Cronicario: La saggezza delle italiane: lavorano meno e guadagnano di più


Proverbio del giorno Un popolo senza educazione è come un cibo senza sale

Numero del giorno 2019 Anno in cui dovrebbe avvenire la quotazione di Fs

Sapevo già che le donne italiane sono le più belle del mondo, ignoravo fossero anche le più intelligenti. E’ proprio vero: non si finisce mai di imparare.

Vi chiederete come sia arrivato a questa conclusione. Il fatto è che oggi Eurostat ha diffuso uno dei suo grafici comparativi nel quale – caso più unico che raro – una volta tanto essere gli ultimi non ci espone alla solita figura di merda. Anzi, al contrario.

Proprio così: le donne italiane sono, con quelle lussemburghesi, quelle con la minor differenza di paga rispetto agli uomini, intorno al 5%, ben al di sotto della vergognosa media europea del 16,3%. Dal che deduco che le donne italiane siano assai più brave delle cugine europee a far valere i loro diritti e quindi a farsi pagare (quasi) il giusto.

Al tempo stesso mi ricordo che sempre Eurostat classifica le donne italiane come quelle che partecipano meno al lavoro dopo quelle greche.

Prima che vi parta in automatico la litania (verissima, per carità) che in Italia il vero gender gap è quello delle opportunità, vi invito a considerare anche un’altra possibilità: alcune donne sono talmente avanguardiste dall’esser passatiste: fanno lavorare gli uomini invece di guastarsi la vita col lavoro. Scelta che a me sembra frutto di grande intelligenza.

Pensateci, prima di autoflagellarvi. Ma non troppo perché, stavolta per merito di Istat, vi do una ragione migliore per farvi apprezzare la vostra nazionalità. Finalmente sono riuscito a capire quanto il fisco locale, comuni, regioni e compagnie tassante, pesi sulle nostre spalle.

Quindi nel 2015 le entrate locali, cresciute del 4% rispetto all’anno prima, superano gli 86 miliardi di euro. Considerate che nel 2010 erano 45 miliardi.

Aspettate a incazzarvi perché adesso vi faccio vedere quanto è cresciuto il totale delle entrate tributarie in Italia dal 2002, che scopro grazie ai buoni uffici del governo.

Chiaro no? Stavamo sotto i 340 miliardi totali e ora siamo quasi a 460. Notate l’impennata dal 2014 in poi, quando le tasse, secondo quello che dicevano i giornali, dovevano essere calate e ci hanno riempito dei vari 80 euro. Capito chi paga?

Ecco, adesso vi potete godere il week end.

A lunedì.

 

Annunci

  1. gior

    Mi sembra che il grafico del governo bonta’ sua che mostri sia gettito fiscale. Se lo e’, il suo aumento puo’ dipendere da vari fattori: l’aumento delle aliquote o del numero di tasse o un’incremento della base imponibile per incremento dei fatturati o rientro capitali o per diminuzione dell’evasione. Quindi gridare al lupo contro l’aumento delle tasse a priori senza specificare non aiuta a rendere piu’ consapevoli, se le mie considerazioni sono corrette. Essenso questo un blog economico…che ne pensi?

    Mi piace

    • Maurizio Sgroi

      salve,
      il grafico rappresenta proprio il totale delle entrate tributarie e nel pezzo ho messo il link al sito del governo proprio perché così tutti potessero fare le loro osservazioni direttamente. Lei ha ragione quando dice che questo incremento delle entrate può dipendere dai vari fattori che elenca e magari anche da altri, anche se non sono convinto che la crescita economica di questi anni – e quindi l’aumento della base imponibile che ne sarebbe dovuta derivare – sia coerente con questo incremento. lasciamo da parte il fatto che il Cronicario non è un luogo di analisi, ma di racconto delle cronache di giornata in tono semiserio – per le cose serie uso altre sezione del blog – secondo me è interessante osservare questa grande progressione perché credo sviluppi un altro tipo di consapevolezza che certuni tendono a dissimulare: le entrate fiscali aumentano costantemente, crisi o non crisi. Giudichi lei se questo sia servito a migliorare la qualità delle nostre vite.
      Grazie per il commento

      Mi piace

      • gior

        Forse l’aumento delle entrate serve a tenere il passo con i 90 miliardi di interessi e i circa 100 miliardi evasione. Lo stato italiano parte con un gap del 25%. Mi sembra anche vero che per quanto si facciano sacrifici materiali concreti, il saldo primario positivo che va avanti da 30 anni non riesce a compensare il danno fatto a partire dal 1981. Cioe’ una volta arrivati al 120% di debito nel 1993, lo stato non ha fatto altro che mantenere i conti al limite con varie strategie discutibili, almeno dal mio punto di vsta. Di fatto, molte tasse sul lavoro e capitali privati intonsi. Io, un’idea per uscire dal circolo vizioso ce l’avrei.

        Mi piace

  2. gior

    Prima faccio una domanda che in realta’, assieme alle risposte (io, queste risposte proprio non le trovo), puo’ diventare un’interessante e orginale tema per un articolo. Vale a dire: nel 1981, in Italia sono avvenuti eventi particolari, che hanno coinciso con l’inizio dei 12 anni di follia nei quali il debito dello stato e’ raddoppiato dal 60% al 120%, circa. Quindi, la storia del WalkingDebt e della cosiddetta “crisi” dello stato ha origine li, mi sembra.
    Ma cosa e’ successo in altri paesi europei in quegli anni? Gli eventi italiani del 1981 si sono verificati anche in altri paesi europei? Se, si quando e in che modalita’? Quindi, comparativamente, qual’e’ stata la specificita’ della situazione italiana? Facessi tu cio’, sarebbe un gran servizio per la comprensione del WalkingDebt, secondo me.

    Mi piace

    • Maurizio Sgroi

      Salve,
      Il suo tornare al 1981 mi lascia credere che lei sia un seguace della teoria “divorzista” fra Tesoro e Bc quale causa dei nostri mali. Non entro nel merito: lei ha le sue opinioni io le mie. Osservo solo che il debito è aumentato in tutto il mondo “avanzato” non solo in Italia.
      Grazie per il commento

      Mi piace

      • gior

        Certo, si sa che il debito e’ aumentato un po’ ovunque. Cio’ che non si sa’ (perche’, per quanto vedo, non lo si dice) e’ se le vicende italiane di quegli anni si sono verificate in altri paesi europei e se si con quali modalita’. Tu le conosci e non le vuol dire o non le conosci? Dopo di che…

        Mi piace

      • Maurizio Sgroi

        io quello che so lo scrivo, quello che non so cerco di impararlo (e poi lo scrivo). Se lei fa lo stesso facciamo prima a intenderci 🙂
        grazie per il commento

        Mi piace

  3. gior

    Quindi non lo sa. Quindi non lo sa nessuno tra coloro a cui l’ho chiesto. Ma e’ ovvio che e’ un’analisi che si puo’ fare conoscendo i fatti. Peccato.

    Mi piace

  4. gior

    Andamento della pressione fiscale (% PIL) secondo dati CGIA.Dal 1982 i governi incominciano a tirar su le leve e le % per compensare quel 5% di differenziale medio tra tassi di interesse dei titoli emessi e inflazione. Cosi’, dopo 12 anni ci ritroviamo un aumento del 10-11% della pressione fiscale. Certo c’e’ stato anche un aumento della spesa primaria, ma non cosi’ forte.

    In pratica, fin da subito i governi hanno cercato di contrastare la fuoriuscita di denaro pubblico per mezzo dei titoli emessi, facendolo pagare ai cittadini italiani tutti e in proporzione (si fa per dire), mentre chi incassava i lauti interessi era una ristretta cerchia di ricchi e societa’, piu’ una parte limitata dei risparmiatori “normali” (1% in volume). A posteriori, probabilmente i governi non avevano idea del tipo di intervento utile e han fatto poco. Mi chiedo, ma questo era un disegno voluto o “e’ successo”? Forse parte delle conseguenze di questa situazione, derivavano dal fatto che si pensava che all’approvvigionamento di denaro dal mercato non si potesse piu’ rinunciare? Mi chiedo ancora , ma questo era un disegno voluto o “e’ successo”?

    Conveniva a qualcuno? Te credo! A qualcun conveniva eccome! Chi aveva soldi da investire guadagnava enormita’ di interessi pagati da cittadini e imprese (a parte chi evade). Evidentemente questo meccanismo iniziato nel 1981 faceva molta gola, anche agli statisti (per modo di dire). Si sa che la speculazione e’ regina e non guarda in faccia nessuno nel produrre cadaveri, ad esempio color chje si sono suicidati come indiretta conseguenza di questa vicenda.

    A voi la parola.

    ================================================================
    PRESSIONE FISCALE IN ITALIA (% SUL PIL)
    —————————————————————-
    Anni Pressione fiscale
    —————————————————————-
    1980 31,4
    1981 31,1
    1982 34,1
    1983 36,3
    1984 34,9
    1985 34,6
    1986 35,0
    1987 35,4
    1988 36,6
    1989 37,3
    1990 38,2
    1991 39,2
    1992 41,7
    1993 42,7
    1994 40,6
    1995 40,9
    1996 41,4
    1997 43,4
    1998 42,2
    1999 41,9
    2000 41,3
    2001 41,0
    2002 40,5
    2003 41,0
    2004 40,4
    2005 40,1
    2006 41,7
    2007 42,7
    2008 42,6
    2009 43,0
    2010 42,6
    2011 42,6
    2012 44,7
    2013* 45,1
    —————————————————————-

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...