Etichettato: cronicario the walking debt
Cronicario: Il governo rivede l’Irpef, ma non la riconosce
Proverbio del 13 gennaio Tollera il tuo prossimo e spera che lui faccia altrettanto
Numero del giorno: -1,4 Calo % annuo a novembre vendite dettaglio piccoli negozi
Innanzitutto auguri, visto che ancora quest’anno il Cronicario non voleva saperne di cominciare, e abbiamo dovuto usare le maniere forti per costringerlo.
Ma poi va detto pure che sinora il clima era fiacco. Sì, c’era stata qualche crisi occasionale, ma niente che valesse il piacere dell’ozio del vostro affezionatissimo. Ma oggi l’aria è cambiata. Su un noto quotidiano nazionale è apparsa una intervista davvero frizzante al nostro Primo minestra, con argomenti davvero inediti nella nostra storia contemporanea.
No, scusate ho preso la foto vecchia. Ecco: questa è quella giusta.
Lo so, vi sono venuti i lucciconi. La riforma dell’Irpef, leggasi taglio delle tasse sta, a pari merito col ponte sullo stretto, al top della classifica dei miti nazionali, gareggiando col deficit espansivo e gli investimenti produttivi.
Ora magari vi chiederete come sarà questa riforma. Ma non state a scervellarvi: ce lo spiega il Signor Viceministro, che tutto sa del Primo minestra. Ed ecco il succo distillato dell’annuncio.
“Rivedere l’Irpef può garantire indirettamente l’intervento sul cuneo fiscale perché a parità di costo-azienda il netto è più alto e quindi è un vantaggio per il lavoratore e di conseguenza per l’azienda”.
Ora che avete sorbito il distillato, non stupitevi del capogiro. E’ perfettamente normale se avete capito nulla. Avete colto il punto.
A domani.
Cronicario: Caro Babbo Natale, regalami un evasore fiscale
Proverbio del 17 dicembre Un ospite lieto non grava su nessuno
Numero del giorno: 4,3 Incremento % export italiano a ottobre su base annua
Caro Babbo Natale,
visto che anche quest’anno mi costringono a scriverti una letterina, volevo dirti che invece dei soliti regali – trenini, monopattini, videogiochi, torrone – che aumentano l’inquinamento e il riscaldamento globale (me lo ha detto mio cugino che è amico di Greta), vorrei qualcosa di diverso, che magari non ti aspetti.
Ci ho pensato mentre sbirciavo di nascosto il giornale che mio papà si era dimenticato di portar via, con ciò facendomi scoprire un mondo incredibile che noi bambini neanche immaginiamo. Ho letto ad esempio la storia di quel tizio finito agli arresti domiciliari, che dovrebbe significare che è in punizione a casa. Anche a me succede, anche se sono un bravo bambino. Però lui ha 63 anni e quindi è un po’ strano. Ma la cosa più strana è che questo signore, residente in Svizzera, aveva 120 case di proprietà, quindi non ho capito esattamente in quale casa lo avessero messo in punizione. Ma poco male. Tanto queste case erano tutte “finemente arredate”, e lui, prima della punizione, girava con auto di lusso e aveva nel salvadanaio diciassette milioni in contanti che non scrivo a numero perché non so con quanti zeri di preciso si scriva.
Soprattutto vorrei capire, caro Babbo Natale, perché questo signore la cui “storia criminale partendo dai primi anni ’90, quando cominciava a collezionare i primi precedenti penali per reati contro la pubblica amministrazione, il patrimonio e per evasione fiscale” e pur “evidenziando una raffinata e ostinata capacità delinquenziale” sia finito in punizione così tardi mentre a me basta prendere un brutto voto. Soprattutto non capisco come facesse ad avere tutti questi soldi mentre diceva di avere solo un normale stipendio come mamma e papà. Dicono fosse un evasore. E sarà per questo.
Pensavo di chiedere ai miei, ma mi è caduto l’occhio su un’altra storia. Di un tale che gli hanno sequestrato 400 milioni perché aveva fatto cattiverie in giro per il mondo con il gioco d’azzardo, che immagino siano giochi pericolosi. Che li faccio anch’io, insomma. Ma mica ho tutti questi soldi!! Dicono che anche lui fosse un evasore.
Allora ho capito che non potevo chiedere una spiegazione a mamma e papà, che sempre insistono sul fatto che devo studiare e andare bene a scuola: ho sfogliato tutto il giornale e non ho trovato nessuna storia di uno che si è comprato 120 case andando bene a scuola.
Perciò caro Babbo Natale ho deciso: da grande voglio fare anche io l’evasore, qualunque cosa significhi. A proposito: non è che potresti farmene trovare uno sotto l’albero? Magari m’insegna. Grazie.
A domani.
Cronicario: Mare, mare, mare voglio tornare a nuotare
Proverbio del 12 dicembre Chi è malato apprezza la salute
Numero del giorno: 20.000.000.000 Acquisti mensili di titoli confermati dalla Bce
Siccome non ve ne parlerà nessuno, neanche per sbaglio, il vostro Cronicario ha deciso di caricarsi l’enorme responsabilità di diffondere una notizia gelosamente custodita nell’archivio delle segrete cose della nostra Repubblica, per tutelare il quale sono state spese incredibili risorse a spese dell’ignara popolazione dei pagatori di tasse.
Il segreto meglio custodito del nostro paese, altro che misteri d’Italia: noi siamo una penisola che esprime qualcosa come 8.000 chilometri di coste.
Incredibile eh? Non ci si crede proprio. Come non si crede al fatto che ciò malgrado la nostra economia del mare, che una illuminante (e ignorata) ricognizione del Censis valga un piccolo 2% del pil, malgrado si registrino valori in crescita della produzione (+5,3%), degli investimenti (+9,4), delle esportazioni (+38,2%), impegnando circa 185 mila persone che diventano 529 mila se si considera anche l’occupazione indiretta. Insomma: il settore tira – uno dei pochi – e noi siamo una penisola.
Ora ai soliti cervelloni che sanno sempre tutto, specie di quello di cui non sanno niente, vorrei chiedere: ma non è che magari abbiamo un certi vantaggio competitivo che tendiamo ad ignorare?
Nel dubbio ho capito cosa fare: torno a nuotare.
A domani.
Cronicario: Voglio anch’io un computer sovranista
Proverbio del 9 dicembre Un uomo si valuta dal cervello, come il coltello dalla lama
Numero del giorno: 40 Aziende italiane in % con collegamento internet veloce
E siccome ormai siamo alla fiera dell’incredibile, finisce che leggo su giornali titolati – mica sul Cronicario che pure avrebbe voluto pensarci – che i cinesi hanno deciso che entro il 2022 sul suolo patrio non dovranno più esser presenti non solo i software, ma neanche i computer di marca straniera. Tutto autarchico e autoprodotto.
E siccome sono cinesi – venghino siori venghino – hanno già un piano. Non quinquennale ma triennale, visto ormai il tempo stringe. In pratica Pechino ha già disposto che tutte le istituzioni pubbliche e gli uffici che fanno capo al governo eliminino computer e software stranieri per sostenere lo sviluppo delle tecnologie domestiche con un primo taglio del 30% entro il 2020, del 50% nel 2021 e del residuo 20% nel 2022.
E’ chiaro che i cinesi hanno maldigerito la vicenda Huawei eccetera eccetera, ma che dire allora dei russi, che hanno già approvato una legge che obbliga a preinstallare anche software russo sui dispositivi elettronici esteri?
Con questi precedenti capirete che m’è venuta l’invidia. Ma che, noi che abbiamo inventato l’Olivetti, il PC, e siamo dei geni della programmazione…
dico noi, che siamo quello che siamo e che duemila anni fa governavamo il mondo, dico noi: che? Non siamo in grado di farci un computer con software autarchici?
Ovviamente col codice binario denominato in lire.
A domani.
Cronicario: Toccatemi i Bot, la casa, ma non l’uomo forte
Proverbio del 6 dicembre Il gallo eloquente canta quando esce l’uovo
Numero del giorno: 0,2 Calo % vendite al dettaglio in Italia a ottobre
Oggi che il Censis ci dice come siamo fatti…
scopro con orrore e raccapriccio che siamo persino cambiati. Pensavate ancora che siamo quelli del partito del bot e del mattone vero?
E invece no: siamo cresciuti. Più del 60% non vuole più saperne dei Bot. Probabilmente preferisce tenerseli in banca, i soldi, dove vengono liquefatti dall’inflazione. Ma vabbé. E’ soprattutto il mattone la sorpresa. Dopo la crisi economica, scrive il Censis, gli italiani hanno dovuto rinunciare “a due pilastri storici della sicurezza familiare”, i Bot e la casa, “di fronte a un mercato immobiliare senza più le garanzie di rivalutazione di una volta e a titoli di Stato dai rendimenti infinitesimali”.
E allora cosa resta di noi. Dove aggrapparci per ritrovare il nostro centro di gravità permanente?
Il Censis parla di “furore di vivere degli italiani”, oppure di “piastre di ancoraggio e muretti di sostegno”.
Ma gratta gratta, ritrovi i classici. L’unica cosa che non tradisce mai. Sentite il Censis: lo stato d’animo dominante tra il 65% degli italiani è l’incertezza. E come si fa a superare l’incertezza? “Per il 48% degli italiani ci vorrebbe un uomo forte al potere che non debba preoccuparsi di Parlamento ed elezioni”.
#Statesereni.
Buon week end.
Cronicario: L’Italia è un paese (fiscalmente) bellissimo
Proverbio del 5 dicembre Nessuno può essere felice senza la stima di se stesso
Numero del giorno: 8,8 Calo % del reddito reale familiare in Italia dal 2007
Avrei tanto voluto raccontarvi della straordinaria crescita dei redditi italiani l’anno scorso…
ma mentre scorrevo la lunga nota diffusa da Istat, ho iniziato a sospettare che c’era poco di che entusiasmarsi.
Poi è venuto addirittura fuori che…
Inizio a rattristarmi, ma per fortuna dai cieli lontani di Parigi, un noto istituto internazionale mi dà una notizia che mi fa immediatamente tornare il buonumore.
Siamo settimi nella classifica Ocse per livello di tassazione su pil con il 42,1%. Poiché com’è noto le tasse sono una cosa bellissima (cit.) ne deduco che vivo in un paese meraviglioso, e i pensionati e i lavoratori dipendenti, che le tasse sono costrette a pagarle tutte, sono sicuramente i più felici abitanti del nostro paese.
Mi rammarico che non siamo ancora riusciti a superare la Francia, per livello di tassazione. Ma state tranquilli: ci stiamo lavorando.
A domani.
Cronicario: Produciamo meno, stipendiamo tutti
Proverbio del 4 dicembre La cattiveria torna su chi l’ha fatta
Numero del giorno: 100.000.000 Assegno sequestrato alla frontiera di Como
Se non fosse una storia triste – cosa che il Cronicario aborre – dovrei raccontarvi di quella pischella, coinvolta in un fattaccio di nera, che ha detto di non sapere di avere settantamila euro nello zaino quella notte che alcuni malfattori le uccisero il fidanzato, con ciò superando la vetta raggiunta da quel tal ministro che gli pagarono casa senza che lui ne sapesse alcunché…
Se poi non fosse tristissima – cosa che il vostro Cronicario qui aborrisce al quadrato – dovrei raccontarvi che un tizio dell’Ocse ha detto una cosa che mai avrei immaginato possibile, conoscendo la serietà con la quale i nostri politici dicono le loro minchiate. Giudicate voi: “L’idea che se si mandano in pensione prima le persone si creano posti di lavoro non funziona”.
Ma siccome voglio farvi sorridere di gioia, mi rivolgerò come di consueto all’Istat che fotografando il nuovo miracolo italiano (cit.) ci regala ogni giorno delle soddisfazioni.
Capito l’antifona? Ma aspettate a rallegrarvi, perché il meglio viene adesso.
In sostanza aumentano le ore lavorate ma siccome il pil stagna vuol dire che sono meno produttive.
Ma se proprio volete ridere a crepapelle, leggete qua sotto.
Nel prossimo biennio aumentano gli occupati – che poi è quello che vogliamo tutti – ma non la produzione, dimostrandosi così scientificamente che il lavoro non serve a produrre le cose, ma solo gli stipendi. Produciamo meno ma stipendiamo tutti. E’ il futuro. Per fortuna il governo del cambiamento di governo l’ha capito prima degli altri.
A domani.
Cronicario: What a Mes(s)
Proverbio del 2 dicembre Se cammini sulla neve non puoi nascondere le orme
Numero del giorno: 3,7 Aumento % vendite libri in Italia nel 2019
La cosa assolutamente impagabile dei social-isti nostrani – nel senso gli viene naturale e lo fanno gratis – è che la loro capacità di prendere posizione è inversamente proporzionale alla conoscenza dei fatti. La vicenda del MES, ad esempio, avete presente no?
Si avete presente. L’opposizione arma una caciara pazzesca accusando il governo di aver svenduto i risparmi degli italiani, l’ultima ancora della serenità nazionale (pensate come stiamo) per raccattare qualche consenso. Il governo ha risposto poco fa per bocca del Primo Minestra, che oggi si è esibito in una delle sue lezioncine leziose accusando sostanzialmente l’opposizione di dire minchiate.
Conclusione: i tifosi dell’una e dell’altro se le suonano di santa ragione sui social, ultima frontiera. I lettori occasionali di questa roba sono i più divertenti. Alcuni pensano che il MES sia un’abbreviazione del Messico e propongono di alzare un muro. Altri hanno intuito che è una creatura dell’Ue, che comunque è una vecchia stronza e quindi va bene litigarci per principio. Altri ancora – che poi sono quelli più rumorosi – se ne infischiano: vogliono far cadere il governo sognando di governare loro e fare le stesse cose.
Intanto fuori dai social scatenati sul futuro del MES succedono cose. Tipo il gasdotto russo cinese che correrà per tremila miglia dalla Siberia alla Cina, o quello russo turco che correrà per mille chilometri a due km di profondità sotto il Mar Nero. Ma a noi che ci frega? Una nube di gas russo ci soffocherà e noi vivremo felici e contenti.
#MESorotto.
A domani
Cronicario: Comprasi casa disperatamente
Proverbio del 28 novembre Non serve dare uno specchio a un cieco
Numero del giorno: 0,5 Crescita % fatturato servizi in Italia nel terzo trimestre
Dovendo pur battere qualche buona notizia per provare a svelenire la consueta nomina di menagrami al soldo dei poteri forti, i gazzettieri oggi lanciano il cuore oltre l’ostacolo e tambureggiano come se non ci fosse un domani una notizia pacatamente diffusa dal Notariato: le compravendite di case sono aumentate anche nel primo semestre del 2018.
Uno dice: ma allora va tutto bene, perbacco. Ma quale crisi? Per giunta si potrebbe persino sospettare un trend, visto che nel primo semestre dell’anno scorso le compravendite erano cresciute addirittura del 10,72%.
Poi però uno legge che il 43,15% delle 344.047 compravendite censite ha riguardato case di prezzo inferiore a 100 mila euro e un altro 38,88% quelle di prezzo comprese fra i 100 mila e i 199.999.
Ve la faccio semplice: l’82,03% di case vendute aveva un valore inferiore a 200 mila euro. Quindi il mercato di fascia superiore è praticamente morto.
Ma la vera illuminazione la raggiungo quando leggo che il grosso dei compratori, ovviamente concentrati al Nord, sono nella fascia 18-35enni (26,28%), che nel paese che primeggia per NEET e disoccupazione giovanile è un gioioso mistero statistico.
Questo, mentre i venditori si concentrano nella fascia dei 56-65enni. Ora, a meno che non si ipotizzi che la fissazione italica della casa si trasmetta di padre in figlio come il debito pubblico e il posto di lavoro, non resta che dedurne che si compri casa a patto che costi poco e magari coi soldi del nonno. Disperatamente.
A domani.
Cronicario: Ueee, arriva la Presidenta della Commissione
Proverbio del 27 novembre Una fune di sabbia non si può annodare
Numero del giorno: 108,5 Indice fiducia consumatori italiani (peggio da 2017)
Festa grande oggi a Bruxelles, dove si è insediata la nuova Commissione Ue “che ha preso più voti di Juncker…”, notano i gazzettieri.
E cosi finalmente abbiamo la nuova Presidenta, che così si presenta.
E come direbbe la saggia…
D’altronde la sòra Ursula – non si offenda presidenta – ha tutte le qualità per piacerci. Intanto perché sòra, poi perché multimamma e per giunta teutonica, e perciò rassicurante. Ma soprattutto perché predilige la parità di genere e soprattutto è tanto green.
Con una presidenta così – che ha pure detto di aver fiducia nel commissario italiano gentilissimo che si occupa dell’economia – cosa mai potrà andar storto?
In bocca alla lupa.
A domani.

















































