La sottile linea rossa della monetizzazione


Poiché sta crescendo, e crescerà anche in futuro, la tentazione di sbarazzarci dell’enorme quantità di debiti che abbiamo cumulato, che per quanto si faccia finta di nulla genera diversi problemi, vale la pena concedersi un piccolo excursus attorno a una parola che oggi viene pronunciata senza più alcuna remora, e anzi auspicata quale rimedio salvifico, e persino ovvio, ai mali del nostro tempo: la monetizzazione. Che possiamo interpretare come strumento per la “cancellazione” dei debiti, ma, in generale, anche per la creazione di moneta da distribuire alla popolazioni. L’helicopter money, come è stato autorevolmente chiamato.

Prima di provare a scrutare nei dettagli, vale la pena concedersi una breve riflessione. Chi sostiene l’idea che si possa “monetare” all’infinito, cova in sostanza l’illusione (monetaria) che le risorse siano infinite. Per costoro non c’è nessun limite all’emissione di moneta finché il sistema è in grado di impiegarlo senza surriscaldarsi generando inflazione. E anche qualora ci fosse inflazione, servirebbe a ridurre il valore dei debiti reali, e quindi, entro certi limiti, sarebbe persino benefica.

Questa visione si contrappone a quella che giudica la moneta, in quanto espressione del sistema economico, una risorsa scarsa anch’essa e che pertanto deve essere gestita in maniera oculata, preservandone il valore che poi rappresenta la garanzia della stabilità dei prezzi, che la moneta misura. Nel tempo questa scuola di pensiero ha individuato nel Gold standard uno dei migliori esperimenti monetari riusciti, e questa idea anima anche i minatori di Bitcoin, dove la quantità di moneta è addirittura fissa.

In mezzo a queste due grandi correnti che animano da secoli il dibattito fra chi sostiene le valute fiduciarie, i cosiddetti cartalisti, e chi quelle a valore intrinseco, sostenitori della moneta-merce, ce ne sono infinite altre. Ma nell’economia mainstream queste svariate pulsioni hanno trovato nella banca centrale la perfetta camera di compensazione.

Nel tempo straordinario che stiamo vivendo ormai da anni, iniziato nel 2008 con il QE della Fed e proseguito fino ad oggi con i rubinetti delle banche centrali aperti a più non posso a causa della pandemia, è del tutto naturale che molti si chiedano cosa debbano farci le banche centrali con tutti questi titoli di stato. Non sarebbe tutto più semplice se si cancellassero? In fondo le Banche li hanno comprati creando moneta dal nulla e quindi niente di meglio che annullare questi asset per “liberare” gli stati dai debiti. Una scorciatoia, che però non porta da nessuna parte. O almeno in nessun posto dove ci piacerebbe stare.

Al momento, come abbiamo detto, le banche centrali stanno comprando titoli di stato e del settore privato. Tecnicamente aumentano il loro bilancio sul lato del passivo, aumentando le riserve delle banche commerciali che glieli vendono, e parallelamente sul lato dell’attivo dove scrivono il valore delle obbligazioni acquistate. In questo modo teoricamente non c’è creazione netta di moneta perché i titoli di stato vanno a scadenza e, se non vengono riacquistati, il denaro torna alla banca centrale, che vede diminuire dello stesso ammontare degli attivi scaduti le passività (riserve bancarie o contante).

Questo è il compromesso che finora ha retto il gioco della politica monetaria globale, basato su tassi azzerati e grandi quantità di titoli acquistati sui mercati secondari dalle banche centrali. Ma il gioco inizia a mostrare la corda. Ed ecco che si palesano le nuove idee. Nuove poi neanche tanto.

Per ricordare quanto sia antica la tentazione di usare espedienti, inutilmente in quanto la realtà esige comunque tributo, vale la pena ricordare le parole che l’allora governatore di Bankitalia Luigi Einaudi scrisse nelle sue Considerazioni finali del 1946, che dovremmo rileggere tutti, visto che raccontano dell’inflazione italiane del dopoguerra che oggi così tanti evocano quando parlano di dopo Covid. “Vi è un momento – dice – nel quale lo stato chiedendo biglietti all’istituto di emissione per far fronte ad un aumento di spese, non ottiene più nessun vantaggio dalla maggiore spesa. La stampa dei biglietti è fatta a vuoto”. Questa è la sottile linea rossa della monetizzazione.

(2/segue)

Puntata precedente: La tentazione inconfessabile di far sparire i debiti

Puntata successiva: Cosa succede se la banca centrale cancella il debito del governo

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