Mister Dudley nel Paese delle meraviglie


Leggo un’allocuzione di William Dudley, deliziato già dal suono del suo cognome, che mi evoca memorie dickensiane, e scopro di non esser l’unico ad aver notato con un certo stupore come i debiti degli studenti americani siano assurti al rango di autentico problema economico per gli Usa, e quindi anche per noi.

Peraltro mister Dudley è presidente e CEO della Fed di New York, riveste quindi un ruolo principe, visto che la Fed di New York è la regina del sistema delle banche federali, in quella sorta di Circolo Pickwick che è diventato il mondo dei banchieri centrali, stretti come sono fra le esigenze dell’economia, che vuol esser drogata dal credito, e il loro atavico buon senso, che vorrebbe frenarlo. Immaginifici giramondo, perciò, fra le storte traversie globali che, chissà perché (ma ho i miei sospetti), costoro sono costantemente chiamati a raddrizzare.

Sicché mister Dudley, che fra i suoi molti e sicuri talenti esibisce in pompa magna soprattutto quello del banchiere centrale, si dice a sua volta “contentissimo di vedere un tanto diffuso e crescente interesse su questo importante argomento”. Che poi sarebbe quello del debito studentesco, appunto, e soprattutto di come sia divenuto, da semplice ammennicolo degli usi statunitensi, una questione centrale che riguarda gli individui, le loro famiglie e l’economia tutta. Della qualcosa anche un modesto narratore come me aveva avuto sentore.

Capirete perciò con che gioia ho scoperto che la Fed di New York ha deciso di dedicare al tema un incontro, nel quale l’intervento di Dudley ha rappresentato l’introduzione “Student loans and household finance”.

Bene. Qui leggo che “ci sono diverse ragioni per le quali la Fed di New York ha focalizzato la sua attenzione sullo stato finanziario delle famiglie”. Intanto perché “la crisi ha reso ovvio che l’abilità di capire e anticipare quello che accade nel settore delle famiglie è essenziale per valutare la forza e la resilienza dell’economia Usa”, Inoltre, spiega, “le nostre decisioni sono destinate a cambiare quelle delle famiglie, quindi è importante essere in grado di misurare in che modo”. “Buone informazioni sui prestiti delle famiglie – esemplifica – ci consentono di capire come le politiche monetarie producono effetti sul settore che origina i prestiti per acquisto di auto”. Infine, la ricerca sulla finanza delle famiglie “supporta la nostra sensibilità nei confronti della collettività e la nostra missione di perseguire lo sviluppo”.

Viene da chiedersi se servisse una crisi sistemica come quella che ci siamo (quasi) lasciati alle spalle per scoprirlo, ma tant’è.

Rimane il fatto che la base statistica per costruire teoremi economici sulle finanze familiari è assai più povera di quella disponibile per le aziende. La Fed si è attrezzata con un database che raccoglie informazioni sui mutui o sulle carte di credito e così, come Alice nel Paese delle meraviglie, ha scoperto che dietro lo specchio del benessere americano c’è il il Bianconiglio del debito privato di questo settore.

Figuratevi che spavento.

Così la nostra Regina newyorkese ha iniziato a redigere agili report sullo stato delle finanze familiari dove si possono scoprire tantissime cose, fra le quali, di recente, è spuntato il bubbone dei prestiti studenteschi.

Dudley ci ricorda amabilmente che “il debito degli studenti è una forma di credito di crescente importanza per le famiglie e l’economia. Nel 2010 il valore aggregato di questi debiti in essere ha superato quello delle carte di credito e nel 2013 ha superato il trilione di dollari. Durante lo storico deleveraging avvenuto fra il 2008 e il 2013, il debito degli studenti è andato in controtendenza: è stata la sola forma di indebitamento cresciuta ogni anno”.

Sulle ragioni di tale crescita Dudley ha le idee molto chiare. Da una parte c’è la circostanza che molti individui hanno deciso di investire pù massicciamente sull’educazione superiore. Ma soprattutto la Fed si è accorta che la crescita spropositata di tale montagna di debiti è dovuta innanzitutto al basso livello di estinzioni di tali debiti, cui ha corrisposto un’altrettanto notevole crescita delle inadempienze. “Molti debitori sono diventati inampienti”, nota sconfortato Dudley. In sostanza, gli studenti sono diventati i nuovi subprime americani.

Il perché è presto detto. Questi prestiti, spiega Dudley, “vengono frequentemente offerti a giovani prenditori che hanno una piccola o una inesistente storia creditizia e non hanno reddito corrente”. Peraltro tali debiti non portano con sé usualmente alcun collaterale.

Il problema nasce dal fatto che molto spesso tali debiti rimangono appesi una sorta di limbo creditizio. Esistono infatti alcuni programi che consentono ai debitori di posporre i pagamenti e i dati mostrano con chiarezza che tale facoltà viene ampiamente utilizzata dagli studenti.

Gli economisti della Fed, ad esempio, hanno accertato che della coorte studentesca che nel 2009 ha terminato gli studi solo il 17% ha pagato i suoi debiti entro cinque anni. Se guardiamo ai dati della coorte del 2005, tale percentuale arriva al 38%. Ciò significa che a dieci anni dalla laurea, il restante 62% deve ancora pagare i suoi debiti. Capite bene la conseguenza che ciò provoca sul totale dei debiti esistenti, che non può che essere devastante.

Sicché siamo arrivati al punto che si sono oltre un trilione di debiti studenteschi non pagati che riguardano 43 milioni di giovani individui con un alto tasso di inadempienza, che le attuali regole non consentono neanche di trattare al pari di altre tipologie di prestiti. Gli studenti, per esempio non possono finire in bancarotta per i loro debiti.

Tutto ciò ha evidenti conseguenza sulla crescita economica e la disuguaglianza, nota Dudley.

Ma c’è ancora una domanda che rimane senza risposta, osserva ancora: qual è il rapporto fra l’importo che gli individui investono sulla propria educazione e il risultato che ne traggono?

La Fed sta cercando, raccogliendo dati e analisi, di dare una risposta.

Personalmente ne ho trovato una. Nel paese delle meraviglie, dove mister Dudley vive e prospera, l’età nella quale i cittadini sono chiamati a doversi indebitare per vivere si è abbassata drammaticamente. Gli studenti somigliano sempre più alla povera Alice, proiettata nel terribile mondo dietro lo specchio.

La Regina di New York, che con le sue politiche ha contribuito attivamente a tale deriva, somiglia sempre più alla Regina di Cuori.

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