La crescita Usa sorprende ma non convince


E’ stata una notevole sorpresa, peraltro piacevole, per gli economisti della Fed scoprire di aver sbagliato al ribasso le previsioni di crescita sull’economia americana formulate a marzo 2017. All’epoca gli Usa si immaginavano lenti e ingolfati, con una crescita ben al di sotto dei loro standard, un’inflazione che lentamente convergeva verso i target della Fed e un’occupazione in ripresa ma ancora scarsamente produttiva. E in effetti il 2017 non è stato un anno entusiasmante per l’economia Usa. Alla fine è cresciuta di più l’eurozona, ed è tutto dire.

Nel 2018, però, è arrivato il colpo di scena. La Fed, come ha notato il presidente della Fed di S. Louis James Bullard in un recente intervento, ha avuto la “sorpresa” di osservare un economia che cresce ben al di sopra delle sue previsioni, con nuovi record di borsa e ormai in sostanziale piena occupazione, con una capacità produttiva ormai tiratissima. Ciò ha permesso alla Fed di mantenere il percorso di rialzo dei tassi previsto nel 2017, all’epoca delle previsioni assai meno incoraggiati, come se fossero state rispettate. Ciò significa in sostanza che la politica monetaria è stata assai meno tirata di quanto avrebbe richiesto la crescita realmente osservata e quindi che di fatto è del tutto giustificato, almeno secondo gli standard più comune, pensare a nuovi rialzi di tassi.

Questi pochi grafici riassumono la situazione.

A fronte della proiezione del 2017, abbiamo questi andamenti reali di crescita.

Peraltro questo andamento è stato sorprendente anche perché in decisa controtendenza rispetto a quanto accaduto nelle altre economie più rilevanti.

Ciò si è associato a un callo della disoccupazione Usa assai più marcato di quanto si pensasse un anno fa.

Questo andamento divergente fra previsioni e dati reali viene confermato anche dal tasso di inflazione dei prezzi al consumo, che è stato più alto di quanto previsto anche se si prevede finisca col convergere col target nel breve periodo.

Mentre l’inflazione core, quindi al netto di cibi freschi ed energia, è risultata coerente con le previsioni anche se si prevede possa salire qualche decimale sopra il target nei primi mesi dell’anno prossimo.

A fronte di questi andamenti macro, la politica monetaria ha proseguito secondo quanto si prevedeva un anno fa.

La Fed ha potuto proseguire senza troppe scosse il suo programma di normalizzazione monetaria mentre la crescita più accelerata ha gonfiato i profitti delle aziende e di conseguenza i mercati azionari. A ciò si è associato un crescente rafforzamento del dollaro, che si era indebolito nel corso del 2017. Ma è che chiaro che tutto ciò è stato favorito da una politica monetaria che è rimasta espansiva se confrontata col gli andamenti dell’economia, come mostra questo grafico che confronta l’andamento dei tassi attuali con quello che sarebbe stato coerente con l’applicazione della Taylor rule. Il che ha consentito ai mercati di digerire meglio la normalizzazione monetaria, al netto delle tensioni che si sono registrate su alcune economie emergenti.

Rimane la domanda se questa “sorpresa” sia destinata a esaurirsi nell’arco del prossimo anno oppure no. Rispondere non è semplice: come abbiamo visto le previsioni scantonano facilmente. Ma volendo fare una congettura, Bullard parte da un presupposto difficilmente contestabile. Ossia che “il tasso di crescita potenziale degli Stati Uniti sia relativamente basso, in parte a causa degli andamenti demografici”. La crescita della forza lavoro negli Usa, infatti, rallenta fin dal 2008 e di conseguenza “gli Usa necessiterebbero di una produttività maggiore per mantenere il tasso di crescita corrente”. Il che non è impossibile, ma richiede un miglioramento quantitativo e qualitativo degli investimenti.

Il problema è che i dati sono scoraggianti. Per raggiungere questo obiettivo gli Usa dovrebbero recuperare i tassi di produttività raggiunti fra la fine degli anni ’90 e la metà degli anni Dieci del XXI secolo.

Se la produttività del lavoro crescesse del 2,9% l’economia Usa raggiungere un tasso di crescita potenziale del 3,4. “Questo switch è una possibilità – conclude Bullard – ma fino ad ora non si è realizzato”. Sorpreso sì. Convinto meno.

 

 

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