Cronicario: Mister T parla e la Germania zitta zitta…


Proverbio del 12 gennaio Meglio accendere una candela che maledire l’oscurità

Numero del giorno: 37,2 Quota degli investimenti diretti Ue allocati negli Usa

C’è chi parla e muove l’aria e chi sta zitto e produce fatti. Non c’è niente da fare: è così da sempre. Da una parte i chiacchieroni, notoriamente rodomonti e ciarloni, per non dire cialtroni, e poi ci sono quelli che ogni giorno zitti zitti portano a casa la pagnotta. Oggi il copione ha due ospiti d’eccezione, da una parte Mister T, che ieri ha tenuto il mondo con l’ansia per il suo primo discorso inter/nazionale, dall’altro la Germania che oggi ha rilasciato i suoi dati sul Pil nel 2016.

applausi

Nulla di straordinario, era già ampiamente previsto. Ma quell’1,9% di crescita in un’Europa stracca, che migliora il già dignitoso 1,7 del 2015, fa notizia assai più delle chiacchiere geopolitico/spionistiche dell’uomo biondo, che ha fatto svegliare i mercati senza sorprese e così li ha condannati a un’altra giornata di noia, con i soliti scribacchini già ad incolpare il bellissimo presidente Usa del suo scarso nerbo economico, giudicato responsabile del calo dei mercati asiatici.

disastroso

Sicché i mercati orfani di colpi di scena americani, si sono dovuti accontentare di quelli europei, che figuratevi la tristezza. E tuttavia qualche colpetto è arrivato, a parte la Germania, è venuta fuori una produzione industriale nell’Ez in crescita a novembre dell’1,5% su base mensile e del 3,2 su base annuale. Guardate che bella come svetta.

prodindustriale

E una volta tanto alla festa ci siamo anche noi italiani, che siamo in media su base annua anche se solo a +o,7 su base mensile. Quisquilie e pinzillacchere. Oggi la notizia del giorno è l’Europa, altro che Trump.

O forse no. Fitch ci ricorda benignamente che a marzo 2017 gli Usa raggiungeranno per l’ennesima volta il debt ceiling, che già in passato aveva fatto penare mezzo mondo. Ossia il debito limite che il governo può caricare sullo spalle dei cittadini che, per la cronaca, ammonta a 20,1 trilioni di dollari, che tradotto significa più di ventimila miliardi.

debtceling

E noi italiani ci spaventiamo per un paio di migliaia miliardi.

Uno dice, peggio per loro, tanto sono americani. Ennò. La cosa è un filo più complicata. La nostra buona salute dipende sostanzialmente dagli americani, e non tanto perché hanno le bombe e ci difendono dai cattivi – quella era l’epoca della guerra fredda – ma perché gli Usa hanno assorbito il 37% degli investimenti diretti europei, come ci fa sapere gentilmente Eurostat.

fdi-europa-usa

Ai presbiti faccio notare che quelli in Cina sono appena il 4,2%. Il cuore (e il portafogli) europeo batte per gli Usa, altroché.

A proposito. Che mi combinano i cinesi? Zitti zitti anche loro, mentre il solito Fitch maligna sui loro debiti pubblici in crescita,

cinadebiti

che mi fanno? S’infilano nell’11 round di negoziazioni con Giappone, e Corea del Sud per l’FTA, ossia il free trade agreement che si sta svolgendo a Pechino. Che in tempi in cui il protezionismo impera somiglia anche questa a una notizia che leggerete solo sul vostro Cronicario.

E fosse solo questo. McKinsey ci fa sapere che la Cina è di gran lunga la leader dei micropagamenti gestiti con i wallet virtuali, ossia l’anticamera dell’e-commerce che verrà. Un altro ci dice che sempre la Cina ha aumentato del 40% i suoi investimenti diretti nel 2016, in gran parte peraltro in Ue e Usa. E un altro ancora che sempre la Cina sta pensando a una maxi fusione delle sue compagnie di media per creare un “moderno gruppo di media finanziari”.

premier-icinese

Insomma: Il secolo asiatico prende forma, con la Cina che somiglia alla Germania, e non si capisce più se sono gli asiatici a copiare l’occidente o se è l’occidente che finirà col copiare loro. Di sicuro l’infittirsi delle relazioni fra i grandi creditori degli Usa è una divertente evoluzione del gioco globale. Aspettiamo solo che facciano l’unione asiatica. Così finalmente nascerà l’asio.

asio

A domani.

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