Incidente automobilistico per il pil tedesco


E’ stato un incidente, o almeno così pare leggendo l’ultimo bollettino economico della Bundesbank, il calo trimestrale del pil dello 0,2% registrato in Germania. Un incidente automobilistico, per la precisione, determinato dal robusto calo della produzione di autoveicoli (-1,5%) che ha avuto un impatto negativo sul pil pari allo 0,4%. Per fortuna il settore delle costruzioni, pure se in rallentamento rispetto al secondo trimestre, è cresciuto nel terzo dello 0,5% e questo in qualche modo ha compensato lo slump dell’automotive, che certo non ha tratto giovamento dall’incertezza normativa e da quella che deriva dalle tensioni commerciali con gli Usa. Così come non ha aiutato il calo della domanda delle famiglie. I consumatori, anche loro stressati dall’incertezza sulle norme per le emissioni automobilistiche e dall’aumento della spesa energetica, hanno tagliato i loro acquisti al dettaglio, finendo magari col rimandare anche gli acquisti di automobili. A ciò si aggiunga “il massiccio crollo delle esportazioni di autoveicoli”, che “ha anche causato un calo delle esportazioni complessive”. Un trimestre nero, insomma, per cause che appaiono più circostanziali che strutturali. Almeno questa è l’opinione della Buba, secondo a quale “nonostante questi effetti temporanei una tantum, il boom economico in Germania continua”.

A sostegno di questa analisi c’è il fatto che anche nel terzo trimestre la performance del mercato del lavoro è stata solida, con ulteriori progressi nell’occupazione e il tasso di disoccupazione che si è ridotto ancora dello 0,1%, arrivando al 5,1%. Il problema semmai è che la domanda di lavoro cresce più velocemente dell’offerta “ed è per questo che l’immigrazione gioca un ruolo determinante”, scrivono gli economisti della banca. Infatti “da quando il numero dei migranti è iniziato a declinare”, si sono registrati maggiori tensioni sul mercato del lavoro. Addirittura gli esperti ipotizzano che “diventerà sempre più difficile per le imprese trovare lavoratori affidabili e qualificati”.

E tuttavia le previsioni sono incoraggianti. La Buba prevede che già dall’ultimo quarto del 2018 tornerà il sereno sulla crescita tedesca, con la produzione e l’export di nuovo in crescita. A superare il rallentamento dovrebbe contribuire anche il consumo privato che “tornerà ad assumere il suo ruolo di principale driver della crescita”. Insomma, l’incidente “automobilistico” dovrebbe rapidamente essere riassorbito.

Ovviamente questa previsione non tiene conto di eventuali complicazioni che possono scaturire dall’ulteriore incattivirsi del commercio internazionale. La stessa Buba, stavolta nella sua ultima Financial stability review dedica un breve capitolo alle complessità dell’automotive, al centro di una diatriba con gli statunitensi, che ha la caratteristica di essere “pesantemente coinvolto nelle catene internazionali del valore”. Detto diversamente “può essere particolarmente colpito da misure che restringono il commercio”. Ricorderete che nel giugno scorso gli Usa hanno iniziato iniziato un processo che si propone di introdurre tariffe del 20% sulle importazioni di auto che potrebbero coinvolgere anche l’Ue. Malgrado queste misure non siano state ancora applicate e definite, gli esperti hanno già fatto i conti e stimato che un aumento delle tariffe del 25% ridurrebbe il pil della Germania di 5 miliardi, ossia dello 0,16%.

Ma aldildà del dato macro, sono le implicazioni micro a preoccupare gli economisti della Banca, Il mercato Usa, infatti, pesa fra il 15 e il 30% delle imprese che compongono l’indice del settore automotive europeo e si è già osservato l’aumento del premi di rischio sui CDS delle tre principali imprese automobilistiche tedesche. Peraltro non è un problema che riguarda solo la Germania, come questo grafico raffigura molto chiaramente.

Se l'”incidente” tedesco dovesse ripetersi, molti dovranno prestare assai più attenzione alla guida. A cominciare da noi.

 

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