La Chat di Crusoe con @gdivaio: Rischio estero per il 2017


Questa settimana Crusoe (C) si è piacevolmente intrattenuto con Gianfranco Di Vaio @gdivaio (G)

C. Buongiorno Gianfranco vorrei iniziare la nostra chat dall’ultimo World Investment Report dell’Unctad. Il report osserva che nel 2015 il flusso degli investimenti internazionali è notevolmente aumentato, soprattutto nelle economia avanzate. Tuttavia ciò non si è tradotto in aumenti di produttività. Vorrei conoscere la tua opinione in proposito. Poi se hai dati relativi al 2016 ti siamo grati se vorrai condividerli con noi.

G. Buongiorno. Le condizioni finanziarie globali sono sicuramente migliorate negli ultimi anni. Ciò ha consentito una ripresa dei flussi internazionali di capitale, anche se con dinamiche leggermente diverse rispetto a quelle a cui eravamo abituati. In particolare, c’è stato un reversal dei flussi dai paesi emergenti ai paesi avanzati, in particolare dalla Cina, causati da dinamiche di breve periodo, tra cui l’apprezzamento del dollaro. Per quanto riguarda la produttività, vi sono fattori secolari che, soprattutto nei paesi avanzati, contribuiscono a mantenerla bassa. Penso ad esempio al fenomeno dell’ageing. Molto dipenderà dal progresso tecnologico e da quanto la cosiddetta “manifattura 4.0” si tradurrà in guadagni di produttività per i paesi avanzati. Per quanto riguarda i dati, trovo molto utili quelli della BIS (Bank for International Settlements), che sono pubblici e di facile accessibilità, anche se la fruizione riesce più agevole agli addetti ai lavori che ai neofiti.

C. Puoi darci qualche assaggio magari riferito al nostro paese?

G. L’economia italiana, come noto, soffre a causa di fenomeni sia di breve (demand side) che di lungo periodo (supply side). Per quanto riguarda la produttività, da circa vent’anni – più o meno da metà degli anni Novanta – l’Italia cresce ad un ritmo prossimo alla stagnazione. A mio giudizio ciò è stato dovuto alle modalità con cui il nostro Paese ha affrontato la globalizzazione, che in parte ha minato il modello di espansione a cui eravamo stati abituati nei vent’anni precedenti. A questo si aggiunge la carenza di riforme strutturali. Gli ultimi governi hanno fatto notevoli progressi, ad esempio siamo riusciti a contenere la dinamica del sistema pensionistico, ma molto resta ancora da fare. Per quanto riguarda le dinamiche di breve periodo, la crisi di debito ha imposto il consolidamento fiscale, generando politiche pro-cicliche restrittive che, sebbene fossero una scelta pressoché obbligata, hanno compresso la domanda interna e quindi rallentato l’uscita dalla crisi. Da un paio d’anni si è avviata la ripresa, ma la crescita rimane ancora debole e soggetta a fragilità. Molto dipenderà anche dal contesto internazionale, non esente da rischi in questo 2017. Mi riferisco alle politiche di Trump negli USA e all’impatto che esse avranno sul resto del mondo, al rialzo dei tassi di interesse da parte della Fed e, per quanto riguarda l’Europa, a eventuali rischi politici derivanti dalle elezioni in Francia e Germania e alle modalità delle negoziazioni commerciali tra Regno Unito e UE che seguiranno alla Brexit.

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