Cronicario: Il flauto magico di Supermario


Proverbio del 27 giugno Non si insegna a nuotare al pesce

Numero del giorno: 2.420.000.000 Multa comminata a Google dall’Ue

Come il leggendario Sarastro del Flauto Magico, oggi il nostro beneamato Supermario ci ha ricordato il valore della costanza, della temperanza e di tutte quelle altre virtù cardinali che distinguono il banchiere centrale di successo dall’arruffone. Ancora una volta Draghi ha suonato il suo flauto magico, che non stilla note ma notizie, per rassicurare e incantare i sempre ansiosi mercati su quelle due-tre cosette che devono sapere. Quali?

1) L’economia migliora, ma serve prudenza;

2) Bisogna persistere nella politica monetaria attuale. L’inflazione non mostra una dinamica coerente col target, quindi serve costanza;

3) La deflazione è sparita e la reflazione è in atto, ma serve la mano ferma per gestire questa transizione e non farsi prendere dall’entusiamo, quindi occorre molta temperanza.

Il problema sarà quando il nostro Sarastro banchiere cambierà lavoro, ma c’è tempo e intanto godiamoci la festa. Festa poi, per alcuni, mica per tutti. Per un che festeggia – vedi Intesa – ci sono parecchi che si incazzano, o, come si diceva una volta, gufano. Per dire, oggi c’era la Corte dei conti in grande spolvero, in occasione della presentazione del Rendiconto generale, che come fa ogni anno ha esortato i politici – ironicamente freschi di bail out bancario – a fare i bravi con i conti pubblici ricordando che “è essenziale che il nostro Paese mostri una ferma determinazione a perseguire una duratura riduzione del debito pubblico”.

Questo pur rilevando che gli interventi del governo “non hanno prodotto risultati di contenimento del livello complessivo della spesa”. Abbiamo redistribuito più che tagliato, insomma. Ovviamente non poteva mancare la solita tiritera sulla corruzione che devasta la nostra economia.

Mi disinteresso a queste facezie contabili perché nel frattempo l’Unione petrolifera fa sapere che quest’anno la nostra bolletta energetica crescerà di quei tre-quattro miliardi a causa del petrolio che sembra (ma l’apparenza inganna) voler tornare almeno a 50 dollari entro l’anno. Sempre se tutto va come le previsioni.

Ma poi decido di disinteressarmi di queste miserie della quotidianità e di regalarmi uno sguardo nel lungo periodo nel quale non so voi, ma io di sicuro sarà morto. E per fortuna, visto quel che si prevede accadrà nei paesi Ocse.

In pratica questi paesi diventeranno ospizi. Mi chiedo come faranno a pagare il conto. Mi rispondo parafrasando quel tale (che noi italiani imitiamo alla grande): Dopo di me il default.

A domani.

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