Bitcoin for dummies: I nuovi capitalisti


Ci sono ancora alcune caratteristiche di bitcoin, la moneta virtuale, che dobbiamo analizzare prima di passare all’analisi di Bitcoin, ossia l’infrastruttura che veicola i pagamenti. Ciò servirà a comprendere meglio la fisionomia dei nuovi capitalisti che l’avvento della moneta digitale inventata dal misterioso Satoshi ha consegnato alle nostre cronache finanziarie.

La prima qualità di bitcoin che dobbiamo osservare è che si tratta di una moneta che viene generata (dal sistema) ma non creata (dalle banche), con le conseguenze che abbiamo già sottolineato. La generazione di bitcoin deriva da una proof of work, cioé da una prestazione che i minatori svolgono quando certificano la validità di una transazione e quindi ne consentono la scrittura nella blockchain, ossia il libro mastro digitale che documenta tutte le transazioni dall’inizio del sistema ad oggi e che più avanti impareremo a leggere.

Ciò ci conduce alla seconda caratteristica: nessuno può disporre di bitcoin se non li genera tramite il sistema o non li acquista, essendo il bitcoin convertibile in valuta ufficiale. La prima possibilità, sottintende due qualità che è interessante sottolineare. La prima è che bitcoin è una moneta che nasce dal lavoro di una persona (di un computer, per essere precisi). Quindi viene generato da un soggetto e non da un’istituzione. E questa è una caratteristica interessante da un punto di vista teorico, visto che sposta il potere di emissione collegandolo allo svolgimento di una prestazione. La seconda qualità è che il detentore di bitcoin è più incentivato a generare moneta che a scambiarla. Quindi ad accumulare valore.

La possibilità di generare moneta, tuttavia, per quanto teoricamente aperta a tutti, in realtà è assai esclusiva. Le regole del gioco prevedono che la complessità dell’algoritmo che la macchina deve risolvere – la proof of work – cresca al crescere della quantità di bitcoin emessi. E ciò comporta che l’investimento per generare bitcoin diventi più costoso al crescere di tale complessità. Qualcuno ha stimato che in sostanza l’investimento necessario per generare bitcoin ormai equivalga, in unità, alla quotazione del bitcoin, che al momento oscilla fra i 425 e i 440 dollari, dopo aver superato i 1.100 all’inizio del 2014. Una volatilità che i critici della moneta virtuale non mancano di utilizzare a dimostrazione dell’inefficacia di bitcoin, proprio per la sua instabilità, a rappresentare un mezzo di scambio efficace.

La complessità richiesta per generare bitcoin ci conduce alla terza caratteristica. I primi minatori, che hanno estratto i bitcoin dal sistema quando era molto più facile di adesso, hanno goduto di un grande vantaggio rispetto a quelli che sono entrati nel sistema più tardi. E poiché la quantità di moneta è fissata, tale vantaggio è destinato a perpetuarsi. I primi minatori sono diventati i primi veri capitalisti dell’economia di bitcoin.

Qualcuno, nel 2013, si è divertito a stimare la concentrazione di bitcoin, calcolando che meno di mille persone detengano la metà dei bitcoin generati finora. Aldilà della correttezza di tale stima, ciò che conta è il principio: bitcoin è una roba per tutti e per (quasi) nessuno.

(7/segue)

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