Cronicario: La leggenda del sell off dei bond governativi


Sarà colpa del 17 che evoca disastri immaginari, ma la notizia del giorno che il WSJ rilancia in grande spolvero è che i mercati vendono aggressivamente bond pubblici perché preoccupati del rialzo dell’inflazione e del terminare della politica monetaria allentata. Il che mi suscita una certa ilarità, atteso che l’inflazione è ferma e la politica allentata per il prossimo lustro è praticamente un certezza non scritta. E tuttavia rido solo io. Sul sito della CNBC un economista dice che questo non è (scritto maiuscolo) la grande vendita di bond che tutti si aspettano da tempo. Sempre il WSJ, per dire, l’aveva già annunciato a giugno, prima del Brexit, e poi a settembre ne aveva parlato Bloomberg. Insomma, quando il bond sell off arriverà sul serio – e chi non sarebbe spaventato dal mercato dei bond oggi? – un sacco di gente potrà dire di averlo detto prima. Assisto a un preoccupante dilagare della sindrome di Roubini.

Sicché per uscire dal coro mi immergo in letture esotiche. Fra queste annovero i dati Istat sul commercio estero di agosto che è un capolavoro di tutto e il suo contrario. Il succo è presto detto: le esportazioni, rispetto al  mese precedente, sono cresciute meno delle importazioni. Queste ultime, in volume, fra gennaio e agosto, sono aumentate del 3,7% rispetto al 2015 a fronte del +0,5% dell’export. Ne deduco che forse molto dipenda dal vantaggio che il petrolio low cost ancora sta regalando al nostro import, e mi preoccupa leggere sulla Reuters che il ministro iraniano dell’Iran auspica che l’accordo con l’Opec per congelare la produzione venga raggiunto in novembre. Sicché la pacchia potrebbe pure finire. Troppo esotico, temo.

Cerco roba più pop e finisce che mi appassiono allora alla lettura dell’ultima release di Eurostat sulle persone a rischio di povertà o esclusione economica nell’UE e scopro, udite udite, che finalmente siamo tornati al livello pre crisi. Che poi è superiore al 23%, quasi un cittadino su quattro. Dovrei consolarmi perché eravamo arrivati al 25%. In Italia in compenso siamo andati peggio: siamo passati dal 25,5 al 28,7%.

Sono sazio di attualità e mi viene voglia di interessarmi di qualcosa di fresco su Bitcoin, visto che più tardi dovrò parlarne in radio con gli amici di SpazioEconomia, ma mi cade l’occhio su due notizie sulla Germania. La prima la osservo in un grafico del WSJ, dove si vede il declinante surplus di conto corrente cinese e quello ascendente della Germania, che, alla faccia dei tanti critici, ormai ha praticamente superato il 9% del pil a giugno 2016. La seconda riguarda la demografia tedesca, di cui abbiamo parlato di recente. Il tasso di fertilità, nel 2015, è salito a 1,5o figli per donna, per la prima volta dopo 33 anni. Penso alle donne siriane, e auguro loro ogni bene. Se vi chiedete perché, guardate questa tabella.

A domani

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