Cronicario: Un coretto di corretti a braccetto dei corrotti


Proverbio del giorno L’amore è cieco ma vede da lontano

Numero del giorno: 3,8 Aumento % produzione industriale EZ su agosto 2016

Con raro colpo di genio, dopo aver conquistato la nostra ammirazione recensendo l’economia non osservata che però c’è, ossia il volgarmente chiamato sommerso, Istat oggi ha superato se stessa rilasciando la prima indagine statistica che rivela il rapporto che le famiglie italiane hanno con la corruzione, lettura assolutamente imperdibile per gente ammalata di tribunali come noi.

Come ha fatto l’Istat a elaborare questo piccolo capolavoro? Ha intervistato 43 mila persone fra i 18 e gli 80 anni, un gruppetto di cittadini , molti dei quali han dovuto cedere alle prepotenze dei cattivoni che affollano il nostro paese. Mica pochi, peraltro. L’Istat stima che i fenomeni corruttivi abbiamo coinvolto il 7.9% delle famiglie italiane, col picco del 17,9% nel Lazio e il minimo in Trentino (2%).

Parliamo di una robetta da 1,742 milioni di famiglie, il 2,9% delle quali ha “avuto una richiesta di denaro, regali o favori da parte di un giudice, un pubblico ministero, un cancelliere, un avvocato, un testimone o altri. In particolare per il 2,1% delle famiglie la richiesta si è esplicitata nell’ambito delle cause civili”.

La ricognizione ospita anche alcune curiosità. “Il 9,8% delle famiglie che ha ricevuto almeno una richiesta di denaro, favori o regali ha almeno un componente con titolo di studio elevato (contro il 7,3% delle famiglie senza componenti con titolo di studio elevato)”. D’altronde è notorio che l’ignoranza non paga. O almeno paga meno. Oppure quest’altra: “La richiesta di denaro per l’attività lavorativa emerge con più frequenza nelle famiglie in cui vi sono liberi professionisti e imprenditori e aumenta all’aumentare della presenza di queste categorie di lavoratori nella famiglia”.

Dal che deduco che se la vittima è spesso lavoratore autonomo, il corrotto è lavoratore dipendente, almeno in larga parte. Trovo una conferma più avanti. “In sanità la richiesta di denaro o altri beni è avvenuta da parte di un medico nel 69% dei casi (da un primario di medicina nel 20,2%), da un infermiere nel 10,9% o da altro personale sanitario nel 19,6% dei casi, mentre per un altro 11,1% si è trattato di figure professionali non sanitarie. Anche per la corruzione nel settore assistenziale, nel 23,5% dei casi i protagonisti sono stati i medici e nel 22,1% i dipendenti degli enti locali (comune, provincia e regione) e altri dipendenti pubblici o del patronato”.

Ma la notizia più edificante è che “più di otto famiglie su dieci sono soddisfatte di quanto ottenuto”. L’85,2% “ritiene che aver pagato sia stato utile per ottenere quanto desiderato: in particolare nell’ambito dei singoli settori, il rendimento è totale per le public utilities (99,1%) e particolarmente elevato per ottenere un lavoro (92,3%) o una prestazione sanitaria (82,8%)”. Evidentemente, a differenza dell’ignoranza…

E soprattutto “pur di ottenere un servizio il 51,4% delle famiglie ricorrerebbe di nuovo all’uso del denaro, dei favori o dei regali (73,8% nel caso di una prestazione sanitaria)” a fronte del 30,9% che non lo rifarebbe. Perché sono onesti che hanno sbagliato?. Alcuni. Per il 35,4% il risultato non è stato utile abbastanza. Ed eccoci qua: un coretto di corretti che cammina a braccetto coi corrotti.

A domani.

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