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La guerra contro l’Europa passa anche dai corridoi economici

Il tremendo riaccendersi del conflitto medio orientale dovrebbe ricordarci che questa è l’ennesima tappa della guerra contro l’Europa che alcuni regimi, non certo amanti della libertà, stanno conducendo ormai da anni. Questi regimi pensano che l’Europa sia debole e divisa, la considerano il ventre molle dell’Occidente, e colpire Israele, per il tramite di brigate terroristiche, è il modo più semplice per ricordarlo al mondo. Un disegno il cui abbozzo ha iniziato a delinearsi con l’aggressione all’Ucraina e che adesso sale di livello.
Che sia in corso una guerra silenziosa contro l’Europa non dovrebbe essere una sorpresa. E pure se questo blog non discute di questioni politiche e militari, vale la pena ricordare questa evidenza perché finisce col coinvolgere, com’è logico che sia in un contesto di realtà sinestetica, anche gli argomenti che di solito prediligiamo, ossia i grandi temi dell’economia. E fra questi, come sa bene chi segue questo blog, c’è ovviamente lo sviluppo di grandi corridoi di collegamento, ossia l’infrastruttura stessa della globalizzazione.
L’immagine che apre questo post raffigura il corridoio IMEEEC, India – Middle East – Europe Economic Corridor, la grande arteria che dovrebbe collegare l’India al Medio Oriente e, appunto, all’Europa. Come si vede dalla mappa, Israele ha un ruolo strategico nella proiezione del corridoio verso il Mediterraneo. E tanto dovrebbe bastare a immaginare quali conseguenze potrà avere sulla sviluppo di questa infrastruttura la tragedia che stiamo vivendo.
Ma se non dovesse bastare, allora vale la pena ricordare che questo corridoio è stato al centro del discorso della presidente von del Leyen al G20 del settembre scorso. l’IMEEEC, insieme al Trans African Corridor, è stato presentato come il progetto di punta della strategia europea e occidentale per lo sviluppo della Partnership for Global Infrastructure Investment (PGII), al centro dei colloqui del G20 indiano, al quale anche il nostro governo ha offerto un pieno supporto. Per l’Italia, snodo fondamentale fra Asia e Africa, partecipare a progetti del genere non è meno che vitale.
In quei giorni, fantasiosi titolisti coniarono l’etichetta di via del cotone, per significare l’alternativa occidentale alla via della seta cinese. Poi, finiti i brindisi e ingialliti i titoli. Il dossier è finito sepolto fra le cronache.
L’attacco terroristico contro Israele lo riporta alla nostra attenzione. Fra mille altre cose, ci fa ricordare che un corridoio economico è qualcosa di più che una semplice infrastruttura. E’ un progetto di convivenza. Una promessa di sviluppo. E far scoppiare una guerra nel bel mezzo del suo immaginarsi significa semplicemente che non si vogliono queste cose. Che qualcuno non vuole queste cose. L’Europa farebbe bene a prendere nota.
