Cronicario: Arrivano le nuove banconote da 50 euro. Mettetele da parte


Proverbio del giorno Nessuna dolcezza compensa la nostalgia di casa

Numero del giorno: 2,3 Deficit italiano in percentuale sul Pil a fine 2016

Piovono bigliettoni sul cronicario globale. Da stamattina è tutto un socializzare di foto, video, testimonianze, scritte e gesticolanti, autodafé e quant’altro tutto incentrato sulla nuova banconota da 50 euro che ha scatenato la fantasia delle banche centrali dell’eurozona, che quando si scatenano sui social fanno un gran fracasso.

Ad esempio dovete sapere, come ci fa sapere la sempre prodiga BCE, che “la nuova banconota da 50 euro ha richiesto anni per essere disegnata, sviluppata, stampata, prodotta, immagazzinata, spedita ed emessa”, mentre invita a scoprire il complesso viaggio di una banconota da 50 euro. La qualcosa finalmente mi fa capire perché ci metta così tanto a finire nelle mie tasche, ‘sta banconota. Per dire ci sono dei tizi che ancora mi devono dare 50 euro per una cosa dell’anno scorso. Spero che mi paghino in valuta rinnovata almeno.

Uno direbbe che ho voglia di scherzare. Certo: sto qua apposta. Però poi quando Istat mi tira fuori i dati sul risparmio e il reddito delle famiglie italiane mi sorge il sospetto che questi nuovi 50 euri, ammesso che mai arrivino nelle nostre tasche faremmo bene a tenerceli da conto perché i tempi sono quello che sono.

Detto ciò, nell’ultimo trimestre, scrive Istat “il reddito disponibile delle famiglie consumatrici è diminuito nel quarto trimestre del 2016 dello 0,6% rispetto al trimestre precedente, mentre i consumi sono cresciuti dello 0,5%. Di conseguenza, la propensione al risparmio delle famiglie consumatrici è diminuita di un punto percentuali rispetto al trimestre precedente, scendendo all’8,0%”. Fortuna che su base annua il reddito è aumentato dell’1,6%. Ma siamo ancor lontani dall’aver recuperato, e neanche mi consola scoprire che siamo in buona compagnia.

Sempre per tenervi su di morale, vi segnalo quest’altra statistica sul prezzo delle abitazioni italiane. Rullio di tamburi: l’indice del prezzo delle abitazioni nel quarto trimestre 2016 segna un +0,1%.

Prima che il ridere vi faccia andare di traverso l’ammazzacaffé, sappiate che è dal quarto trimestre 2011 che non si vedeva una variazione positiva dell’IPAB, quindi accontentatevi e smettetela di fare i gufi. In fondo dal 2010 abbiamo perso solo il 14,6% sui prezzi del mattone: che volete che sia? Alcune centinaia di miliardi di valore, su scala nazionale. Nulla che valga il nostro buonumore.

Se poi siete fra quelli appassionati di indici in crescita, allora ho selezionato per voi quello che meglio di tutti racconta lo spirito del tempo.

Il debito globale, pubblico e privato, ha raggiunto i 215 trilioni di dollari, una roba superiore al 320% del Pil mondiale. A 50 euro alla volta arriviamo là dove nessuno è mai giunto prima (cit.).

A domani

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