Cronicario: La Germania licenzia l’UK, l’Italia i precari


Proverbio del 27 aprile La stessa acqua non scorre mai nello stesso fiume

Numero del giorno: 0,1 Incremento % mensile retribuzioni in Italia 

Così a un certo punto, visto che si parla di Brexit in Italia e all’estero, s’ode una voce algida farsi strada dal caschetto biondo che dice: “Non si facciano illusioni: uno stato terzo quale sarà la Gran Bretagna non potrà avere gli stessi diritti di uno stato europeo”.

Risuona talmente chiara la voce della Mutti germanica, chiamata a relazionare al Bundestag sull’inizio dei negoziati con gli inglesi, che persino il nostro Gentiloni, in Parlamento qui da noi per lo stesso motivo, drizza le orecchie e replica: “Non accetteremo un mercato unico à la carte”, della serie dove l’UK fa come le pare. In sostanza l’Uk non si è dimessa dall’Ue: è stata licenziata dall’Ue, con la Germania a ricordarlo agli amici vicini e lontani.

Con queste premesse i negoziati per la Brexit somigliano al muro messicano di Trump: una minaccia per continuare a volersi bene con i vicini.

Tant’è. Rimane il fatto che il licenziamento tedesco dell’Uk ha ispirato l’Inps che ha pubblicato i dati del suo Osservatorio sul precariato che esibisce alcuni notizie edificanti.

Notate la finezza, che si estrinseca nella costante diminuzione dei rapporti a tempo indeterminato, dai 315.102 del primo bimestre 2015 ai 199.215 del primo bimestre 2017 (-36%) e nel costante crescere di quelli a tempo determinato, cresciuti da 568.889 a 624.379 (+9,75%) e quelli di apprendistato, da 33.048 a 39.277 (+18%). E poiché le trasformazioni da contratti precari a tempo indeterminato diminuiscono anch’esse, rispettivamente dell’8,5% fra il 2016 e il 2015 e di un ulteriore 11,8% fra il 2016 e il 2017, non si può che dedurne che aumentino le cessazioni a termine. E guarda un po’, è davvero così.

I contratti a termine cessati, quindi in sostanza i licenziamenti, sono aumentati del 9,1% quest’anno sul quello passato.

E per concludere in bellezza, vi riporto l’ultima rilevazione Ocse sugli investimenti diretti globali che nel 2016 sono diminuiti del 7% rispetto al 2015, fermandosi a 1.613 miliardi, il livello del 2008. Gran parte di questo raffreddarsi è dovuto al calo degli investimenti diretti in Cina. Ma non preoccupatevi.

A domani.

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