Cartolina. La pandemia del contante


Se al posto dell’oro mettiamo il denaro, vale sempre l’emistichio di Virgilio che dispregiava l’auri sacra fames. C’è un’esecranda fame di contante, diremmo noi oggi, mentre con fatica proviamo a maneggiare fiumi di denaro compressi dentro a un microchip e ai piani alti del sistema si studia come rendere sempre più digitale, e quindi evanescente, il mezzo di pagamento. Tendenza coerente col tempo effimero che ci è capitato di abitare, ma in netto contrasto con la consuetudine. L’uomo ci ha messo secoli per transitare dall’oro alla banconota e difficilmente ce ne vorranno meno per convincerlo a sostituire quei pezzi di carta anonimi, non tracciabili e stipabili a volontà senza alcun costo, con una diavoleria che chissà chi controlla e a quali fini. Nei tempi delle app onnipresenti e della seduzione onnicomprensiva della tecnologia, rimane il desiderio di essere liquidi e invisibili, come mostra la notevole domanda di cash registrata durante la crisi Covid. Che ha mostrato l’altra faccia della pandemia. Quella del contante.

Un Commento

  1. Francesco Barone

    Egr. dott. Sgroi, a confermare e suggellare l’accostamento in negativo tra oro e denaro nella citazione dell’Eneide virgiliano, da lei richiamata, fa eco quella di Plinio Il Vecchio (Naturalis Historia – libro XXXIII, § 42 : “Il crimine successivo fu di colui che per primo coniò il denaro con l’oro..”. Certamente quella materia rilucente, che continua a sollecitare le fantasie degli uomini da tempi immemorabili con un potere ipnotico, è uno dei tanti segni della fragilità e dell’insicurezza psicologica degli esseri umani che si manifestano insieme a manie di grandezza e protagonismo, specie in Paesi dove dominano regimi autocratici-dittatoriali (veda suo articolo: “La corsa all’oro…”). Sarebbe molto interessante approfondire la questione con argomentazioni documentate che danno dimostrazione inconfutabile della (quasi) totale vacuità e pericolosità dell’oro.
    In quanto alla smania di manipolare denaro contante non vi è solo una questione di informazione, di cattive abitudini, di un’atavica diffidenza tra cittadini e istituzioni, ma anche il proposito recondito di molti a trarne benefici supplementari attraverso un uso “non convenzionale”. Certamente le reticenze e la scarsa passione dimostrate delle autorità monetarie sia nazionali che comunitarie nell’agevolarne la sostituzione , a fronte di improbabili invettive e proclami circa l’uso scorretto di tale mezzo, non hanno molto aiutato la gente comune a disaffezionarsi forse perché non ha ancora capito che questo “seme” (la banconota) vale quanto la credibilità di chi ne garantisce la qualità (le Istituzioni Pubbliche), l’abilità di chi lo semina (l’Autorità Bancaria), la fertilità del terreno nel quale viene sparso (il sistema economico-produttivo); che sia materializzato o virtuale non fa differenza il suo DNA sono solo “informazioni”.
    Certamente sembra un paradosso che la materialità della moneta cartacea aiuti a cancellare ogni traccia delle transazioni effettuate, mentre l’immaterialità degli altri mezzi ad evidenziarle.

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