Cronicario: L’estinzione felice degli italiani


Proverbio del 26 aprile Sbattendo l’acqua non si ottiene il burro

Numero del giorno: 10,7 % 18-24enni europei che smettono di studiare

Reduce dal primo ponte del 2017 – prima di una lunga serie a quanto mi dicono – mi casca fra capo e collo, ancora indolenziti dall’abuso di cuscini, l’ultima previsione Istat sul futuro della popolazione italiana che somiglia al fossile di una lisca di pesce depresso.

Non state a diventare ciechi notando le sfumature neroazzurrine delle lische: quelli sono gli intervalli di confidenza, ossia il margine di approssimazione delle previsioni, laddove la linea dritta è la previsioni vera e propria. Per farvela semplice, Istat prevede che nel 2065 la popolazione italiana sarà di 53,7 milioni di persone, 2,1 milioni in meno rispetto all’anno scorso, ma con un minimo che potrebbe raggiungere i 46,1 milioni, mentre la probabilità che aumenti è pari al 7%.

In pratica saremo (chi ci sarà) un paese di vecchietti, con un’età media superiore ai 50 anni e una vita media (delle donne) intorno ai 90. La fecondità, al momento a 1,34 figli per donna fertile, è prevista in aumento a 1,59, ma non perché aumenteranno le nascite, che non riusciranno mai a compensare i decessi, ma perché diminuiranno le donne fertili, e la notizia che chiude in bellezza è che il Mezzogiorno perderà molta popolazione a vantaggio del Centro-Nord.

In sostanza il Sud diventerà un’ospizio mezzo deserto. Figuratevi che Pil.

Perciò mi ritrovo d’improvviso a perorare la causa dei ponti lunghi: magari avere tempo libero incrementa la natalità. Anche se ho il sospetto che questo crollo demografico sia il più raffinato degli espedienti per estinguere, insieme agli italiani il nostro fardello più conosciuto: il debito pubblico.

Nel dubbio per adesso ce la godiamo. Ci estingueremo, ma con due telefoni e tre auto a testa.

Nel caso vi fosse sfuggito – e visto che il tema di oggi è l’estinzione felice – vi segnalo che il Sipri ha rilasciato il suo ultimo aggiornamento sul mercato delle armi nel 2016, da dove si evince il notevole incremento della spesa militare dell’Europa, con l’Italia a dare un robusto contributo.

L’UE  ha speso oltre 300 miliardi in armamenti. La stessa Ue che ha accolto 700 mila profughi, per lo più siriani che scappano dalla guerra.

Sarà un bel giorno quello in cui faremo pace col cervello.

Concludo in bellezza con la bank lending survey di Bankitalia fresca fresca di pubblicazione con i dati del primo trimestre 2017 sul credito bancario, che registrano un rallentamento della domanda di prestiti delle imprese mentre prosegue la crescita di quella delle famiglie.

Le banche sono più disponibili – i criteri si sono allentati –  ma ancora la domanda beve poco. Figuratevi quanto berranno i novantenni del 2065.

A domani.

 

 

 

 

 

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