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Cronicario: L’Italia è un paese (fiscalmente) bellissimo


Proverbio del 5 dicembre Nessuno può essere felice senza la stima di se stesso

Numero del giorno: 8,8 Calo % del reddito reale familiare in Italia dal 2007

Avrei tanto voluto raccontarvi della straordinaria crescita dei redditi italiani l’anno scorso…

ma mentre scorrevo la lunga nota diffusa da Istat, ho iniziato a sospettare che c’era poco di che entusiasmarsi.

Poi è venuto addirittura fuori che…

Inizio a rattristarmi, ma per fortuna dai cieli lontani di Parigi, un noto istituto internazionale mi dà una notizia che mi fa immediatamente tornare il buonumore.

Siamo settimi nella classifica Ocse per livello di tassazione su pil con il 42,1%. Poiché com’è noto le tasse sono una cosa bellissima (cit.) ne deduco che vivo in un paese meraviglioso, e i pensionati e i lavoratori dipendenti, che le tasse sono costrette a pagarle tutte, sono sicuramente i più felici abitanti del nostro paese.

Mi rammarico che non siamo ancora riusciti a superare la Francia, per livello di tassazione. Ma state tranquilli: ci stiamo lavorando.

A domani.

I cittadini pagano più tasse, le imprese di meno


Qualche giorno fa l’Ocse ha rilasciato un’informazione assai preziosa per capire lo spirito del nostro tempo e stimolare le riflessioni di chi è chiamato a interpretarlo. Il succo, evidente già nel titolo della release, è che le entrate fiscali che arrivano dalle aziende sono diminuite, nell’area di riferimento, a fronte di un aumento globale della tassazione.

Ciò significa, e non serve essere economisti per capirlo, che è aumentato il peso delle tasse sugli individui. Ed è anche facile capire perché: mentre le corporation hanno a disposizione tutti gli strumenti, tecnici ed economici, che consentono loro di sfruttare gli arbitraggi regolatori – ossia i diversi regimi fiscali esistenti nei paesi dell’area – il privato cittadino paga le tasse dove si trova. A meno che non sia talmente attrezzato da potersi pagare un professionista bravo a fargli eludere legalmente quando dovuto.

La questione non è da sottovalutare. La media degli incassi fiscali derivati dalle aziende, fra il 2007 e il 2014, è diminuita dal 3,6 al 2,8% del Pil dell’area, parliamo quindi di decine di miliardi di dollari. Al contrario, gli incassi fiscali provenienti dai privati sono aumentati dall’8,8% all’8,9, relativamente alle tasse sul reddito, mentre la tassazione indiretta (VAT) è cresciuta dal 6,5 al 6,8%.

Ciò dovrebbe suscitare qualche domanda e parecchi dubbi, su quali siano i veri protagonisti dell’elusione e dell’evasione fiscale. Anche perché i dati raccolti dall’organizzazione mostrano che la pressione fiscale globale è aumentata, nel 2014, arrivando al 34,4% del Pil, lo 0,2% in più rispetto al 2013 ed è un trend che prosegue sin dal 2009, quando la pressione fiscale era al 32,7%.

Il grosso degli aumenti si è concentrato sulle imposte indirette, che in media sono cresciute dal 17,7% al 19,2, e su quelle sul reddito, cresciute in 22 paesi sui 34 dell’area. Anche le imposte immobiliari e sulla sicurezza sociale (i contributi) hanno subito incrementi, anche se inferiori.

Degna di nota anche l’osservazione che il declino degli incassi fiscali arrivati dalle aziende, che vale 1,2% del Pil Ocse, è stato compensato dall’aumento della contribuzione sociale, dall’8,5% al 9,2% in media, oltre che dall’aumento delle entrate sulle imposte indirette. Ciò vuol dire che i risparmi delle aziende sono stati pagati dai cittadini.

Insomma: gli stati, sempre più affamati di denaro per ragioni ormai notorie, stanno spremendo sempre di più i loro cittadini e chi può – e segnatamente le aziende più o meno grandi – sfugge.

Gli appassionati dei confronti internazionali potranno trovare nei documenti Ocse di che saziarsi. Notare ad esempio che il rapporto più alto fra tasse e Pil lo subiscono i danesi, con il 50,9%, seguito dalla Francia, con il 45,2 e il Belgio, 44,7. Oppure che il rapporto più basso ce l’ha il Messico, con il 19,5% seguito dal Cile, con il 19,8. Poco sotto gli Usa, che stanno al 26%. O che la Spagna è uno dei pochi paesi in cui il rapporto è diminuito, dal 2007, dal 36,5 al 33,2 del 2014. E ciò malgrado le note difficoltà spagnole.

Ma non sono le curiosità statistiche che dovremmo notare. Ciò che a me pare importante è che c’è una notevole creazione di ricchezza, in gran parte derivante da attività immateriali, che sfugge alla tassazione e che arricchisce le corporation mentre nelle città i redditi dei cittadini agonizzano. E che tale situazione è destinata a durare, mancando un’autorità internazionale di regolazione che armonizzi i regimi fiscali.

Chi si interroga su dove gli stati potrebbero trovare i fondi per sostenere il reddito dei propri cittadini, potrebbe trovare in questi dati un indizio di risposta.

Purtroppo la domanda non se la pone nessuno.