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Cartolina. Quando eravamo rentier

Sembra davvero tramontata l’epoca in cui i nostri conti esteri potevano trarre qualche beneficio dalle rendite dei nostri investimenti finanziari. Ormai dalla metà del 2023, complici una serie di fattori che non serve qui riepilogare, si è interrotta la lunga serie di saldi positivi dei redditi primari che contribuivano a stabilizzare il nostro saldo corrente, ossia uno dei principali sostegni della nostra economia. Poiché non riusciamo a “sfondare” nel settore dei servizi e i redditi sono andati, sono rimaste solo le merci ad alimentare il nostro attivo con l’estero. E va bene così, ma era meglio prima. Quando eravamo rentier.

Cartolina. Un buon servizio

L’Ocse osserva, nei trimestri vicino a noi, l’appiattimento del commercio internazionale, che risulta dal saldo sostanzialmente nulla fra l’andamento (negativo) del commercio dei beni e quello (positivo) dei servizi. E se l’andamento piatto del commercio non è certo una sorpresa, in un mondo che si sorprende continuamente in emergenza, l’andamento dei servizi invece è una lieta notizia che conferma un sospetto: il ruolo crescente dell’economia immateriale nell’economia internazionale. Certo non bastano certo un paio di trimestri a convincersene. Ma la tendenza fa capolino da tante cose, non ultimo l’uso crescente di denaro non fisico. Come paese dovremmo farci un pensierino, visto che il nostro conto corrente espone un costante deficit nella partita dei servizi a vantaggio di quella delle merci. Certo, non è facile. Fare un buon servizio significa tante cose. Molte forse le abbiamo dimenticate.

Cartolina. Contanti saluti

Anche nell’Eurozona il contante perde fascino. Se ancora sfiora il 60 per cento la quantità di operazione svolte in contanti, il valore di queste operazioni regolate con strumenti elettronici è ormai superiore. Se alle carte aggiungiamo i pagamenti fatti con dispositivi mobili, passati dall’1 al 4 per cento fra il 2019 e il 2022, la quota in valore dei pagamenti senza contanti arriva al 50 per cento, quando nel 2016 stava sotto il 40. Insomma, il denaro di carta, checché se ne pensi sta passando di moda, come quello di metallo tanto tempo fa. E il fatto che ci siano i nostalgici, che magari lo collegano a un’idea alquanto bizzarra di libertà – libertà è poter disporre di denaro, guadagnato onestamente dopo averci pagato le tasse, non di banconote – o qualche soggetto border line che usa il cash per fare ciò che non sarebbe lecito, non diminuirà questa tendenza. I soldi saranno sempre meno materiali. Questo non vuol dire che peseranno meno.

Cartolina. Il tasso di realtà

Ecco cosa è successo ai tassi di interesse turchi, per anni lasciati rasoterra e poi costretti dalla realtà, questa fastidiosa interferenza coi sogni, a salire a gradoni alla volta, sulla spinta di un’inflazione arrivata alle stelle. Oggi che stanno al 45 per cento, con l’inflazione al 65, il fatto interessante è osservare cosa succederà dopo che la governatrice della Banca si è dimessa alcuni giorni fa. Continuerà la presa della realtà, o ripartiranno i sogni? La Banca centrale prevede un’inflazione al 36 per cento a fine 2024 e al 12 per cento a fine 2025, lasciando capire che l’andamento dei tassi inizierà il suo declino non appena le condizioni generali miglioreranno. Ma scrive pure, nel suo ultimo inflation report, che alcuni eventi – il terremoto e la salita più robusta dei salari – lasciano ampi margini di incertezza. D’altronde è difficile tenere i salari bloccati quando i prezzi aumentano del 65 per cento. E molto facilmente si può subire la tentazione di tornare a sognare. Il che solitamente eleva il tasso di realtà.

Cartolina. Vendesi casa disperatamente

Son tempi magri per chi vuol vendere casa. Il crollo delle transazioni certificato da Ocse, con la notevole eccezione del Giappone, ci racconta di una bolla gonfiata dai soldi facili che molto rapidamente si sgonfia, e speriamo senza fare troppi danni, adesso che i soldi sono tornati difficili. Niente di nuovo. Lo abbiamo visto talmente tante volte che non dovremmo neanche stupirci. Parlarne serve semmai a ricordare che dietro un grafico, un dato semplice come quello che racconta di un mercato in affanno, ci stanno delle persone, che magari hanno comprato casa quando i soldi erano facili e adesso provano a vendere perché la rata del mutuo è diventata insostenibile. O, al livello più strutturato, fondi immobiliari a leva che si trovano improvvisamente con i patrimoni congelati. Non è un bel vivere quando si vende casa disperatamente. E i compratori lo sanno.

Cartolina. Quota 100?

Ocse ha rilasciato le statistiche sull’andamento redditi reali delle famiglie segnalando, caso più unico che raro, l’incremento di quelli italiani dell’1,4 per cento nel terzo trimestre 2023, dovuto, scrivono, “all’aumento della remunerazione dei lavoratori dipendenti e dei redditi dei lavoratori indipendenti”. E sarà sicuramente vero. Tanto basta per sfamare le nostra società istantanea. Ma chi magari cerca di guardare con una profondità di sguardo un filo più lunga deve impiegare un minuto in più e andare sul pregevole database costruito da Ocse. Scoprirà che l’indice di questa grandezza economica, dopo l’aumento dell’1,4 per cento del terzo trimestre 2023, è arrivato a 93,18. Siamo ancora lontani da quota 100, ossia la base dell’indice. Ciò implica che i redditi non abbiano ancora raggiunto quel livello. C’eravamo nel 2007.

Cartolina. Al servizio dell’inflazione

Adesso che (finalmente) i beni energetici hanno (per adesso) smesso di stressare l’indice generale dei prezzi, rimane giusto da osservare il notevole contributo dei servizi al livello generale dei prezzi, pure al netto del rallentamento osservato nei servizi turistici e di ristorazione. Tutte le principali componenti, a parte l’energia, hanno rallentato, a dirla tutta. Ma l’inflazione dei servizi molto meno di altre, a conferma del fatto che qualcosa di sostanzioso si è smosso nel nostro circuito economico, e non solo nel nostro. Andamento simile si osserva anche a livello europeo. I servizi, questo variegato mondo post-industriale, sono la vera novità della recente ondata inflazionistica. E’ in questo settore che adesso si concentrano le tensioni, e sono i servizi che faticano a normalizzare i propri livelli dei prezzi. Rimane da capire perché.

Cartolina. Redditi irreali

Non fa più notizia, in Italia, parlare del livello dei redditi, che tutti sanno essere bloccati da alcune decadi. E tuttavia fa sempre una certa impressione ritrovarsi davanti il fatto che il reddito reale disponibile è sceso sotto il livello del 2017, e che siamo sotto il livello 100 dell’indice, fissati addirittura al 2015. Nessuna sorpresa che l’aumento dei consumi, che comunque non brillano, lo paghi il risparmio, che infatti crolla. Succede quando devi affrontare la realtà con un reddito irreale. Tendi a dimagrire.

Cartolina. Esportare i salari

Le nostre esportazioni se la cavano ancora bene, per fortuna. Il nostro export ci ha tenuto a galla in questi anni difficili e ancora oggi non fa mancare il supporto. E’ anche grazie all’export che manteniamo una bilancia dei pagamenti stabile e possiamo permetterci certe pazzie fiscali e previdenziali. Quindi evviva l’export. Epperò. Mi sorge il sospetto che il miracolo dell’export italiano lo paghino gli italiani che lavorano nel settore esportatore, quando vedo che il costo unitario del lavoro è il più basso fra i nostri cugini europei di taglia assimilabile, che quindi hanno stipendi assai migliori dei nostri (e ci vuole poco). Non esportiamo solo ottima manifattura. Esportiamo anche salari bassi. Ma non ditelo là fuori.

Cartolina. Case&vacanze

Fra le tante informazioni contenute nell’ultimo rapporto Ocse sul nostro paese merita una menzione il buon andamento dei servizi, che più di agricoltura e industria hanno retto l’urto della pandemia. Il settore delle costruzioni, addirittura, ha visto aumentare l’indice di oltre il 20 per cento rispetto al 2019. Super buono. Meglio ancora: superbonus, con tutti i suoi annessi (fiscali) e connessi (costi a venire). Poi si legge che molto dello sviluppo dei servizi si deve al forte rimbalzo del turismo dall’estero. D’altronde siamo il paese più bello del mondo. E una bella casa ristrutturata con i soldi dello stato, magari di proprietà di un benestante che avrebbe potuto pagare il conto da solo, per ospitare, magari in zona fiscalmente grigia, tanti turisti è quello che serve al paese. Adesso lo sappiamo con certezza.