Cronicario: Parte il countdown per Mister T


Proverbio del 10 gennaio Gli dei non possono aiutare chi non coglie le occasioni

Numero del giorno: 7.257 L’indice FTSE 100 al livello più alto in 33 anni

Meno dieci. Tranquilli non è il conto alla rovescia per andare sulla luna. Al massimo andremo a Washington, dove fra una decina scarsi di soli si insedierà Mister T, forse non il più bello ma di sicuro il più pettinato del reame.

pettinatura-trump

E intanto che rullano i tamburi e si decidono i pezzi grossi del governo Usa, quei birichini dei mercati fanno i capricci: prima piangono poi ridono come quei minorenni che sono, ossia sostanzialmente incapaci di intendere ma assai dotati nel volere. E oggi i mercati vogliono lui: Trump. Almeno quanto non vogliono lei.

lepen

O almeno così lei dice, lamentando che i banchieri francesi si son rifiutati di incontrarla dopo che aveva chiesto un prestito per la campagna elettorale. Sicché per il noto sillogismo secondo il quale tutti i banchieri sono stronzi, la Le Pen non è una banchiera, quindi la Le Pen non è stronza, possiamo esser sicuri che infinite mani votanti se ne ricorderanno nel segreto dell’urna.

La cosa divertente è che la signora ha detto che sta cercando banche straniere per finanziare la sua campagna elettorale. Quindi una vittoria della Le Pen sarà l’esito di un complotto del capitale straniero per salvare la Francia e distruggere l’Europa.

gomblotto

Ricordatevela questa che viene buona in tante occasioni.

Trump dicevamo. Intanto delizia tutti riempiendo il governo di miliardari, generali e altri simpaticoni. Poi twitta a rotta di collo. Ieri per dire ha pure ringraziato la Fiat per la decisione di investire negli Usa anziché in Messico. Poi, soprattutto, profuma soldi, il che com’è noto ha potere afrodisiaco sui mercati che infatti applaudono, fra alti e bassi, mentre i democratici rosicano. In ogni caso mancano meno di dieci giorni al decollo di Mister T. Sedetevi e godetevi il paesaggio. Si parte lenti, come sulle montagne russe, e poi chissà. Dipende da quanto regge la pettinatura del Mister. I mercati, si sa, si spaventano facilmente.

Intanto però ci sono un paio di notizie dalla periferia del cronicario globale che meritano la nostra attenzione. La prima è il crollo della lira turca, che prosegue e che già ieri il Cronicario vi aveva raccontato. La situazione è questa.

lira-turca

Uno dice: e chissenefrega dei turchi. Epperò sbaglierebbe: la Turchia è molto più di un’economia pesantemente indebitata. E’ un’economia di confine, in tutti i sensi. Dal tentato colpo di stato la lira ha perduto il 24% sul dollaro, e molto del suo indebitamento è proprio in valuta Usa, quindi una svalutazione così forte non è sicuramente un buon viatico per la sua stabilità finanziaria.

La seconda notizia ha un valore sentimentale, quindi preparate i fazzoletti. Yahoo non c’è più. La compagnia che ha accompagnato le prime mail di quelli più vecchi fra noi cambierà nome e si chiamerà Altaba, un’evoluzione nominale che dice tutto del declino della compagnia, passata dallo schiamazzo festoso di Yahoo! al risuonare fesso di questa newco, che finirà divorata da Verizon, uno dei colossi della telefonia Usa che ha comprato per due spicci – si fa per dire sono sempre 4,8 miliardoni – una compagnia che nei tempi buoni valeva più di 100 ed ebbe anche il coraggio di rifiutare, nel 2008, un’offerta da 44 miliardi fatta da Microsoft, che immagino stia ancora festeggiando lo scampato pericolo. Un pezzo grosso degli anni ’90 sparisce. Ma non dovete sorprendervi. Dipende dal fatto che tornano quelli degli ’80.

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A domani.

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