Gli investimenti energetici occidentali non decollano

L’ultimo bollettino della Bis racconta che malgrado la crisi energetica provocata dall’attacco russo in Ucraina, le compagnie energetiche delle economie avanzate non sono ancora riuscite a recuperare un livello soddisfacente di investimenti, che pure dovrebbero servire a generare flussi di produzione alternativa a quella russa, che tutti dicono di voler sostituire.

Gli economisti della banca hanno calcolato che gli investimenti nell’upstream, ossia quelli per esplorazioni e sviluppo di nuove fonti, sono in media più bassi del 30 per cento rispetto al 2019, e rappresentano una quota marginale del flusso globale di investimenti che le prime 50 compagnie energetiche mondiali hanno svolto nel mondo. E questo malgrado i costi dell’energia in crescita, che pure dovrebbero stimolare gli investimenti per la produzione.

In qualche modo questa disaffezione viene spiegata con la ricerca di nuove politiche di produzione energetica che tengano conto della questione climatica. Ma certo esiste un chiaro conflitto fra le esigenze del presente e le speranze per il futuro. Sarebbe bello avere energia illimitata e pulita. E invece dobbiamo vedercela con energia limitata e in gran parte sporca, prodotta anche in posti complicati. Ci agitiamo insomma, fra sogni e realtà. E intanto dormiamo.

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