Sfida digitale fra potenze attorno al Polo Nord


L’apertura della ferrovia fra la città finlandese di Kouvola e quella cinese di Xian ha improvvisamente fatto capire agli osservatori che la penetrazione europea da Nord delle merci cinesi, analogo per importanza a quella che procede da Sud passando dal Pireo, passa per la fredda Finlandia. In tal senso, Grecia e Finlandia, due paesi diversissimi per latitudine ed economia condividono questa strana circostanza che somiglia a un destino: sono due importanti terminali del capitale cinese che si dirige a passo di carica verso l’Europa. Anzi, verso l’eurozona, alla quale appartengono entrambi.

Se fosse solo una questione di ferrovie forse pochi ci avrebbero badato. Ma la collaborazione fra cinesi e finlandesi è assai più strategica. I novemila chilometri di strada ferrata che uniscono la Cina alla Finlandia, sui quali viaggiano chilometri di container pieni di merce cinese impallidiscono persino di fronte al più ambizioso piano, raccontato dalle cronache del dicembre scorso, per posare in terra Artica 10.500 chilometri di fibra ottica grazie ai quali “digitalizzare” il circolo Polare e creare la connessione internet più veloce al mondo fra la Cina e l’Europa con l’obiettivo, chissà quanto concreto, di concludere i lavori entro un paio di anni. La qualcosa è una perfetta rappresentazione dell’ambizione cinese di usare sempre più l’Artico come rotta di collegamento con l’Europa, per le merci come per i dati. Si stimano riduzioni degli attuali tempi di percorrenza intorno al 40%, sia che si tratti di cargo che di bit. Questa è una ragione più che sufficiente per guardare all’Artico come la nuova rivoluzione geoeconomica del XXI secolo. E spiega perché la Cina non poteva non partecipare. Anche in ragione del fatto che è una delle più forti produttrici mondiali di fibra ottica.

Portare un cavo di fibra ottica attorno al circolo polare non è un lavoro semplice. La Cina deve trovare intese con molti paesi artici senza esserlo a sua volta, come mostra con chiarezza il grafico pubblicato sopra tratto da un recente bell’approfondimento proposto da Ispi. La Finlandia, che sta investendo molto per proporsi come data hub (di recente ha lanciato un collegamento veloce con la Germania) è uno di questi stati, anche se certo il più importante rimane la Russia, con la quale i cinesi ormai hanno un robusta consuetudine “artica” cementata dallo sfruttamento del gas liquido prodotto nella penisola di Yamal.

Ma a ben vedere la piccola Finlandia non è meno strategica. Sempre Ispi ci ricorda un’altra ferrovia, per la quale sono in corso colloqui fra i due paesi, per collegare Rovaniemi in Lapponia, a Kirkenes, la cosiddetta “nuova Rotterdam”, porto norvegese al confine russo e terminale polare europeo dei container asiatici.

Un progetto che ricorda la ferrovia con la quale la Cina pensa di attraversare l’Europa centro orientale partendo dal Pireo.

Ma soprattutto finlandese è la Cinia group Oy, compagnia statale che ha un ruolo importante nel progetto del cavo in fibra lungo il passaggio nord-orientale e che ha trovato nei cinesi un partner di buona volontà e di altrettanto buona dotazione finanziaria. In particolare si è fatta avanti China Telecom, in perfetta sintonia con la digital silk road cinese, probabilmente in considerazione del fatto che si prevede che il traffico dati fra Europa e Asia triplichi nei prossimi cinque anni e la banda non è mai abbastanza. Peraltro i cavi esistenti che uniscono l’Asia e l’Europa passano lungo luoghi affollatissimi e soggetti a enormi difficoltà come lo stretto di Malacca e il Canale di Suez. Gli stessi luoghi, con relative strozzature di traffico, dove passa gran parte del commercio marittimo che unisce i due continenti.

Il progetto sino-finlandese, che trova fra i possibili partecipanti anche Russia, Giappone e Norvegia, si trova a dover concorrere con un’altra iniziativa, stavolta portata avanti dalla statunitense Quintillion, società basata in Alaska, che ha concluso a fine 2017 la prima fase di posa, delle tre previste, di un cavo sottomarino dalla Gran Bretagna al Giappone, lungo Canada e Alaska che in parte si sovrappone al progetto della finlandese Cinia.

Questi due progetti concorrenti, una volta conclusi, faranno dell’Artico una delle zone meglio connesse al mondo con tecnologia di ultima generazione e reti velocissime. E non sono neanche gli unici. Nell’arco di pochi anni il Polo sembra destinato a diventare una piattaforma ideale per sostenere e favorire i commerci che si svolgeranno lungo le rotte “analogiche” che vengono realizzate per l’occasione. Si pensi alle varie infrastrutture che stanno sorgendo lungo i porti polari. Il profondo Nord diventa terra di conquista anche per compagnie di telecomunicazioni, quindi, che però non sono semplici aziende ma portatrici di notevoli interessi. Dietro le compagnie ci stanno gli stati, più o meno direttamente. Per questo la corsa all’oro digitale partita al Polo Nord rischia di trasformarsi nell’ennesimo scenario di tensione fra Cina e Stati Uniti con l’Europa nello scomodo ruolo a metà fra il vaso di coccio e il cavallo di Troia. Tutti convergono verso il Polo. Ormai non più soltanto geograficamente.

(2/fine)

Prima puntata: L’ascesa silenziosa della via digitale della seta cinese

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