A volte ritornano: i debiti commerciali del governo italiano al livello del 2008


Alzi la mano chi sa che fine abbiano fatto i debiti che le varie amministrazioni pubbliche hanno nei confronti delle imprese italiane. Dopo aver goduto di ampi onori sulle cronache, di tale partita, che vale alcune decine di miliardi di euro, si sono sostanzialmente perdute le tracce. E poiché conosco abbastanza bene il mio paese, ciò mi fa sospettare non che il problema sia stato risolto, ma che sia stato semplicemente dimenticato. Viviamo, noi italiani, emozioni forti ed effimere.

Confesso che neanch’io ci avrei più pensato a questi debiti se la Banca d’Italia non avesse fatto il punto in uno dei suoi recenti Occasional papers, che già dal titolo (“I debiti commerciali delle amministrazioni pubbliche italiane: un problema ancora irrisolto”) dice tutto quello che c’è da sapere. Il problema non è stato risolto, ma solo dimenticato, appunto.

Lo leggo sperando di sbagliarmi. Gli autori ci ricordano che “negli ultimi anni i debiti commerciali delle Amministrazioni pubbliche (AP), notevolmente superiori a quelli che si registrano negli altri paesi europei, sono stati oggetto di ampia attenzione mediatica, anche a seguito delle proteste da parte del mondo imprenditoriale, particolarmente intense dalla fine del 2011”.

I vari governi che si sono succeduti da allora hanno provato ad alleviare i patimenti delle imprese: “Sono stati posti limiti più stringenti ai tempi di pagamento, soprattutto con il recepimento della nuova direttiva europea sui ritardi di pagamento; sono state messe a disposizione delle amministrazioni decentrate ingenti risorse per smaltire l’arretrato, sia concedendo finanziamenti statali a condizioni agevolate, sia allentando i vincoli posti dal Patto di stabilità interno”. Finché siamo arrivati alla creazione di una piattaforma nazionale che dal marzo di quest’anno deve funzionare come interfaccia elettronica per tutta la fatturazione nei confronti delle amministrazioni pubbliche.

Quasi mi tranquilizzo. Salvo poi scoprire che “lo stock dei debiti commerciali e i relativi tempi di pagamento delle AP non sono, al momento, noti con precisione”. Ciò in quanto il lavoro di Bankitalia si basa su stime delle imprese creditrici e su dati ricavati dagli intermediari finanziari relativa a cessione di crediti che derivano dall’attività di vigilanza. Lo Stato, in questa ricognizione è sostanzialmente silente.

Silente e per lungo tempo acquiescente, visto che “per molto tempo l’ordinamento italiano non ha disincentivato in modo efficace i ritardi nei pagamento alle imprese fornitrici da parte delle amministrazioni pubbliche (AP)”. Ciò, scrivono gli autori, forse in ragione del fatto che “posticipare i pagamenti dovuti alle imprese fornitrici facilitava, e in parte ancora facilita, il rispetto delle regole di bilancio della UEM”.

Questo gioco di furbizie, lassismo e sostanziale disinteresse si è interrotto con l’esplodere della crisi, che ha reso insostenibile la situazione di liquidità di molte aziende, e poi con l’intervento della Commissione Ue, che si è accorta che questa pratica si prestava a incoraggiare i trucchi contabili. Il combinato disposto ha in qualche modo condotto a provvedimenti necessariamente tampone, visto che non era pensabile che lo Stato pagasse lo stock di debiti che aveva cumulato. Sicché nel 2012 si è arrivati a stanziare 5,7 miliardi di euro. di cui erogati circa la metà, per l’estinzione dei debiti delle amministrazioni centrali scaduti alla fine del 2011.

A partire dalla primavera del 2013 gli interventi si sono rafforzati. Sono stati stanziati quasi 50 miliardi da erogare fra il 2013 e il 2014. Per i debiti correnti il Tesoro ha fornito anticipazioni di liquidità, per i debiti in conto capitale il governo ha concesso flessibilità sul patto di stabilità interno.

Alla fine del bienni, tuttavioa, 19 dei 50 miliardi stanziati non risultavano ancora utilizzati dai vari enti debitori. Ciò malgrado a fine 2014 i debiti si stima quotino ancora circa 70 miliardi, ossia siano ancora al livello del 2008 (vedi grafico), dal quale erano aumentati superando i 90 miliardi nel 2012, quando il governo ha finalmente deciso di intervenire. Rispetto ad allora sono anche diminuiti i tempi di pagamenti medi, passati dai 220 giorni ai 170, ossia al livello del 2009.

Insomma, tanta fatica e articoli di giornali ci hanno condotto ad avere uno di stock di debiti delle AP verso le imprese pari a quello del 2008 e tempi di pagamento simili a quelli del 2009. Capisco perché non se ne parli più.

 

 

 

 

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