La Germania (come la Cina) cambia (forse) modello di sviluppo


Sarà colpa dello spirito del tempo, oppure una naturale evoluzione delle cose, ma l’economia tedesca in questo secondo decennio del XXI secolo sembra avviata verso un sostanziale cambiamento del suo paradigma, basandosi sempre meno sul commercio estero e sempre più sulla domanda interna. In tal senso l’evoluzione tedesca è simile a quella che dovrebbe mettere in campo la Cina, e mai condizionale fu più d’obbligo.

Che questo cambiamento sia in corso lo certifica anche uno studio recente di DB che sottolinea come la buona forma domestica tedesca abbia permesso all’economia di attraversare senza troppi scossoni il sostanziale dimezzamento del commercio internazionale, ossia la principale voce di ricavo per la Germania. “L’economia – scrive DB – è stata capace di gestire il calo crescente del commercio internazionale, che si è più che dimezzato di nuovo nel 2016 in termini reali”. Un andamento che si spiega con tante ragioni, ma soprattutto col grande impatto provocato dal calo della domanda statunitense.

Ciò malgrado l’economia è cresciuta sostanzialmente in linea con gli anni precedenti. DB stima che il Pil 2016 si collocherà intorno al 2%, dopo l’1,6 e l’1,7 dei due anni precedenti. E in effetti i dati diffusi dall’istituto di statistica tedesco confermano che il dato 2016 si colloca all’1,9%.

Tale risultato si deve proprio “alla crescita robusta della domanda domestica”, incentivata da alcuni fattori temporanei, a cominciare dalle retribuzioni reali cresciute di più grazie all’inflazione bassa, circostanza quest’ultima che i dati recenti sui prezzi al consumo indicano come giunta al termine. In ogni caso, questa congiuntura favorevole ha promosso la crescita del consumo privato, aumentato del 2% nel 2016, che, sommandosi al +4% del consumo pubblico ha dato un bel calcione alla crescita dell’economia, compensando la congiuntura negativa della domanda estera, cresciuta solo del 2% a fronte del 5% del 2015. Va ricordato che il grosso della spesa pubblica è dovuta alle necessità dei rifugiati, che ha provocato un aumento della domanda del governo persino superiore a quella che si registrò durante la crisi finanziaria. Un aiuto considerevole è arrivata anche dall’industria delle costruzioni, godendo la Germania di un boom immobiliare che ormai dura da qualche anno.

Le prospettive di domanda estera, vagamente incupite dopo le elezioni di Trump e il forte spirare di venti protezionisti, rischiano di annebbiare anche l’anno nuovo, con la complicazione che le aspettative delle imprese, peggiorate dall’incertezza, rischiano di avere ripercussioni sugli investimenti in macchinari e attrezzature, che com’è noto impattano sulla costruzione del Pil. Non a caso nelle previsioni sia l’export netto che gli investimenti si ipotizza contribuiranno negativamente alla cresciuta del Pil.

Per questo che DB vede un 2017 con crescita in calo, fra l’1,4 e l’1,8, anche in considerazione dell’esaurirsi di alcuni fattori stagionali. Somiglia anche questo rallentamento a quello che gli osservatori si aspettano per la Cina. I due paesi, per quanto assai diversi, sono alle prese con un problema simile: devono spendere le riserve che hanno accumulato, puntando sul consumo interno più che su quello estero. Facile a dirsi. Riuscire è un altro paio di maniche.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...