I consigli del Maître: La diseguaglianza cinese e la ricchezza europea


Anche questa settimana siamo stati ospiti in radio degli amici di Spazio Economia. Ecco di cosa abbiamo parlato.

Cinesi meno poveri, ma più diseguali. Il Fmi ha pubblicato la settimana scorsa il Fiscal monitor che contiene una interessante ricognizione sull’economia cinese che in qualche modo racconta la storia degli ultimi trent’anni.

In sostanza in Cina la politica fiscale non è riuscita a compensare la crescita della diseguaglianza che è stata notevole, malgrado 850 milioni di cinesi siano usciti dalla povertà e il reddito pro capite sia aumentato di quasi dieci volte in trent’anni.

I cinesi sono meno poveri ma più diseguali. Una sorte comune a tutto il mondo.

L’Europa mai così ricca (e povera). La Bce ha pubblicato i dati della bilancia dei pagamenti di febbraio da dove si evince che il surplus di conto corrente, ossia il saldo dei nostri scambi con l’estero di beni, servizi e rendite, è risultato positivo per oltre 37 miliardi di euro, un piccolo record per l’eurozona.

Nei dodici mesi terminati a febbraio 2017 il surplus è arrivato a 360 miliardi di euro, che valgono il 3,4% del Pil dell’eurozona. Un risultato notevole che conferma il buon momento che sta vivendo l’economia della zona euro e l’intera Europa. Una controprova è offerta dal calo dei tassi di povertà.

Ciò malgrado ci sono circa 39 milioni di europei che vivono condizioni economiche difficili, fra i quali primeggiano oltre 7 milioni di italiani e tre milioni di tedeschi. Forse se l’Europa investisse in casa propria i denari dei suoi attivi anziché prestarli all’estero questi poveri sarebbero meno poveri.

Come stanno le vittime della crisi immobiliare negli Usa? La Fed di Chicago ha svolto un’interessante ricognizione per monitorare lo stato di salute finanziario dei cittadini che sono finito sotto foreclosure, ossia a rischio di vendita coatta dell’abitazione da parte della banca che aveva concesso loro il mutuo, dopo che avevano cessato i pagamenti. L’analista della banca ha stimato che fra il 2007 e il 2010 ci siano stati circa 3,8 milioni di questi procedimenti. E’ interessante osservare che se prima della crisi le foreclosure riguardavano in gran parte i debitori subprime, dopo la crisi l’ondata di procedure coatte ha riguardato una stragrande maggioranza di debitori prime, ossia dotati di buone garanzie e potenzialmente molto solvibili, che evidentemente sono stati completamente spiazzati dalla crisi, forse in ragione dell’ammontare elevato dei prestiti contratti.

Dopo quasi sette anni da quegli anni, adesso la situazione sembra essersi normalizzata. Ma fino a un certo punto. Mentre i subprime sono tornati al credit score antecedenti all’aumento di insolvenza post crisi, circa il 15% dei debitori prime non hanno ancora recuperato il loro merito di credito. La fiducia dei creditori, una volta persa, è difficile recuperarla. Chi ne aveva poca riesce facilmente. Chi ne aveva tanta evidentemente no.

Le costruzioni in Europa. Eurostat ha rilasciato i dati sulla produzione nel settore delle costruzioni, ce come è noto ha un’importanza strategica in tutte le economie e nell’eurozona ancor di più, visto che ancora l’area euro non riesce a recuperare il livello pre-crisi malgrado una crescita della produzione superiore al 7% nell’anno terminato a febbraio 2017.

Come si può osservare dal grafico, mentre l’Ue a 28 ha raggiunto il livello 100 del 2010, comunque parecchio inferiore a quello pre crisi (circa 125), l’EZ rimane ancora qualche punto percentuale sotto, e ciò malgrado alcuni paesi importanti come la Germania abbiano registrato un notevole progresso nel settore (+11,6%), come anche la Francia (+9,3%). L’Italia, sempre su base annuale ha registrato un +1,6%. La strada è ancora molto lunga.

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