita 62 sigle a parlare di Ilva, in un delirio di assemblearismo egalitario, e gli altri nominano come se non ci fosse un domani: i vertici del ministero del Tesoro, quelli della Cdp e persino la presidenza Rai, dove hanno provato a mettere uno che gli piace. Cosa inedita nel panorama italiano.

State certi che prime delle meritatissime vacanze (innanzitutto le mie) il medagliere delle benedizioni ministeriali si arricchirà ancor di più finendo di lacerare quel che resta della nostra concordia sociale. In compenso ci guadagneremo tempo, calma e riflessione su quelle che sono le partite davvero delicate che attendono di essere governate sul serio: chessò la solita Ilva, l’Alitalia, il miracolo decreto Dignità, ormai in versione 2.0, come ci ricorda il ministro Bino, e, dulcis in fundo, la legge di bilancio, dove il governo, finalmente tornato dalle vacanze dovrà finalmente dare prova reale di sé. Dice, l’altro ministro tuttologo, che l’importante è incardinare i provvedimenti. Basteranno un paio di tweet magari.

Nel caso (assai ipotetico) che abbiate ancora voglia di occuparvi di cose serie, vi segnalo l’ultima chicca in casa Bis, ossia le statistiche sulla liquidità globale, che mostra come l’unica cosa che non ci manca, in questo periodo vagamente disgraziato, sono i soldi.

Il credito in dollari alle non banche fuori dagli Usa, nel primo trimestre 2018 è cresciuto del 7% rispetto a un anno fa, quello in euro addirittura del 10%. L’uno vale 11,5 trilioni, l’altro 3,1 (di euro). Fra le altre cose, 3,7 di questi trilioni sono crediti verso le economia emergenti, verso le quali il boom, guidato da emissioni obbligazionarie, è stato del 16% rispetto a un anno fa. Questa montagna di denaro, che rappresenta debiti, gira intorno a noi minacciosa come una gigantesca cambiale in attesa di essere pagata, il cui peso specifico dovrebbe far tremare le vene ai polsi a chi (come noi) deve rinnovare ogni anno una quantità di debito pubblico pari al pil della Grecia. Ma non ditelo ai nostri. Si potrebbero distrarre.

A domani.

 

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