Etichettato: produzione pro capite
La sfida della crescita della comincia dal mercato del lavoro

Le ultime crisi economiche e le successive riprese hanno reso chiaro uno dei trend principali col quale dovremo confrontarci nelle prossime decadi: la crescente difficoltà nell’incontro fra domanda di lavoro delle imprese e offerta di lavoro dei lavoratori.
Questo trend ne incorpora molti altri, dei quali si può dire è una sorta di precipitato: l’invecchiamento della popolazione, cui corrisponde un crescente disallineamento fra le competenze possedute e quelle richieste, derivazione, quest’ultima di un altro trend ancora: quello del progresso tecnico che sta cambiando le qualità necessarie per avere un’occupazione, specie se ben retribuita. Pensate ad esempio agli sviluppi dell’IA.
Non è certo una novità. Chi ha letto la mia Storia della ricchezza ricorda certamente che più volte nel tempo si sono succeduti periodo di grandi cambiamenti che hanno richiesto notevoli sforzi adattativi. Oggi semmai dobbiamo fare i conti con la velocità di questi processi, da un lato, e con la loro profondità: non siamo mai stati così veloci a scambiare informazione e neanche mai così vecchi. Una cosa che suona come una curiosa contraddizione.
I fatti, che Ocse ha riepilogato nel suo ultimo Outlook sull’economia, sono semplici. Il prodotto pro capite (grafico che apre questo post) declina da tempo in tutte le economie. Segno che i trend di cui abbiamo parlato solo all’opera. Le imprese fanno sempre fatica a trovare i lavoratori che servono loro, e questo vale per tutti i settori. Chi più chi meno ha sofferto di carenza (shortage) di manodopera.

Anche le imprese, interpellate con un survey, hanno confermato direttamente queste difficoltà.

E i problemi maggiori si sono osservati nella ricerca del personale più qualificato, che poi è quello pagato meglio.

Chiaro che la chiave per sbloccare questa situazione stia nel miglioramento del capitale umano: non a caso fra le policy suggerite da Ocse primeggiano quelle dedicate all’istruzione.

Facile a dirsi, ma assai meno a farsi. A ciò si aggiunge, dulcis in fundo, che queste frizioni sul mercato del lavoro intervengono in un contesto di redditi reali che crescono molto debolmente, e quindi sfavoriscono l’investimento dei lavoratori sul proprio capitale umano. Se guadagno poco ho più difficoltà a investire sull’istruzione dei miei figli, ad esempio, o anche sulla mia formazione.

E così il cerchio si chiude, e l’esito è quello che abbiamo visto in apertura: il prodotto pro capite diminuisce, perché l’offerta di lavoro non è adeguata, anche perché magari si partecipa anche meno al mercato per le più svariate ragioni. Da qui bisogna ripartire per capire come uscire da questo guado.
