Rimangono solo i pesci piccoli nella trappola degli ETF sull’oro

Ora che le borse vengono giù, atterrate dai missili, vale la pena concedersi un approfondimento su uno dei fenomeni finanziari più curiosi degli ultimi mesi sul quale si sono esercitati molti analisti: la crescita rimarchevole delle quotazioni dei metalli preziosi, e segnatamente oro e argento, in modo assolutamente non coerente con l’esperienza storica.
In passato, infatti, le quotazioni dell’oro sono cresciute per lo più nelle fasi di instabilità finanziaria. Nei mesi scorsi, invece, l’oro è cresciuto insieme a tutto il resto.
Per comprendere le ragioni di questi andamenti scorriamo l’ultima rassegna trimestrale della Bis, che dedica un breve approfondimento alla questione.
I dati mostrano che dopo forti guadagni nel 2025 e un ulteriore balzo all’inizio di gennaio 2026, i prezzi dell’oro e soprattutto dell’argento sono crollati alla fine di gennaio. Dopo essere raddoppiato nel 2025 e aver registrato un aumento superiore al 50% nel gennaio 2026, il prezzo dell’argento è sceso di circa il 30% in un solo giorno alla fine di gennaio. L’oro ha seguito un andamento sostanzialmente simile, ma meno estremo.
Il crollo dei metalli preziosi, spiega la Bis, sembra coincidere con cambiamenti nelle aspettative sul dollaro statunitense e sul percorso della politica monetaria, ma risulta difficile spiegarlo pienamente sulla base delle variazioni dei fondamentali economici.
Alla base della correzione, infatti, ci sono meccanismi tecnici che sono direttamente correlati con il tipo di strumento scelto per entrare nel mercato. Il riferimento è agli ETF a leva, che sono stati destinatari di ampi flussi economici da parte soprattutto degli investitori retail.
E’ stato infatti proprio il settore retail la principale fonte di afflussi nei fondi su argento e oro nel periodo che ha preceduto l’episodio di correzione. Questi acquirenti hanno canalizzato le proprie risorse attraverso exchange-traded funds (ETF). Al contrario, gli investitori istituzionali hanno mantenuto posizioni stabili o hanno persino ridotto l’esposizione (Grafico sopra al centro).
Da tempo gli investitori retail trovano conveniente utilizzare gli ETF per ottenere premi persistenti degli ETF su oro e argento rispetto al loro valore patrimoniale netto (NAV). Quando i prezzi hanno invertito la tendenza alla fine di gennaio, questi premi si sono rapidamente compressi e, nel caso dell’argento, si sono trasformati in sconti pronunciati, coerenti con un brusco cambiamento nei flussi. “L’impronta delle operazioni destabilizzanti degli ETF con leva sembra essere cresciuta nel contesto dell’euforia guidata dagli investitori retail nei mercati dei metalli preziosi”, sottolinea la Bis.
Questo ricorso massiccio agli ETF fa finito col mutare le dinamiche del mercato che in pratica si sono capovolte. Non era più il mercato a prezzare gli ETF, ma il contrario.
“Le liquidazioni innescate dai margini hanno ulteriormente amplificato il ribasso. I rapidi cali dei prezzi hanno aumentato i margini di variazione sulle posizioni in futures e diverse borse hanno irrigidito i requisiti di margine iniziale durante l’episodio”, spiega ancora. Col risultato che “le pressioni di finanziamento risultanti hanno costretto gli operatori più esposti alla fase di ribasso a ridurre la leva, in modo simile a quanto avvenuto in precedenti episodi di stress”. In sostanza questi strumenti sono diventati prociclici, aggravando la crisi.
Cambiano la note, viene da dire, ma la musica no.

Gent. dott. Sgroi,
A parte il linguaggio tecnico dell’articolo, altamente specializzato, che riesco a seguire con qualche difficoltà, ciò che mi sorprende e mi inquieta è la sostanza dell’argomento. Già faccio molta fatica ad accettare che in ogni parte del mondo si continui a vagheggiare intorno al valore dell’oro (et similia). Proprio mi è impossibile credere che menti raziocinanti gli attribuiscano un’utilità pratica funzionale ai bisogni reali dell’uomo che non riesco a percepire in nessuno dei suoi usi, al di là di un risibile 10-12% della sua produzione corrente. Se poi si arriva a trattare di prodotti finanziari costruiti sulle oscillazioni delle quotazioni di questa o altre materie simili mi sembra di essere nel mondo fantastico dei fumetti: ai confini della realtà!
Distinti saluti
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Buondì,
non siamo ai confini della realtà, ci siamo proprio dentro. Il fatto che questa realtà sembri fantasiosa credo dipenda dal fatto che la fantasia è lo strumento principe attraverso il quale produciamo la realtà.
Fuori di metafora, la finanza è stata sempre creativa, dovendo inventare strumenti capaci di far girare i soldi. Pensi soltanto alle fiere medievali dove si scambiavano le cambiali, quando il metallo era praticamente assente e tuttavia esistevano gli scambi. Il compito della finanza è la circolazione per favorire gli scambi commerciali. Poi quando la circolazione diventa fine a se stessa, e quindi usa qualsiasi pretesto – oggi ieri l’oro, ieri l’altro le crypto – pur di far crescere i volumi non dovremmo accusare la finanza, ma il mondo che la produce, ossia le nostre società. Ma forse questo discorso ci porta troppo lontano.
Grazie per il commento
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Al mio omonimo Francesco e al dott. Maurizio Sgroi vale la pena di segnalare, in merito all’oro e al suo uso più corretto, questo passo di uno scritto di Lenin: “Quando trionferemo su scala mondiale utilizzeremo l’oro per edificare pubbliche latrine nelle vie di alcune delle più grandi città del mondo. Questo sarebbe l’impiego più «giusto» e più evidentemente edificante che si possa fare dell’oro per le generazioni che non hanno scordato come per l’oro furono massacrati dieci milioni di uomini e altri trenta furono storpiati nella «grande» guerra «liberatrice» del 1914-1918… Chi vive tra i lupi impara ad ululare. E in quanto a sterminare tutti i lupi, come converrebbe in una società umana ragionevole, ci atterremo al saggio proverbio russo: «Non vantarti quando parti per la guerra ma quando ne ritorni»…” (V. I. Lenin, L’importanza dell’oro oggi e dopo la vittoria completa del socialismo, 6-7 novembre 1921).
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Salve,
A proposito di lupi segnalo a entrambi che lupi e formiche sono i protagonisti dell’ultimo libro che ho scritto con Roberto Menotti e che si intitola, non a caso, la sfida della democrazia.
Lo trovate su Amazon e altrove.
Saluti e grazie per il commento
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