Cronicario: Investimenti all’italiana e stress test all’inglese


Proverbio del 27 marzo Non si può spezzare l’acqua con la spada

Numero del giorno: 50 Posto Italia in classifica (su 189) nel Doing business

Vabbé consoliamoci: l’84% delle aziende italiane, nel 2016, ha investito e l’ha fatto con un’intensità – ossia la quota di investimento per impiegato – superiore a quella europea. Fine delle soddisfazioni. Un altro 12% di imprese, infatti, ha investito troppo poco e a un altro 9% sono mancato i fondi necessari, o gliel’hanno offerti a tassi troppo elevati. In compenso abbiamo un settore delle costruzioni e della manifattura a bassa produttività. Serve altro?

Credeteci invece perché sono i dati che ha diffuso la Banca europei degli investimenti poco fa che disegnano un paese alle prese con i soliti problemi.

La dipendenza dal credito bancario, per dirne uno. Oppure quest’altro

In pratica il settore delle costruzioni che poi è quello che molto ha pesato nel boom dei primi anni Duemila, è ancora quello che fa più fatica, e mantiene una bassa produttività. E tuttavia è innegabile la circostanza che all’Europa – e ancor di più in Italia – serva un flusso più robusto di investimenti.

Notate che nei paesi periferici le imprese sono quelle che hanno fatto risalire il livello degli investimenti, visto che governi e famiglie si sono praticamente arresi. Ora sarà pure vero come dice il Dg di Bankitalia Signorini che “capitale umano ed efficienza della pubblica amministrazione condizionano gli andamento degli investimenti in italia”, ma non capisco perché poi si parli della necessità di “riforme strutturali e del settore finanziario e del sostegno  pubblico”. Insomma se la pubblica amministrazione è carente, non lo sarà anche il sostegno pubblico?

Travolto dal dubbio, cambio argomento anche perché oggi il cronicario globale è ben nutrito. E ne trovo uno bellissimo: gli stress test della banca centrale britannica.

Siccome le brutte notizie non bastano mai, ecco la BoE che s’immagina le peggiori possibili per capire se le banche inglesi potranno reggere a un bagno di sangue del genere. Confesso che fra i due scenari che vedete nel grafico non so quale sia peggio.

Infine approfitto della cortesia di Eurostat che ha raccolto una montagna di dati per farci vedere quali settori hanno avuto una produzione industriale dignitosa e quali altro sono crollati fra il 2010 e il 2016.

Che ci dice questo grafico? Che negli ultimi anni l’unico settore che ha visto crescere la sua produzione significativamente è il manufatturiero, con l’eccellenza del settore automobilistico e dei farmaci. Dice tutto del nostro stile di vita no?

A domani

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