Cronicario: E alla vigilia della fine del mondo da referendum…


Proverbio del 2 dicembre Anche domani il sole risplenderà

Numero del giorno: 1,3. Percentuale italiana sul Pil di investimenti in R&D

E così lunedì, quando il Cronicario tornerà sui vostri display, ci saremo tolti questa scocciatura del referendum che da giorni affolla il cronicario globale come una pestilenza. E ci accorgeremo, comunque vada a finire, che eppure il vento soffia ancora e che il cielo è sempre più blu. Possiamo spaventarci con tutte le brexit che vogliamo. Ma la realtà è un’altra cosa, e parla una lingua che nessuno frequenta nel cronicario globale.

E sempre lunedì, quando saremo devastati dalle analisi, le previsioni e i crolli di borsa o le risalite, sappiate che gli spaventapasseri saranno già al lavoro per il prossimo spauracchio che ha una faccia che non ha bisogno di presentazioni.

lepen

Il circo, sempre lo stesso, si rimetterà in moto esattamente come è successo per Londra, Washington e Roma. Stavolta toccherà a Parigi, durerà per tutto l’inverno e metà della primavera. Attrezzatevi di paraorecchi. Il circo sta già scaldando i motori.

Ma siccome non è ancora lunedì, bensì un dolce venerdì di fine corsa, mi decido a dare un’ultima ravanata al cronicario globale perché ci sarà pure qualcosa di utile da farvi sapere, a parte le solite minchiate referendarie che tutti (me compreso) si sentono obbligati a socializzare. Ne trovo una che ormai fa parte del pantheon narrativo del discorso economico contemporaneo, anche se ormai è palesemente desueta: l’andamento della disoccupazione in America.

Diventato celebre ai tempi in cui la Fed millantava exit strategy che non volevapoteva perseguire, il dato sulla disoccupazione Usa è uno di quei grilletti che dovevano servire alla banca centrale Usa per decidere quando avviare la normalizzazione monetaria. Si disse che il trigger sarebbe scattato quando il dato avrebbe raggiunto il 5%, ma poi, quando si raggiunse, si specificò che non era solo quello, bisognava vedere tutto l’insieme.

exit-strategy

Stremati dalle supercazzole statunitensi, che i banchieri chiamarono per l’occasione forward guidance, gli osservatori si rassegnarono. Ma ancora adesso il dato ha una dignità di cronaca e quello rilasciato oggi, che certifica un livello del 4,6%, il più basso da nove anni, conferma che il percorso di normalizzazione, peraltro già avviato, è saldamente indirizzato verso l’ulteriore rialzo dei tassi che ormai tutti si aspettano prima di natale.

Pro memoria: il calo della disoccupazione ha molte facce e la storia che racconta Bloomberg ne rivela una che non dovremmo mai dimenticare: In Canada  la disoccupazione è calata sostanzialmente perché le persone si sono tolti dalle liste non perché hanno trovato un lavoro.

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Davvero. La statistica è una fonte di meravigliosi fraintendimenti.

Ma hai voglia a cambiare continente. Oggi il cronicario globale guarda in Europa pensando all’Italia. La Reuters tira di nuovo fuori la leggenda metropolitana che la Bce salverà i bond italiani in caso di caos postdemocratico. Bloomberg nota che il governo italiano è il secondo dopo quello greco in ordine di efficienza governativa.

efficienza-governo

Il WSJ dice che gli investitori stanno vendendo bond italiani. Non c’è niente da fare: siamo la notizia del week end. E sospetto ci piaccia.

Per sfuggire a questo stormo di gufi rimane solo una cosa da fare:

fregarsene

E così, ormai alla vigilia della fine del mondo faccio la cosa più giusta: stacco e mi godo la vita.

Buon week end

 

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