Il cuore degli scambi dell’Eurasia: il commercio fra l’UE e l’UEE


Se il commercio fra Ue e Cina è il motore che negli ultimi anni ha fatto crescere gli scambi all’interno del continente, il cuore del commercio dell’Eurasia rimane ancora quello fra UE e UEE, quindi fra Unione Europea e l’Unione economica eurasiatica nata per iniziativa di Putin anni fa. La prossimità, le consuetudini e i fabbisogni reciproci sono evidentemente più forti delle tensioni politiche che in questi anni tormentati hanno opposto l’UE alla Russia, che dell’EAEU (Eurasian Economic Union) è l’animatrice e l’azionista di riferimento. La Russia d’altronde è da sempre il grande gigante bianco annidato alle spalle dell’Europa, con la quale condivide il continente e, con molte incertezze, anche il destino. Anche la scelta di costituirsi in Unione, la Russia l’ha mutuata dagli europei d’occidente, pure se l’ispiratore è stato il presidente kazako Nazarbayev, che la fece balenare nello spazio effimero del pensiero politico addirittura nel 1994 durante un discorso all’università di Mosca. Ma d’altronde non c’è nulla di strano: anche l’Unione sovietica, nata assai prima dell’Unione europea, era un’unione di stati a vocazione imperiale guidata da Mosca. La storia lascia tracce indelebili sul presente, anche quando ci si sforza di cancellarle.

Il fatto che il commercio fra l’Europa e l’allora Unione sovietica abbia resistito ai torbidi della guerra fredda dovrebbe servire a spiegarci come mai ancora oggi, malgrado le crisi e le sanzioni, l’UE e l’UEE condividano traffici che nel decennio intercorso fra il 2007 e il 2016 si sono collocati stabilmente fra i 550 e i 575 milioni di tonnellate di merci, con un valore assai volatile, fra i 240 e i 460 miliardi di dollari, perché volatili sono i prezzi energetici che animano gran parte di questi scambi. Ma ciò che conta ricordare, in questo gigantesco scambiarsi beni, è che le esportazioni dai paesi dell’UEE verso l’UE superano di parecchio le importazioni: due volte in termini nominali e 20-30 volte in termini di volume fisico. Il volume fisico delle esportazioni UEE verso UE è aumentato del 5-10%, da 510-530 milioni di tonnellate a 557 milioni di tonnellate all’anno negli ultimi dieci anni, mentre i valori nominali sono diminuiti da oltre 300 miliardi di dollari a 155 miliardi nel 2016. A allo stesso tempo le importazioni sono diminuite sia in valori fisici (da 30 a meno di 20 milioni di tonnellate), sia in valori nominali (da 100-150 miliardi a 80 miliardi di dollari). Questo significa almeno due cose: l’UE ha un gran bisogno dei beni energetici dell’UEE, ma quest’ultima ha altrettanto bisogno del mercato UE. Il calo dell’export UE verso l’UEE ci dice invece che per gli esportatori europei questi mercati sono diventati meno strategici. Il calo dei ricavi determinato dal crollo dei prezzi dei beni energetici, uniti alle sanzioni contro la Russia hanno di fatto congelato l’export dell’UE verso i territori vicini, malgrado esistano grandi potenzialità.

Se andiamo a vedere come si articolano questi scambi la visione si precisa. L’80-90% delle esportazioni dell’UEE verso l’UE è rappresentato da beni energetici. Un altro 3-4% è composto da altre materie prime (minerali, legname e prodotti di metallo). Le importazioni invece sono dominate dai prodotti chimici, i macchinari e gli equipaggiamenti e i prodotti agricoli, con ogni categoria che pesa un 15-20% dell’importo totale. Le commodity non superano il 10% del totale. Quindi in sostanza l’UEE importa dall’UE molti prodotti finiti o semilavorati e alcuni beni primari. Da un punto di vista logistico, è importante sapere che una quota fra l’80 e il 90% delle merci che viaggiano fra le due unioni viene originata in Russia, e un altro 10% dal Kazakistan, seguito dalla Bielorussia. Altresì importante è sapere che il principale partner commerciale dell’Unione di Putin è la Germania, che assorbe circa il 20% del volume fisico di export e import, seguita dall’Olanda con il 14%, poi dall’Italia, con il 10% e dalla Polonia. Un altro 5% lo assorbono la Finlandia, la Francia e il Regno Unito.

Le caratteristiche dei beni esportati dall’UEE, in gran parte commodity che non possono essere stipate nei container, spiega anche l’evoluzione logistica dei trasporti commerciali. La percentuale dei container cargo dall’UEE all’UE è insignificante e pesa meno dell’1%. Al contrario i container cargo rappresentano il 20-25% del volume totale delle importazioni dall’UE. In sostanza, la struttura del commercio fra le due regioni è definito dalla tipologia delle merci che si scambiano. L’export dall’UEE, caratterizzato da beni energetici, implica la dominanza del trasporti marittimi (54-57%)o tramite oleodotti e gasdotti (30%). Treni (7-8%) e gomma (2-3%) si dividono il resto. Al contrario, il metodo principale di trasporto per le importazioni dell’UEE dall’UE sono le strade, che assorbono il 60-65% del totale, in aumento rispetto al 55% di dieci anni fa a fronte di un volume stabile di cargo che movimenta 15 milioni di tonnellate. Un altro 25-30% è spedito per mare, mentre il trasporto ferroviario ha perso quota, dimezzandosi dal 16-17% del 2006-08 all’8,5% del 2016. Anche qui la strutture dei beni esportati determina in buona sostanza la scelta della modalità di trasporto. L’UE spedisce macchinari ed equipaggiamenti o prodotti chimici che possono essere facilmente impacchettati. Il calo dei trasporti ferroviari si spiega invece con il cambio della struttura dell’import dei paesi UEE. L’embargo russo sui prodotti agricoli dai paesi UE, normalmente spediti alla Russia tramite ferrovie, e in particolare tramite la Polonia ha condotto al notevole calo registrato.

Quest’analisi sommaria ci dice alcune cose. Il mare e gli oleodotti servono più delle ferrovie per il trasporto di merci dall’UEE all’UE, ma anche, per le ragioni che abbiamo visto, per l’import dell’UEE dall’UE, la gran parte del quale si svolge su strada. Questo spiega perché nel gran discorrere di corridoi di collegamento fra le due regioni, quelli ferroviari rimangono in ombra. Almeno per adesso.

(4/segue)

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Puntata successiva: Il dilemma dell’Eurasia fra mare e terra

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