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Il legame inestricabile fra governo e banca centrale

Serviva davvero un’ondata inflazionistica per ricordare a tutti noi quanto sia profondo e inestricabile il legame che unisce i governi alle loro banche centrali? Ovviamente no. E tuttavia da quando queste ultime hanno iniziati ad alzare i tassi, che significa fare una politica monetaria restrittiva, sono cresciute di intensità le esortazioni al governo a fare la stessa cosa con la politica fiscale, che di quella monetaria è semplicemente la gemella diversa. E questo per la semplice ragione che governo e banca centrale sono emanazioni della stessa entità: il potere pubblico.
Ed ecco che la “finzione” che nei secoli ha dato vita a questi due soggetti diversi viene svelata. Il fatto è molto semplice: il potere pubblico, lungo un’evoluzione secolare che ho raccontato nella mia Storia della ricchezza, ha imparato che la gestione di un processo complesso come quello economico aveva bisogno di soggetti capaci di manipolare separatamente i debiti e i crediti di un’economia, con l’evidente sottotitolo che dovevano sostenersi a vicenda.
Così la banca centrale mette fra i suoi asset i debiti del governo e usa i suoi debiti – la cosiddetta base monetaria – per far funzionare l’economia (compresa quella del governo) che origina le risorse attraverso le quali il governo paga i suoi debiti. Ne abbiamo parlato tante volte, anche approfondendo, quindi non serve ripetersi.
Il fatto nuovo è che oggi questo meccanismo venga messo alla prova nella sua resilienza per la semplice ragione che l’inflazione, che alza i tassi di interesse, grave sulla montagna di debito che governo e banca centrale hanno cumulato, sebbene su diversi lati del bilancio.

I governi riusciranno a rassegnarsi alla moderazione fiscale? E le banche centrali, che già iniziano a manifestare perdite sui titoli a causa del rialzo dei tassi al quale sono costretti, riusciranno a mantenere la barra dritta?
La risposta a queste domande ha a che fare col modello di sviluppo che andremo a costruire nei prossimi anni. La Bis, che affronta questo tema nella sua relazione annuale, ha fatto capire con chiarezza che il sistema sta testando le sue “resistenze”. Ciò che ne verrà fuori non possiamo saperlo. Ma immaginarlo si. E forse dovremmo.
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