I consigli del Maître: La fine del QE e la ripresa del credito al consumo nell’EZ


La pacchia sta finendo. Le ultime decisioni della Bce e gli ultimi dati diffusi da Francoforte sugli acquisti di bond pubblici letti insieme ci dicono una semplice e amara verità: la pacchia sta finendo. Dimezzare gli acquisti di titoli , ridotti a 60 miliardi dagli 80 che erano, e poi a 30 da gennaio in poi rischia di mettere a dura prova i nostri conti pubblici.

L’Italia infatti ha goduto di oltre 309 miliardi di acquisti di titoli di stato dall’Eurosistema da quando è stato lanciato il QE e adesso che le banche centrali ridurranno gli acquisti vorrà dire che i governi dovranno tornare a chiedere fondi al mercato. Parliamo di decine di miliardi, visto che ogni anno dobbiamo rinnovare parecchi miliardi di euro di debito. Questo può condurre a un aumento del costo di questi debiti, ed è bene ricordarlo adesso, che stiamo discutendo di manovra di bilancio, ossia di impegni di spesa per i prossimi anni.

Trump e la Cina. Si è molto parlato del viaggio in Asia di Trump, iniziato in Giappone e durato una settimana, durante la quale il presidente ha visitato anche la Cina, il suo partner commerciale più rilevante, almeno relativamente al deficit commerciale che gli Usa esprimono nei suoi confronti.

Come si può osservare dal grafico, questo deficit è lungi da restringersi, anzi si allarga ogni anno. E questo è uno dei motivi di tensione più rilevanti fra le relazioni dei due paesi. Alla fine Trump ha spuntato una serie di accordi che valgono 250 miliardi per gli Usa che dovrebbero anche raffreddare il fronte commerciale, mentre rimane denso di incognite quello finanziario. Come è noto, infatti, le riserve cinesi sono in calo da due anni e molti temono che questa diminuzione, provocata dalla vendite di valuta estera della banca centrale per sostenere il cambio cinese, finisca alla lunga per interferire con il mercato dei titoli di stato Usa.

Gli Usa possono pure comprare meno merci cinesi, ma i cinesi possono pure comprare meno dollari americani. Simul stabunt…

Gli ogm all’italiana. In Italia la legge vieta la coltivazione di Ogm, e non si è sviluppata alcuna coltivazione Ogm a fini commerciali. Tuttavia un recente rapporto rileva che “i prodotti animali italiani sono probabilmente derivati da animali nutriti con ingredienti Ogm ed è probabile che anche alcuni prodotti siano processati con ingredienti Ogm”. L’Italia infatti importa fra l’85 e il 90% di soia e farina di soia. Nel 2016, in particolare, abbiamo acquistato 1,3 di MMT (milioni di tonnellate) di soia, per lo più dal Brasile (536,24), dagli Stati Uniti (272,375 MT) e dal Canada (172,793 MT). Sempre nel 2016 abbiamo importato 2,1 MMT di farina di soia, in gran parte dall’Argentina (1.425 MT), dal Paraguay e sempre dal Brasile. Poiché la soia Ogm “rappresenta una porzione significativa dell’offerta globale, l’Italia sta probabilmente usando soia Ogm nei suoi mangimi”. Di recente tuttavia la Commissione parlamentare dell’agricoltura ha dato parere positivo a uno schema di decreto del ministero delle politiche agricole per finanziare con 21 milioni un piano triennale di ricerca proprio sul genoma editing e le cisgenica da realizzarsi in collaborazione con il CREA, Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria. Insomma, gli organismi geneticamente non ci piacciono, ma li importiamo per nutrire gli animali che alimentano anche molte produzioni DOP. E nel frattempo ci facciamo i nostri. Chissà se la “via italiana” alla modifica genetica convincerà l’Ue. E soprattutto i consumatori.

Il credito al consumo in Europa. Negli ultimi mesi, il tasso di crescita annuale dei prestiti totali concessi alle famiglie si è rafforzato ulteriormente nell’area dell’euro, ma la parte del leone la fanno i mutui. Il contributo apportato dal credito al consumo alla crescita complessiva dei prestiti alle famiglie rimane contenuto e inferiore ai livelli pre-crisi, sia perché il credito al consumo costituisce una quota relativamente modesta dei prestiti totali alle famiglie, e poi perché i mutui per l’acquisto di abitazioni, che costituiscono il 75 per cento dei prestiti totali concessi alle famiglie dalle IFM, hanno continuato ad aumentare negli ultimi anni.

Il credito al consumo viene principalmente utilizzato per finanziare l’acquisto di articoli dal prezzo considerevole come mobili, elettrodomestici e autoveicoli. Queste dinamiche sono state sostenute dalle accomodanti misure convenzionali e non convenzionali di politica monetaria della BCE che, in associazione alla ripresa economica, hanno notevolmente ridotto il rischio di credito dei prenditori, contribuendo in tal modo alla crescita dell’offerta di credito e all’allentamento dei criteri di erogazione dello stesso.

In Italia la crescita è ben lontana dal livello spagnolo, dove il credito al consumo sta crescendo a due cifre. Le famiglie italiane rimangono più prudenti, ma meno di prima.

Il problema è che acquistare beni durevoli a credito fa sentire i propri effetti a distanza di anni, mai subito.

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Un Commento

  1. gior

    “…L’Italia infatti ha goduto di oltre 309 miliardi di acquisti di titoli di stato dall’Eurosistema da quando è stato lanciato il QE e adesso che le banche centrali ridurranno gli acquisti vorrà dire che i governi dovranno tornare a chiedere fondi al mercato. Parliamo di decine di miliardi, visto che ogni anno dobbiamo rinnovare parecchi miliardi di euro di debito. Questo può condurre a un aumento del costo di questi debiti, ed è bene ricordarlo adesso, che stiamo discutendo di manovra di bilancio, ossia di impegni di spesa per i prossimi anni.”

    …eppure quando il debito e’ stato posto sul mercato, la motivazione principale (ancora oggi in voga) era che il rivolgersi al mercato serviva a ridurre il costo del finanziamento. Non e’ che la il rivolgersi al mercato da parte dello stato e’ necessario per la speculazione? Noooooooo. Piu’ che mercato, direi mercato nero.

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